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Francesco Kusterle e il bidone di O’Kelly de Galway

Scritto da:  | 2 gennaio 2018 | 14 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Personaggi

“Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà”
(Winston Churchill)

Per i partecipanti che hanno frequentato i festival nazionali di prima categoria dagli anni ’60 agli anni ’90 credo sia difficile che prima o poi non si siano imbattuti nella conoscenza sulla scacchiera di Francesco Kusterle.
Nato a Gorizia, non ho alcuna fotografia di lui sotto gli occhi ma me lo ricordo alla perfezione pur non vedendolo più da vent’anni: di statura un po’ sotto la media, pingue, spesso in giacca grigia con camicia bianca con collo sbottonato senza cravatta, sempre con il sorriso sulle labbra, stempiato ma con dei ciuffi laterali di capelli fluenti, passo sicuro e deciso con accentuazione dell’inarcuamento della schiena accompagnato da gran gesticolazione manuale. Nell’aspetto gioviale ed ottimistico appariva sempre uguale negli anni, come se per Francesco il tempo non passasse mai. Non so quando fosse nato, presumo poco prima o durante la seconda guerra mondiale. Frequentò per almeno un trentennio tutti i festival italiani alla ricerca, per lui impossibile, della promozione a candidato maestro. Raccolsi un detto: un torneo non poteva iniziare senza aver atteso l’arrivo di Rossi nel magistrale e di Kusterle nel “prima nazionale”, tale era la loro frequenza assidua di partecipazione. Veniva sempre accolto simpaticamente da tutti.
La promozione a candidato maestro l’avrebbe meritata “ad honorem” solo per il suo impegno, ma purtroppo non arrivò mai e negli ultimi anni del secolo scorso dovette addirittura subire l’onta della retrocessione alla seconda categoria nazionale.
Francesco, da eterno ottimista qual era, non si disperò mai: anche in età avanzata pensava che prima o poi si potesse sempre cogliere qualche nuovo segreto, qualche nuova tecnica, qualche artificio per migliorare le proprie prestazioni scacchistiche e portava l’esempio di Kortcnoj a dimostrazione della sua tesi.

Tentò di tutto. Lo studio e l’applicazione, che era la via più semplice e diretta per migliorare il gioco, non dovevano essergli confacenti alla sua indole se scelse delle strade più tortuose. Dicono che coltivasse persino interesse a pratiche esoteriche come l’uso del pendolo prima delle partite, e forse anche durante le stesse in luoghi appartati, ma non ebbi mai modo di credere alla veridicità di queste voci. Posso invece testimoniare che rincorreva i maestri alla ricerca di “dritte” e segreti per poter vincere facilmente le partite fin dall’inizio, senza sforzi eccessivi.
I grandi maestri iugoslavi che venivano da lui contattati per questo motivo cercavano possibilmente di evitarlo.
Mi dissero che cercò persino di contattare Bobby Fischer, nell’unica opportunità di vederlo dal vivo …e la presenza di Kusterle nella penisola di Rovigno, in quel giorno del 1970, non dovette portar bene all’americano, che perse una delle sue rarissime partite ed andò via arrabbiato di fretta senza avere il tempo di essere raggiunto da Francesco per un autografo.
Un giorno Francesco apparse radioso: aveva letto un articolo in una rivista in cui gli sembrava di aver trovato l’arma per vincere molte partite in gran velocità e senza sforzo apparente.
Raccontò che il segreto era persino semplice: applicare l’apertura siciliana del grande maestro O’Kelly de Galway, dissimulando la presenza di un “bidone” sottostante.
Per offrire un minimo contesto storico, c’è da rilevare che negli anni ‘70 era emersa con interesse la cosiddetta teoria della mossa “bidone”, con una più precisa demarcazione del bidone rispetto al “tranello”. In un articolo di grande risonanza pubblicato su “Contromossa” questo maestro di vertice del team nazionale, che già mostrava allora interesse verso la filosofia e l’epistemologia che poi avrebbe sviluppato come interesse professionale, aveva infatti precisato nell’articolo che il bidone è più efficace del tranello in quanto non vi deve essere nel bidone il pregiudizio che nasce dall’offerta della mela avvelenata (“Perché questo regalo??! Proprio a me?”). Bidone e tranello sono accomunati dallo stesso intento di invogliare l’avversario a scegliere una continuazione dubbiosa sul presupposto di un calcolo ingannevole, ma il bidone, a differenza del tranello, non deve offrire del vantaggio materiale, per allentare la circospezione e prudenza dell’avversario ed indurlo a cascarci più facilmente. Se poi il tranello viene scoperto, in caso di mancata accettazione del dono materiale spesso la posizione viene compromessa, mentre il bidone deve essere consistente con una strategia ordinaria di sviluppo armonioso dei pezzi.
Il rinnovato ottimismo di Francesco per raggiungere l’agognata promozione nei tornei di prima nazionale riparti grazie al bidone di O’Kelly de Galway, di cui offro la più caratteristica sequenza di mosse, per come me la ricordo approssimativamente a distanza di molti anni

e così il Nero ha raggiunto addirittura un minuscolo vantaggio.
Senza consultare gli infallibili engine, la cosa stupefacente è che tale vantaggio è maturato senza apparenti errori del bianco.
Purtroppo, come era prevedibile, il bidone di O’Kelly non fu sufficiente alla nobil causa della promozione a candidato di Francesco. Ovviamente perse molte partite anche da posizioni favorevoli, in cui gli avversari avevano giocato 3. d4 cadendo in piena nel bidone da lui teso.
Non ho più avuto notizie di Francesco Kusterle da vent’anni e probabilmente non è più tra noi, ma mi piace ricordarlo come l’eterno ottimista che con tutta la mia simpatia e comprensione ha cercato per piu’ di trent’anni di raggiungere un obiettivo per lui troppo difficile.

avatar Scritto da: Scacchi & memoria (Qui gli altri suoi articoli)


14 Commenti a Francesco Kusterle e il bidone di O’Kelly de Galway

  1. avatar
    Uomo delle valli 2 gennaio 2018 at 13:18

    Bellissimo!




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  2. avatar
    Giancarlo Castiglioni 2 gennaio 2018 at 16:14

    Ricordavo Kusturin di nome, no lui personalmente.
    Ho giocato questa apertura qualche volta anche a livello magistrale e non è un gran che, come del resto mi aspettavo già in partenza.
    L’unico vantaggio è che porta l’avversario fuori dalle vie battute.
    Mi è stato risposto 3 c3 e 3 d3 dopo di che 2 a6 è un colpo a vuoto.
    Dopo 3 d4 una volta abbiamo seguito la variante principale fino a 7 Ag5 con posizione circa pari. La partita è finita pari.




    0
  3. avatar
    Enrico Cecchelli 2 gennaio 2018 at 17:30

    Bell’articolo! Complimenti all’autore.




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  4. avatar
    The dark side of the moon 2 gennaio 2018 at 21:28

    Si, proprio un bell’articolo!
    L’approccio comunque è importantissimo anche se sicuramente Kusturin esagerava in eccesso di ottimismo.
    Bisogna ammettere però che diversi risultati sono il frutto di come ci si pone di fronte alla scacchiera e personalmente penso che se avessi il 10% dell’ottimismo di Kusturin avrei almeno 100 punti di Elo in più…. =))




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  5. avatar
    alfredo 3 gennaio 2018 at 01:27

    Bellissimo articolo.
    Non vorrei sbagliare ma il Conte mi sembra che giocò in una edizione del torneo di Venezia tra la fine degli anni ’50.
    Per anni mi sembra che fu l’unico GM belga (stranamente in Belgio gli scacchi non hanno una gran tradizione) e mi sembra che fu anche arbitro di un importante match mondiale.
    Un’altra sua variante sul tema mi sembra che fosse rispondere a Cf3 con 2 …Dc7.
    Personaggio interessante che appartiene a quel mondo degli scacchi che fu e che tanto mi affascina.
    Il laboratorio di SoloScacchi continua incessantentente a deliziarci con splendide gemme.
    Grazie a Martin e a tutti: una vera e propria famiglia.




    3
  6. avatar
    Maurizio Mascheroni 3 gennaio 2018 at 08:41

    Io ho conosciuto Kusterle a Bratto.
    Per completezza segnalo che è nato nel ’32.




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      Cesare 3 gennaio 2018 at 08:49

      Ciao Maurizio, che ricordo ne serbi?




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        Maurizio Mascheroni 3 gennaio 2018 at 22:45

        Ricordo che era un po’ “bizzarro” e faceva regolarmente impazzire il titolare dell’hotel con richieste e lamentele di ogni genere.
        Ma sono ricordi molto vaghi, risalenti e vent’anni fa … più o meno.




        1
  7. avatar
    Franco 3 gennaio 2018 at 12:45

    L’ultima foto, non titolata, e’ della stazione “Transalpina” di Gorizia, famosa storicamente perché faceva parte della tratta ferroviaria Vienna – Lubiana – Trieste costruita nell’800.
    La ferrovia fu un capolavoro dell’ingegneria italiana, in quanto venne costruita dall’ingegnere veneziano Carlo Ghega che dovette risolvere un’enormita’ di problemi tecnici, tra cui il superamento del passo del Semmering a 1000 metri d’altezza.
    Si sacrificarono non meno di 700 maestranze nella costruzione, che pagarono questo triste tributo per costruire un’opera che doveva permettere uno sbocco ferroviario al mare da parte dell’impero austro ungarico. Dell’opera di Ghega rimane visibile nei pressi di Gorizia il piu’ alto ponte in pietra di Europa, il ponte di Salcano.

    Faccio ulteriore pubblicità a Gorizia segnalando un annuale interessantissimo festival sulla storia che si tiene nel mese di maggio e al quale partecipano abitualmente tutti i più importanti storici italiani e molti esteri. Trovo ammirevole che le conferenze di storia a Gorizia siano gratuite, a differenza di molti altri festival culturali nei quali si pagano salatissimi biglietti di ingresso nel tentativo di contenere l’affluenza.

    https://www.estoria.it/




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  8. avatar
    Taddeo 3 gennaio 2018 at 15:59

    Gran bell’articolo. Bravissimo.




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    Icilio Zoppas 3 gennaio 2018 at 16:58

    Non ho le vecchie liste Elo Italia sotto mano, ma per quello che ricordo io Kusterle e Kusturin sono due persone diverse. Kusterle l’ho incontrato anch’io a Bratto ed in qualche torneo semilampo (forse Portogruaro).
    Segnalo che il Ns. è ancora incluso nelle graduatorie Elo della FSI, quindi è probabile sia ancora in vita.




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    • avatar
      lordste 4 gennaio 2018 at 10:23

      Non esserne certo. Mi è capitato di vedere in ancora lista giocatori ahimè deceduti, a volte anche nonostante la dipartita fosse stata segnalata. Nell’eventualità che Kusterle sia deceduto ma nessuno avesse avvisato i gestori degli elenchi, lo troverai certamente




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  10. avatar
    Luca Monti 4 gennaio 2018 at 09:06

    Saluti cari a tutti.




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  11. avatar
    Jan (di Gorizia) 8 gennaio 2018 at 21:44

    Bellissimo articolo, evoca tutte le sfumature di un’epoca che fu. Purtroppo credo che Francesco non sia più tra noi.




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