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Allegro barbaro

Scritto da:  | 17 marzo 2018 | 24 Commenti | Categoria: Zibaldone

Mattina presto, aeroporto di Palermo. Aspetto, ancora un po’ addormentato, la chiamata per l’imbarco. Nella grande sala d’attesa c’è un pianoforte a coda, incustodito. Qualche bambino si avvicina a pestare dei tasti a caso. Poi, all’improvviso, la musica. Si siede un ragazzo giovane giovane e suona, benissimo (almeno per un profano come me), tre pezzi in fila, per intero. L’ultimo è la ballata n° 1 di Chopin, una tra le più belle composizioni per pianoforte solo – e in ogni caso una delle mie musiche preferite.

Avrei voluto fargli i complimenti, ma non ho osato (io di musica non capisco niente). Gli ho chiesto solo autore e titolo del secondo pezzo, che non avevo mai sentito: Bela Bartok, Allegro barbaro.

Mentre mi avvio all’imbarco penso che è bello sapere che non tutti i giovani sono “sdraiati”. Ci sono anche tanti giovani in piedi o seduti (magari, come l’anonimo ragazzo che ho visto oggi, sull’assai scomodo sgabello di un pianoforte).

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


24 Commenti a Allegro barbaro

  1. avatar
    Jas Fasola 17 marzo 2018 at 10:04

    Lo scorso anno insegnavo scacchi in una scuola polacca e avevo il problema opposto. Erano piccoli gruppi e i corsi li tenevo nell’aula professori dove c’era un pianoforte. Dovevo andare a bloccare Aleks e Victoria perchè loro sapevano suonare, eccome!




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      Doroteo Arango 17 marzo 2018 at 12:42

      Altri paesi, altre culture. Qui da noi smartphone, pallone e playstation!




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    The dark side of the moon 17 marzo 2018 at 17:23

    Bella notizia: qualcuno che si distingue dalla massa esiste!
    E a proposito di cultura….
    Proprio l’altro giorno stavo riflettendo su come la scuola tenda a spersonalizzare gli studenti togliendo loro spirito critico.
    Gli istituti scolastici sono diventati ormai una sorta di grande catena di montaggio dove vengono plasmati alunni funzionali al pensiero unico: le prove degli “invalsi” costituiscono la chiara etichetta di tale nefandezza.
    Le scuole stanno togliendo pian piano tutte le materie che sviluppano Pensiero, vogliono eliminare addirittura dal Liceo Classico greco e latino….
    Una nuova società di mostri pronti a marciare tutti in fila per oliare il meccanismo dei Grandi Mercati è pronta!
    Ribellarsi a questa logica consiste anche nel gesto di quel ragazzo che suona un piano incustodito in un aeroporto, ciò dimostra che c’è ancora bellezza in questo grigiore assoluto, preludio di catastrofi culturali e non solo.




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    Fabio Lotti 19 marzo 2018 at 10:51

    Sempre un piacere ascoltare la buona musica




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    Patrizia 19 marzo 2018 at 21:51

    Cari amici,
    visto che vi piace la musica vi invito ad ascoltare la cavatina del Barbiere di Siviglia, interpretata dal grande Hvorostovski.
    E’ FANTASTICO ANCHE PER UNA CHE DI MUSICA VERAMENTE NON CAPISCE NIENTE.
    Io penso che la grandezza di un capolavoro consista nel piacere anche agli ignoranti.




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      un loggionista 19 marzo 2018 at 22:58

      Questa?!?

      Mah… tirata è fargli un complimento. Povero Dimitri.
      Ricordiamoci chi avevamo:




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        Patrizia 21 marzo 2018 at 00:20

        Quella che piace a me è del 2011,ma non sono capace di caricare i video.




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    Folco Castaldo 21 marzo 2018 at 09:36

    Forse il pianista era un altro scacchista….https://www.facebook.com/search/top/?q=lorenzo%20pescatore




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    Franco 26 marzo 2018 at 11:30

    Colgo l’occasione di questo 3d un po’ OT per segnalare un toccante caso umano.

    Uno dei piu’ forti grandi maestri, n.1 di Spagna, che ha giocato spesso in Italia nei campionati a squadre, e’ sull’orlo di una grave crisi depressiva per essere stato perseguitato dal Fisco spagnolo per aver giocato a poker online ed aver perso.

    Difícil tan siquiera empezar a escribir, tantas cosas que bullen en mi mente. ¿Por qué escribir ahora? Porque llegué al…

    Posted by Francisco Vallejo Pons on Donnerstag, 22. März 2018

    Porto una traduzione approssimativa del caso umano, sperando che questo OT sia compreso per la delicatezza del caso e perché tratta del gravissimo problema delle dipendenze del gioco d’azzardo.

    Internet è una minaccia gravissima per i nostri figli, per la tentazione del gioco online che fa passare, attraverso suadenti sirene di guadagno, varie persone direttamente alla porta dell’inferno.

    Se siete dei genitori, controllate gli accessi dei vostri figli alle stanze dove si gioca a poker e alle scommesse sportive.

    TRADUZIONE (scusate eventuali errori, non conosco la lingua bene)

    Difficile persino iniziare a scrivere, tante cose che mi vengono in mente. Perché scrivere adesso? Perché ho raggiunto il limite, e anche se non penso che mi si addica, non mi interessa. Non mi considero una persona debole, né facile da sbilanciare, credo che un Gran Maestro degli scacchi sia per definizione, una persona abituata a trattare situazioni difficili.

    Come una vita idilliaca può trasformarsi in un disastro a grande velocità.

    Torniamo all’anno 2011. Inizio a gioco a poker online, per divertimento, non sono un giocatore d’azzardo in nessun modo.

    Ho perso tutto, poche migliaia di Euro ed ho smesso di giocare. Cosi’ è finita.

    Anno 2016

    Ricevo una lettera dal Ministero del Tesoro spagnolo che richiede una multa a più di 6 cifre! Più di mezzo milione di euro perché hai giocato a poker e perso !.

    Sembra uno scherzo macabro, ma non lo è, da quel momento inizia una valanga che ti schiaccia.

    Non importava che non fossi invitato a molti dei migliori tornei spagnoli (dev’essere un caso unico al mondo), non importava che le isole dove sono nato si siano dimenticate di me.

    Dal 2016 iniziano le schermaglie con gli avvocati, iniziano le discussioni con il Ministero del Tesoro spagnolo, comincio a cancellare i tornei, iniziano malattie come le infezioni della pelle, arrivano le crisi di nervi, debbo cancellare la mia partecipazione con la Nazionale perché onestamente non sopporto la pressione.

    In più di una partita gioco praticamente con le lacrime agli occhi.

    Per finire tutto questo, coincide con il caso di mia madre che contrae una grave infezione sanitaria all’estero che quasi la porta a termianre la sua vita, e che non ho potuto curare perché il Fisco spagnolo ha già preso tutto ciò che avevo e rivendica ancora di più …

    Pensavo di poter sopportare tutto, pensavo che la sfortuna sarebbe finita un giorno, che avrei continuato a combattere come se nulla fosse successo, e ci ho provato ogni giorno, per quasi due anni. È stato un errore venire al campionato europeo, non ero preparato per quello, anche se mi sarebbe piaciuto, la realtà è testarda, ma comunque, questo “solo” è scacchi.

    La prima volta che mi ritiro da un torneo nella mia vita, ovviamente non è quello di perdere una o due partite, ne ho perse molte di più e in circostanze molto peggiori.

    È chiaro che ho bisogno di cambiamenti nella mia vita, i social network? Mi hanno fatto perdere un sacco di tempo e contribuito molto poco alla mia crescita.

    E’ una buona decisione per togliersi di mezzo.

    Tornei di scacchi? In questo momento la mia mente non è in grado di sopportare un lungo torneo di delusioni e nervi.

    Giustizia? Se vinco, avrò perso migliaia di euro e distrutto anni della mia vita che nessuno compenserà; Se perdo … Non voglio nemmeno pensarci.




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    Giancarlo Castiglioni 26 marzo 2018 at 14:16

    Per chiarire cosa è successo, pare che Vallejo Pons nel 2011 abbia guadagnato a poker circa 1 milione di Euro e ne abbia perso poco di più.
    Definirsi un giocatore “per divertimento” mi sembra un po’ riduttivo.
    il fisco ha richiesto il 47% sulle vincite e la legge vigente nel periodo non ammetteva la deduzione delle perdite.
    Le vincite non erano state dichiarate e sono state contestate dal fisco appena prima della prescrizione, 5 anni come in Italia.
    Se tutte o parte delle perdite fossero nell’anno successivo chiaramente non sarebbero deducibili.




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    Franco 28 marzo 2018 at 16:17

    Come Vallejo Pons poi ha scritto in sua difesa, un conto e’
    A – vincere 1 milione di Euro alla lotteria
    B – giocare al rosso e nero alla roulette 100.000 giocate da 10 Euro ciascuna, il cui valore atteso (prescindendo dal margine del banco) è di vincere 1 milione e perdere 1 milione.

    Vallejo ritiene che la sua partecipazione al gioco del poker sia stata di tipo “B”, sebbene sia difficile capire come abbia fatto a giocare e perdere 1 milione di Euro dichiarandosi “dilettante”, come tu stesso rilevi.

    Sembra che il fisco spagnolo non abbia discriminato tra i due casi A e B e pretenda le tasse sulle vincite senza riconoscere in deduzione le perdite allo stesso gioco. Il Fisco si comporta ugualmente allo stesso modo anche in Italia sugli affitti: fa pagare le tasse sulle “vincite” (gli affitti) e non riconosce in alcun modo “le perdite” (esempio lavori di manutenzione, ristrutturazione, etc.), nemmeno se documentate analiticamente, riconoscendo unicamente una misera percentuale del 5% a titolo forfettario. Tutto il mondo è paese.

    Ad ogni modo il poker e’ la grande malattia degli scacchisti.

    Ricordo che in passato lo stesso Nakamura era indeciso se continuare con gli scacchi o dedicarsi unicamente ai tavoli verdi.




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    Calandrino 28 marzo 2018 at 16:30

    Un dilettante non perde un milione di euro al poker e se comunque si può permettere di farlo per me non merita nessun rispetto. Se hai quei soldi e li butti su un tavolo da gioco quando la gente muore di fame per la strada per me non vali nulla. Arrangiati.




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    Franco 28 marzo 2018 at 18:14

    >Un dilettante non perde un milione di euro al poker e se comunque si può permettere di farlo >per me non merita nessun rispetto. Se hai quei soldi e li butti su un tavolo da gioco quando >la gente muore di fame per la strada per me non vali nulla. Arrangiati.

    Uno che si considera dilettante come il grande maestro Paco Vallejo Pons non ha perso un milione di Euro, ma ha “investito quel milione di Euro di perdite” per vincere all’incirca altrettanti, un po’ di meno.

    Immagina di giocare al rosso e nero al casino’ per un anno di fila cifre modiche. Avrai perso altrettanto di Vallejo Pons, ma avrai anche vinto.

    Il problema che solleva il caso Vallejo Pons è un altro: perché gli scacchisti di vertice sono pagati così poco mentre i giocatori di poker sempre di vertice sono pagati tantissimo per le loro esibizioni ?

    Kramnik di recente aveva detto che tra gli sport non olimpici, gli scacchi erano il secondo sport più pagato al mondo (dopo il golf). Ma questo appannaggio riguarda solo pochissimi giocatori al mondo. Dal ventesimo posto in giù uno scacchista di vertice mondiale non riesce a guadagnare più di quanto guadagni un impiegato alla Fiat, ma con molto piu’ stress.

    Ecco il motivo per cui Vallejo, come tanti altri scacchisti, crede di poter impiegare la sua intelligenza e la sua freddezza, capacita’ di calcolo, in altri giochi dove poter far valere queste qualità. Ma per arrivare a guadagnare cifre elevate al poker come Ferguson occorrono anche dei grossi investimenti per entrare nel circuito di coloro che tra i professionisti di vertice contano, biglietti di iscrizione anche di 10.000 dollari. Questo è probabilmente il motivo per cui Vallejo giocava a poker un po’ come Cosulich giocava in passato i tornei di scacchi, ovvero nel tentativo di arrotondare i miseri mezzi finanziari che gli scacchi non possono permettere a chi non e’ Kramnik, nemmeno al n.1 di Spagna.




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    The dark side of the moon 28 marzo 2018 at 20:23

    Bisognerebbe distinguere chi è la vittima e chi invece guadagna dei profitti enormi, spesso senza pagare tasse o cifre irrisorie prima di sparare giudizi a caso.
    A partire dal gioco on line si dovrebbe intervenire, come?
    Io inizierei a chiudere tutte le case di gioco on line e conseguentemente sequestrare tutti gli introiti di chi li gestisce (magari mettendoli pure in galera).
    Cosa succede invece?
    Succede che c’è una connivenza mafiosa tra il gioco (qualsiasi tipo) che spesso diventa “gioco d’azzardo” e la politica in generale.
    Ricordo un governo recente (di cui non faccio il nome) che si “accontentò” di nemmeno un decimo di ciò che dovevano pagare coloro che gestivano le slot machine in Italia?
    Li c’era una multa specifica da saldare allo Stato.
    Una società civile che permette a milioni di persone di rovinarsi la vita tutelando i loro carnefici, in qualsiasi contesto, è una società marcia.
    Io sto con Paco e con tutti quelli che come lui sono caduti nella tela del ragno.




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  12. avatar
    Giancarlo Castiglioni 28 marzo 2018 at 20:42

    Vecchio problema, ma al giorno d’oggi credo che un giocatore al livello di Vallejo Pons possa
    campare senza problemi con i soli scacchi.
    Una decina di anni fa un maestro italiano di buon livello, ma che ha praticamente abbandonato gli scacchi agonistici, mi diceva che era soddisfatto di quanto guadagnava con le sole lezioni.
    Volendo cambiare sport per guadagnare di più, mi sembra più ragionevole passare al backgammon o al bridge come fecero a suo tempo Taruffi e Renato Cappello.




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    marco bettalli 28 marzo 2018 at 22:41

    Per Franco. Che dal 20° posto in giù un giocatore di scacchi guadagni al massimo come un impiegato della FIAT è una assoluta assurdità. Persino senza contare l’insegnamento, che solo in Italia permette a diverse dozzine di persone di campare più che decentemente.




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  14. avatar
    Franco 29 marzo 2018 at 10:44

    Forse si dà per scontato che tutti gli scacchisti di eccellenza nel gioco agonistico possiedano doti pedagogiche, pazienza e versatilità per l’insegnamento.
    Si dimentica che la maggior parte degli scacchisti di eccellenza possiedono un ego smisurato (Bobby Fischer, Kortcnoj, Topalov) ed inoltre sappiamo che non basta eccellere in un’arte, scienza, gioco per essere considerati automaticamente degli ottimi insegnanti. Si dimentica il ruolo che riveste la corretta formazione pedagogica, sociologica, antropologica e psicologica che richiederebbe una formazione ed una attribuzione derivante da una laurea magistrale e da una commissione ad hoc composta da professori ordinari, e non dalla pratica del gioco nei circoli, nei bar e nei tornei. Che poi tali ruoli vengano attribuiti dalle singole federazioni non puo’ esimere un candidato ad interrogarsi se debba rivestire un ruolo che non è consono al proprio percorso formativo di studi, ma strumentale per ragioni di mero sostentamento economico. Pur ammettendo che l’insegnamento costituisca il naturale sbocco economico integrativo degli atleti ex-sportivi, rimane difficile congetturare che con l’attuale famigerato sistema “contributivo” – che in realtà è un sistema a ripartizione e che prevede ben 43 anni di insegnamenti scacchistici – si possa campare decentemente nella vecchiaia. Né vedo all’orizzonte alcun istituto bancario attuale che sia un pozzo di San Patrizio come il buon vecchio Banco di Roma, e nemmeno all’orizzonte piu’ dei mecenati alla Bonfioli o alla Del Verme.

    Il paragone con l’impiegato Fiat sicuramente è proponibile perché l’equivalenza di una retribuzione di lavoratore dipendente con un reddito di lavoro autonomo secondo i criteri economici internazionali si stabilizza nel rapporto di 2,25-2,5 la retribuzione netta del primo.

    Un esempio.
    Se uno scacchista di vertice con i premi e i compensi dell’attività didattica non arriva ad una media di 4.000 Euro mensili (la retribuzione di un posto fisso moltiplicato per il rapporto sopra) la sua terza età non può essere che grama in prospettiva.

    I tornei europei in cui il primo premio supera i 4.000 Euro si possono contare sulle punta delle dita.

    A me, personalmente, la scelta di Paco Vallejo di dirottare le sue energie mentali sul poker è apparsa conseguente ad un’ingiustizia corrente consistente nella stratificazione dei premi e dei vantaggi degli scacchi rivolta ai soli primi 10-20 giocatori del mondo, che ricevono – come diceva il gia’ citato Kramnik – vantaggi economici ingiustificati in premi e ingaggi dai vari miliardari del mondo, in primis il signor Sinquefield o altri mecenati.

    Va ammesso che non solo gli scacchi, ma pure il tennis soffre di questo problema: la tennista Errani sosteneva che se un tennista o una tennista non riesce ad entrare nei primi 100 giocatori al mondo rischia di avere delle spese maggiori rispetto ai premi e gli ingaggi nei tornei. Il tennis ha poi rimediato a questo problema, prevedendo premi di 20.000-30.000 Euro per il passaggio delle qualificazioni ed il conseguimento del primo turno ai tornei del grande Slam. Ha poi istituito una pensione per i tennisti gestita dalla loro stessa associazione ATP proprio per evitare che i tennisti professionisti a 70 anni stiano ancora esposti con la sciarpa e berretto alle intemperie atmosferiche per insegnare il palleggio ai ragazzini.

    Cordialmente




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      The dark side of the moon 29 marzo 2018 at 12:09

      Condivido al 100%
      Mettiamoci pure (per chi è dotato di talento) il tempo e le spese che deve sostenere per arrivare ad essere un buon giocatore!




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      Giancarlo Castiglioni 29 marzo 2018 at 15:18

      D’accordo che non tutti i forti giocatori sono portati all’insegnamento, ma ci vuole un po’ di disponibilità ad adattarsi.
      Nessuno si lamenterà mai con un grande maestro se non è capace di insegnare.
      A fine carriera ci sono molte altre possibilità, come arbitro, dirigente sportivo, accompagnatore delle squadre.
      Un forte giocatore ha possibilità di fare molte conoscenze di livello e di trovare una collocazione lavorativa al di fuori degli scacchi.
      Naturalmente bisogna individuare il problema e cominciare a pensarci con un certo anticipo.
      Dipende più dalle capacità individuali che dalla forza di gioco.
      Come nell’arte, c’è chi fa la fame e per me è allo stesso livello di artisti che essendo più abili a monetizzare sono diventati ricchissimi.




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        Franco 29 marzo 2018 at 16:16

        Un forte giocatore ha possibilità di fare molte conoscenze di livello e di trovare una collocazione lavorativa al di fuori degli scacchi.
        ==========
        Tradizionalmente questo interesse verso la storia personale dei forti giocatori da parte di istituti bancari, capitani d’industria, stimati professionisti, mecenati, etc. avveniva in passato, quando costoro erano un numero ristrettissimo in Italia.




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          Giancarlo Castiglioni 29 marzo 2018 at 19:25

          Io intendevo un lavoro vero e proprio, non una forma di mecenatismo.
          A parte qualche caso di monomaniaco disadattato, generalmente un grande maestro che decide di terminare la carriera ha una intelligenza superiore alla media, un certo prestigio, una buona conoscenza delle lingue, una buona cultura e magari una laurea.
          Non è automatico che tutto questo basti per trovare un lavoro, ma sono carte giocabili anche fuori dall’ambiente scacchistico.
          Tra l’altro mi sembra abbastanza limitativo fare il professionista di scacchi per tutta la vita; se ci si riesce è meglio conservare gli scacchi come diversivo ed occuparsi d’altro.




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  15. avatar
    marco bettalli 29 marzo 2018 at 14:45

    Che esista un problema, nel tennis come negli scacchi, di eccessiva concentrazione dei guadagni nelle mani dell’elite, è sicuro e su questo hai perfettamente ragione (e il tennis, in realtà, ha provato con qualche correttivo, ma la situazione è ancora molto delicata e insoddisfacente per le seconde linee). Basta, come in tutte le cose, non esagerare. Per esempio, Paco (Vallejo) pur non essendo definibile un top player, ha guadagnato tranquillamente più di 100.000 € annui per molti anni, come mi hanno confermato amici comuni. La sua vicenda è molto triste e a lui va la mia solidarietà, ma dipingerlo come un mezzo spiantato è privo di senso. Quanto al resto, molti professionisti mi hanno confermato che la soglia dei 2600 è quella corretta per individuare la possibilità, nei paesi occidentali, di fare il professionista con tranquillità. Sono dieci volte tanto i 20 di cui dicevi… I calcoli che hai provato a proporre sono sì interessanti, ma comunque opinabili (p.es. esistono anche i guadagni in nero, anche se forse non si dovrebbe dire…;). Personalmente, non ho mai capito perché se un giovane ottiene un posto ‘fisso’ da 1250 € al mese (15.000 annui con la 13a) i genitori siano contenti, se gioca a scacchi e ne guadagna magari 25-30.000 è un disgraziato. Questione di gusti…




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    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 29 marzo 2018 at 20:33

      Non do tutti i torti alla famiglia.
      Intanto, come ha detto Franco, i 15.000/anno del posto fisso sono di più dei 30.000 del libero professionista, ma sopratutto nel corso degli anni i primi dovrebbero aumentare, mentre i secondi sono aleatori e prima o poi destinati a diminuire.
      Naturalmente al giorno d’oggi il posto fisso non è più una sicurezza.
      Per esempio il mio figlio maggiore lavorava nella filiale italiana di una multinazionale che. pur essendo in attivo, è stata chiusa nel giro di qualche mese per una fusione aziendale.
      Comunque dopo lo spavento iniziale, non si è lamentato.
      E’ stato largamente risarcito e ha trovato un posto equivalente dopo un paio di mesi.




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  16. avatar
    Franco 29 marzo 2018 at 16:05

    > I calcoli che hai provato a proporre sono sì interessanti, ma comunque opinabili

    Sono calcoli effettuati su basi dati OCSE e dipendono da paese a paese.
    Per la Svizzera i moltiplicatori sono tra i piu’ alti, perché il welfare svizzero non richiede contributi previdenziali ed assistenziali elevati come sono gli standard italiani.

    Non conosco dati relativi alla realtà spagnola, ma di certo guadagni su quell’ordine di grandezza e conseguiti per molti anni permettono sicuramente livelli di vita piu’ che dignitosi, arriverei a dire da “benestanti”

    Conosco adeguatamente i dati relativi alla realtà italiana, e sarebbe un grave errore aggregarli come per gli altri paesi europei senza tenere conto della distribuzione regionale, in particolare occorre tenere conto degli squilibri tra Nord e Sud, dove il reddito medio della Calabria in certe zone e’ 1/3 del reddito medio di Bolzano.

    Il rapporto 2-2,25 che ho sopra indicato e’ quindi da prendersi con le molle e come stima indicativa.

    Se poi si passa dal lavoro autonomo intellettuale senza utilizzo o con scarso utilizzo di mezzi o strumenti di produzione al lavoro autonomo, artigianale o di impresa, direi che il rapporto puo’ passare tranquillamente a valori superiori al 3. Un artigiano “deve” guadagnare almeno 6.000 Euro al mese per essere comparabile al termine di raffrotno prototipico del dipendente, tenendo conto dei rischi di impresa, mancati pagamenti, investimenti, periodi di inattività o di crisi, etc.

    Questa necessità di dover guadagnare molto di piu’ rispetto al lavoro dipendente deriva dalle politiche economiche degli ultimi anni che hanno abbassato tantissimo le imposte sulle grandi imprese (riduzione periodica anno dopo anno di IRES e IRAP affinché non lascino il territorio nazionale come avvenuto con la Fiat), ma nel contempo hanno tenuto ferme le gravose imposte sul reddito dei lavoratori autonomi ed elevato tantissimo i contributi previdenziali e assistenziali a carico degli stessi.

    Tra le cause che personalmente ritengo tra le piu’ nocive allo sviluppo di questo paese vi è l’altissima tassazione fiscale, previdenziale ed assistenziale sui lavoratori autonomi, che occupa il gradino piu’ alto del podio. Poiché è difficilismo aprire una attivita’ di lavoro autonomo che assicuri i 5.000 Euro al mese necessari, cio’ spiega il record italiano di moria delle partite IVA. In molti tentano il successo, ma in tantissimi ripiegano non appena acquisiscono consapevolezza dell’onerosità dei contributi INPS che vengono immediatamente richiesti anche in fase di start-up

    Una delle riforme possibili che incontrerebbe un sicuro apprezzamento per la sua forte innovazione volta allo sviluppo sarebbe costituita dall’esenzione triennale dei contributi INPS per chi avviasse un lavoro autonomo. Purtroppo nei programmi elettorali passati rientrava unicamente l’esenzione dei contributi INPS per il contributo previdenziale ed assistenziale a carico dei lavoratori dipendenti, dimenticando il ruolo attivo che ha sempre avuto la libera iniziativa in Italia nel passato, dal miracolo economico fino agli inizi degli anni 2000.

    Un saluto




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