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Da San Biagio a Santa Teresa degli Scalzi

Scritto da:  | 9 aprile 2018 | 11 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Tornei

“Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l’unico piacere che ho provato in Roma. La strada per andarvi è lunga, e non si va a quel luogo se non per vedere questo sepolcro;- ma non si potrebbe anche venire dall’America per gustare il piacere delle lagrime lo spazio di due minuti?”
G. Leopardi, Lettera al fratello Carlo, Roma, 23 febbraio 1823

La finale del quarantesimo campionato italiano di scacchi si svolse tra il 14 e il 25 marzo del 1981 a Napoli, e più precisamente ad Agnano: località termale che si trova nella zona nord della città (non lontano dal quartiere di fuorigrotta e dallo stadio San Paolo) celebre soprattutto per l’omonimo ippodromo. Si giocava, se non ricordo male, nell’ampio e confortevole Hotel Terme; e il torneo si disputava a girone svizzero, per ragioni che non ricordo bene, ma che avevano qualcosa a che fare con il fatto che nel 1980 la finale non si era giocata (così come nel 1978, annus horribilis per la FSI, che non aveva nemmeno trovato i soldi per mandare le squadre alle Olimpiadi di Buenos Aires: ricordo che mi chiesero di fare il passaporto, ma poi non ho avuto modo di usarlo): dunque si decise di inserire in un unico gruppo tutti quelli che nel frattempo avevano maturalo il diritto.

La mattina, ovviamente, eravamo liberi. Ed ero libero in particolare io, visto che (ahimé) non ho mai avuto l’abitudine di usare queste mezze giornate “libere” per preparare le partite del pomeriggio. Dunque, dovevo trovarmi qualcosa da fare. Una mattina sono stato con Ileano Bonfà a fare incetta di libri usati e remainders a San Biagio dei librai, tra piazza Dante e piazza Bellini (vi ho già accennato un volta, di sfuggita, su SoloScacchi). Ma il pezzo forte, la cosa che volevo assolutamente fare, era visitare la tomba di Leopardi, morto a Napoli nel 1837 e quivi sepolto. Appassionato lettore di Leopardi fin da piccolo, mi aveva molto colpito il passo contenuto nella lettera al fratello Carlo che ho riportato qui sopra (è che era stato messo in grande risalto, in quegli anni, da un memorabile saggio di Walter Binni). Così, ho pensato, magari anch’io avrei potuto provare davanti alla tomba di Leopardi qualcosa di simile all’emozione provata da Leopardi medesimo sulla tomba del Tasso. Intemperanze giovanili, si intende: quelli erano Tasso e Leopardi. Tu chi ti credi di essere? Ma lasciamo correre. La tomba di Leopardi si trova, leggo nelle guide, in un piccolo parco a Piedigrotta, dove c’è anche la cosiddetta “tomba di Virgilio” (anche se l’identificazione non è sicura). Infatti il parco è noto anche come Parco della tomba di Virgilio, da non confondere con il “Parco virgiliano”, che è invece sulla collina di Posillipo. Mi informo sui mezzi, e mi faccio portare con l’autobus fino alla stazione di Mergellina. L’ingresso del parco è giusto a sinistra della “grotta”, ossia della galleria di origine romana che separa Mergellina da Fuorigrotta.

Vedo un cancello, ma subito mi accorgo che è chiuso. Forse, visto che c’è una canna dell’acqua in funzione, il custode si è assentato un attimo e fra poco torna. Mi muovo un po’ in giro per vedere se trovo qualcuno a cui chiedere, ma non c’è nessuno. Finalmente vedo gente che entra ed esce da una porta, con sopra scritto “Confraternita di Santa Maria di Piedigrotta”. Chiedo allora a uno di questi signori, ed ecco l’esito della conversazione: “Ci sta un custode, ma ci sono giorni che fatica e ci sono giorni che non fatica”. “Oggi?”, chiedo io. E quello risponde “Oggi non fatica”. Disdetta, me ne devo proprio andare. A completare l’infelice mattina mi infilo per sbaglio in un vicolo cieco, e quando torno sui miei passi vedo un cane grosso e ringhioso che mi sbarra l’uscita: degna conclusione del mio miserabile tentativo di imitare il pellegrinaggio di Leopardi sulla tomba del Tasso (ben ti sta, potrebbe dire qualcuno).

Dopo di allora sono stato a Napoli qualche volta, sempre per lavoro e sempre di corsa (i convegni durano di solito solo un paio di giorni, e non ti lasciano tempo per fiatare). Finalmente, 37 anni dopo esatti esatti, si ripresenta la buona occasione: due giorni a Napoli, con una mattina libera. Mi alzo per tempo, e con la scarsa fantasia che mi contraddistingue decido di replicare in una sola mattina lo stesso giro di allora: prima a San Biagio dei librai, poi sulla tomba di Leopardi (la guida dice che il parco chiude alle 14.50). Subito le cose si mettono male, perché credendo di fare una scorciatoia mi perdo dei vicoli (deliziosi) della vecchia Napoli, dove di librerie e di libri non c’è nemmeno l’odore. Finalmente, dopo aver camminato non so per quanto, arrivo alla mia meta, ossia piazza Dante (avessi saputo che questo era il nome avrei chiesto; ma avevo solo vaghi ricordi visivi). Qui, alla libreria Pironti, ho potuto vedere la gustosa scenetta che documento nella foto: due pittoreschi signori che giocano a scacchi nel retro polveroso del negozio, dove tra cataste disordinate di libri hanno trovato a malapena un posto in cui piazzare tavolo, sedie e scacchiera. Vado in tre o quattro negozi, e alla fine ne esco soddisfatto con il mio piccolo e assai economico bottino (tra cui Giacomo Leopardi a Napoli di Angela Rendina Castaldo).

Procedo dunque con la seconda parte del piano. Di nuovo le cose si mettono male. Volevo prendere il metrò, linea 6, che dovrebbe portare giusto a Mergellina. Ma scopro che questa linea, pur segnata nelle piante dei mezzi urbani, ancora non esiste. Tento un altro giro, ma dopo aver atteso per decine di minuti un mezzo che non arriva, decido di andare a piedi. Sono in piazza del Municipio. Devo attraversare tutta via Chiaia, scendere a Riviera di Chiaia e poi andare sempre diritto sino a Piedigrotta. Circa tre chilometri sotto un sole che si fa sempre più caldo, mentre io ho ancora l’abbigliamento richiesto dall’inverno milanese. Ma finalmente arrivo, ed è aperto. Giusto in tempo, perché sono le 13.30 e il parco chiude alle 14.00 (non alle 14.50, come scritto sulla guida). Attraverso il cancello, e dopo due tornanti in salita ecco la tomba di Leopardi, ed ecco la famosa epigrafe commissionata da Antonio Ranieri (l’amico napoletano di Leopardi) a Pietro Giordani. Insomma, dopo 37 anni, ce l’ho fatta: “Mercoledì 14 marzo fui a visitare il sepolcro del Leopardi e ci piansi”.

Dopo pochi minuti sono di nuovo a Riviera di Chiaia. Mi rovescio in un taxi (le gambe non mi reggono più) e mi faccio portare in albergo. E a proposito dell’albergo. Si trova al primo piano di un vecchio palazzo, e si dice che un tempo ospitasse un bordello. La planimetria sembra adeguata: un salone centrale, dove attendevano le signorine, e dove i messieurs aspettavano un attimo bevendo qualcosa prima di scegliere; e tante piccole camere intorno. Mi piace pensare che sia uno di quei bordelli che un inedito e irriconoscibile Leopardi pare frequentasse, negli ultimi anni della sua vita, sfuggendo di nascosto al controllo del Ranieri.

Un’ultima nota, su Leopardi e gli scacchi. Ecco che cosa scriveva il nostro nel Diario del primo amore, cronistoria della sua repentina ed effimera passione per la cugina più grande (e maritata) Gertrude Cassi, che passò un paio di giorni a casa loro:

La sera del Venerdì, i miei fratelli giuocarono alle carte con lei: io invidiandoli molto, fui costretto a giuocare agli scacchi con un altro: mi ci misi per vincere, a fine di ottenere le lodi della Signora (e della Signora sola, quantunque avessi dintorno molti altri) la quale senza conoscerlo, facea stima di quel giuoco. Riportammo vittorie uguali, ma la Signora intenta ad altro non ci badò; poi lasciate le carte volle ch’io l’insegnassi i movimenti degli scacchi: lo feci ma insieme con gli altri, e però con poco diletto, ma m’accorsi ch’Ella con molta facilità imparava, e non se le confondevano in mente quei precetti dati in furia (come a me si sarebbero senza dubbio confusi) e ne argomentai quello che ho poi inteso da altri, che fosse Signora d’ingegno.

“Senza conoscerlo, facea stima di quel giuoco”. Quante volte abbiamo sentito una frase simile, da ragazzi, quando qualche adulto veniva a sapere della nostra passione?

avatar Scritto da: FM Franco Trabattoni (Qui gli altri suoi articoli)


11 Commenti a Da San Biagio a Santa Teresa degli Scalzi

  1. avatar
    paolo bagnoli 9 aprile 2018 at 23:15

    De-li-zio-so!




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  2. avatar
    Antonello 10 aprile 2018 at 08:21

    L’ennesima gemma di questo meraviglioso sito ;) ;) ;)




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  3. avatar
    The dark side of the moon 10 aprile 2018 at 11:00

    E la gustosa scenetta della libreria Pironti dove due pittoreschi signori giocano a scacchi nel retro polveroso del negozio?
    Bellissimo pezzo, pieno di….poesia :D




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      Joe Dawson 10 aprile 2018 at 11:24

      Al vecchio Martin è rimasta nella penna… dice però che stasera ci mette una pezza ;)




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        Martin 12 aprile 2018 at 07:09

        Eccola, scusate… :)




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          Filologo 12 aprile 2018 at 16:08

          Col maglione blu sotto la giacca Tullio Pironti in persona: libraio, editore ed ex-pugile.




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  4. avatar
    Filologo 10 aprile 2018 at 14:05

    Sono stato collega di Angela Rendina negli anni in cui insegnavo al liceo di Torre del Greco… qui si trova quell’altra memoria leopardiana che è Villa delle Ginestre. Il nostro Trabattoni nel suo giro, scendendo verso Mergellina, avrebbe potuto omaggiare un terzo grande poeta: Jacopo Sannazaro, sepolto nella chiesa di Santa Maria del Parto.

    P.S. Franco, i tuoi saluti mi sono arrivati… grazie per il pensiero.




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      Franco Trabattoni 15 aprile 2018 at 01:11

      Grazie a te, Filologo!




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    Enrico Cecchelli 10 aprile 2018 at 14:52

    Complimenti vivissimi per l’articolo. Bellissimo! Grazie




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  6. avatar
    alfredo 20 aprile 2018 at 08:45

    Chi degli amici ha letto “sette anni di sodalizio con Leopardi” di Ranieri che tratta proprio degli anni di Vita del Leopardi a Napoli ? .
    Molti ipotizzarono , sulla scorta di questa lettura , di un rapporto omosessuale tra i due




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      Pierpaolo 20 aprile 2018 at 09:49

      Ti riferisci allo squallido omofobo di Voghera?




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