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Lotta, sempre lotta, fortissimamente lotta!

Scritto da:  | 12 giugno 2018 | 16 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

Il Destino. Tutto ruota attorno al Destino. Ripensò a suo padre. Tirò una boccata di fumo dal bel sigaro Avana che a lui sembrava profumo degli dei. Gli venne da sorridere. Quando si trovava di fronte agli avversari davanti alla scacchiera allora fumava dei sigari bestiali che lasciavano dietro un puzzo insopportabile…Si lisciò i baffi con la mano sinistra. Dunque suo padre lo aveva mandato a studiare a Berlino come il fratello maggiore. E lì aveva cominciato a giocare a scacchi guadagnandosi anche qualche soldino. Quando il genitore venne a saperlo, apriti cielo! Bisogna studiare e non perdere tempo in simili stupidaggini. Via subito da quella scuola e difilato in un’altra ben più lontana. Solo che il Direttore della nuova scuola era anche Presidente del locale circolo scacchistico. E dunque…dunque destinato al gioco degli scacchi.
Incominciò ad andare avanti e indietro lungo la stanza sbuffando come una locomotiva. Che vita la sua! Così piena, così ricca. Filosofia, matematica, giochi vari fra cui gli scacchi in prima fila. E golf per tenersi in forma. Si ricordava bene le sue prime partite importanti, i primi scontri diretti: Bardeleben Miesis, Bird, Blackburne la peste nera che non ne aveva vinto nemmeno una! E Tarrasch, il grande Tarrasch che se l’era fatta sotto e aveva rifiutato la sfida con la scusa che lui era troppo giovane per poterlo affrontare! Eh ma prima o poi lo avrebbe ritrovato e allora…
Continuò a sbuffare e a tirare boccate fameliche di fumo da quel povero sigaro. Ne staccò un pezzo con i denti e lo sputò sul pavimento. La vita è una lotta e gli scacchi sono lotta. Questo il suo assioma. Davanti hai un uomo e non la perfezione. Inutile trovare la mossa migliore in assoluto. Bisogna cercare invece quella più fastidiosa contro l’avversario che ti sta di fronte. Quel tipo di avversario e non un altro. Se c’era da vincere attraverso lente battaglie posizionali contro un tattico occorreva armarsi di pazienza, se c’era da tirar fuori la tattica al momento giusto bisognava farlo. Gli venne in mente la faccia stralunata di Bauer quando nel torneo di Amsterdam del…del…insomma di quell’anno si vide arrivare la bordata dei due Alfieri sull’arrocco. Che colpo! Sorrise sputacchiando ancora un po’ di sigaro. Si fregò le mani e continuò a passeggiare nervosamente lungo la stanza.
E Capablanca. Come era rimasto il grande Capa, il geniale asso cubano quando al torneo di Pietroburgo del…del 1914, questa data se la ricordava bene, si era trovato di fronte alla variante di cambio della Spagnola che avrebbe dovuto addirittura avvantaggiarlo! Lotta psicologica, ma sempre lotta.
Guardò per un attimo attraverso i vetri della finestra. Cielo scuro trafitto da lampi di fuoco. Un rumore come il brontolio di un gigante che si avvicinava sempre di più. Segno di tempesta. Anche la Natura lottava. Chissà contro chi e che cosa…
Quante battaglie! A partire da quella con il vecchio Steinitz per il campionato del mondo che non si tirava mai indietro. Due scontri e due passeggiate. Troppa differenza di età. Gli scacchi sono duri, esigenti. Vogliono acume e resistenza. Una sculacciata, poi, a quello spilungone di Marshall già strizzato in precedenza da Tarrasch. Troppo sicuro, troppo avventato…Quanti ricordi si insinuavano nella sua mente, quanti personaggi, quanti volti! Tra tutti spiccava un volto giovane, bello, delicato. Quello di Pillsbury morto giovane, non ancora trentaquattrenne. Una vita tra vino, donne, sigari, liquori, simultanee alla cieca talora in contemporanea con partite di dama. Tutta quella forza, quella intelligenza buttata via… Gli uscì di bocca una imprecazione, gettò il mozzicone del sigaro lontano, ne accese un altro. Vita sprecata di un genio, perfetta parità negli scontri diretti. Il Destino, il maledetto Destino…
Uno schianto tremendo lo riscosse dai suoi pensieri. Si avvicinò di nuovo alla finestra. Ora fischiava anche un forte vento e le nubi violacee si accavallavano le une contro le altre. Finalmente era riuscito ad avere quello che voleva per un incontro con Tarrasch, il grande Tarrasch, il teorico, il Dogmatico che lo aveva rifiutato quando era più giovane. Cominciò a passeggiare ancora più nervosamente. Era stato uno scontro bello, forte, emozionante. Si fermò per un attimo. Sorrise. Alzò in alto il sigaro come in segno di vittoria. Ricominciò a girare per la stanza avvolta dal fumo mentre la pioggia aveva cominciato a battere sui vetri. Che soddisfazione piegare un tipo altezzoso come l’incommensurabile Tarrasch!
Poi…poi…c’era stato Janovski che non stava mai fermo. Un globtrotter degli scacchi: da Parigi a Londra, da Berlino a Vienna, da Pietroburgo ad Hastings, da Lipsia a Norimberga e insomma te lo ritrovavi dappertutto. Russo di nascita e parigino di adozione con l’argento vivo addosso, temibile nel manovrare gli Alfieri. Temibile con gli altri perché in definitiva non lo aveva impegnato più di tanto. Poi…Si fermò ancora come a riordinare i suoi ricordi tirando più forte dal sigaro. Poi era arrivato Schletcher. Già Schletcher, un tipetto niente male. Lo aveva studiato a fondo e aveva capito che dietro quell’aria da cavaliere di un tempo che fu si nascondeva una discreta tempra di giocatore. Ma non aveva temperamento, gli difettava la forza di volontà. Così pensava. Meglio, comunque, stabilire delle regole ferree. A suo vantaggio, naturalmente. Era lui il Campione del mondo. Se voleva la corona che vincesse con due punti di scarto su dieci partite! Non aveva vinto ma lo aveva inchiodato al pareggio…Aveva in parte sbagliato giudizio sul suo avversario. Gran bel giocatore davvero, tosto, duro…Fece una smorfia, si grattò istintivamente la testa come a riconoscere in parte il suo errore.

Riprese a camminare intorno alla stanza con la schiena curva come a cercare qualcosa sul pavimento. E poi…e poi era arrivato lui. E allora ci volevano soldi e soldi e soldi. Esoso? Attaccato al denaro? Ma via…Era che non voleva fare la stessa fine di Kieseritzky, Zukertort, Mackenzie o quella di Steinitz e dello stesso Pillsbury. Le sue erano giuste, sacrosante pretese di chi doveva vivere anche con gli scacchi. Che li tirassero fuori gli organizzatori e tutti i barbagianni che godevano del suo ingegno! Del loro ingegno, il suo e quello di Capablanca. Maledetta Avana e maledetto il suo clima che lo aveva stroncato!
Strinse le mascelle, sputò il sigaro, aprì di scatto la finestra mentre un tuono secco come un colpo di cannone squarciò l’aria nera insieme ad una striscia di fuoco. Lotta dappertutto. Lotta nell’uomo e lotta nell’universo.

Emanuel Lasker morì il 13 gennaio 1941 a New York ed io mi immagino che, scaraventato all’inferno, con il puzzo devastante del suo sigaro e una mossa psicologica alla desperado abbia messo in crisi perfino Belzebù.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


16 Commenti a Lotta, sempre lotta, fortissimamente lotta!

  1. avatar
    Uomo delle valli 12 giugno 2018 at 19:20

    Grandissimo Fabio!!




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    The dark side of the moon 12 giugno 2018 at 21:14

    “Inutile trovare la mossa migliore in assoluto. Bisogna cercare invece quella più fastidiosa contro l’avversario che ti sta di fronte”.
    In questa frase vi è il più grande insegnamento di Lasker :)




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  3. avatar
    Mongo 12 giugno 2018 at 21:21

    Un Fabio così è da nobel!! Beh, forse ho un po’ esagerato… Ma almeno un caffé lo hai vinto; la prima volta che passi in redazione. ;)




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  4. avatar
    Nagni Marco 13 giugno 2018 at 10:53

    Grande giocatore, ma al contrario di Steinitz, sceglieva i suoi avversari con grande oculatezza. Nulla toglie che fu grandissimo, non si arrendeva mai grande lottatore




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    Enrico Cecchelli 13 giugno 2018 at 11:38

    Complimenti Fabio!




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    Joe Dawson 13 giugno 2018 at 13:16

    Lotti che disserta di lotta: connubio perfetto! ;)




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    Fabio Lotti 14 giugno 2018 at 15:06

    Grazie, ragazzi!




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    Giancarlo Castiglioni 14 giugno 2018 at 16:24

    “Inutile trovare la mossa migliore in assoluto. Bisogna cercare invece quella più fastidiosa contro l’avversario che ti sta di fronte”.
    Condivido, ma era un principio valido ai tempi di Lasker, che diventa sempre più difficile sfruttare.
    Ancora quando ho iniziato a giocare c’erano giocatori con uno stile ben definito, per semplificare diciamo tattico o posizionale, tipici Tal e Petrosian.
    Adesso per i giocatori di vertice non saprei in quale categoria metterli, direi giocano egualmente bene in entrambi i campi.
    Direi che lo stesso accade anche a livello inferiore, tranne poche eccezioni.




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    Fabio Lotti 15 giugno 2018 at 15:01

    Per gli amici scacchisti-giallisti come Mongo qui http://theblogaroundthecorner.it/




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    Fabio Lotti 22 giugno 2018 at 09:45

    E’ uscita una recensione su un mio libro relativo a scacchi-crimine qui http://theblogaroundthecorner.it/2018/06/la-debicke-e-chi-ha-ucciso-il-campione-del-mondo-scacchi-e-crimine/




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    Filologo 22 giugno 2018 at 10:34

    L’articolo rende lo stile ‘roccioso’ del grande Lasker… Ma perché ogni volta che si parla di lui viene fuori la storiella spuria dei due punti di vantaggio di Schlechter?




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      Ciccio Pasticcio 22 giugno 2018 at 14:42

      Io non la conosco, di che si tratta? Grazie.




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        Filologo 23 giugno 2018 at 09:35

        Com’è scritto anche qui, si pensa comunemente che nell’affrontare Schlechter Lasker abbia esatto che lo sfidante potesse vincere il titolo solo con un vantaggio di almeno due punti. Che, in un match sulle 10 partite, fa 6 a 4. La clausola è evidentemente antisportiva,ed è usata da molti per spiegare come mai Schlechter, in vantaggio di un punto, non adottasse una condotta più prudente: era obbligato a vincere ancora. In realtà la clausola fece parte per un po’ delle trattative per il match, che era atteso sulle trenta partite … chiedere al rivale di vincere 16 a 14 era molto diverso che 6 a 4. Comunque, gli sponsor garantirlono solo dieci partite e la clausola fu, ovviamente, messa da parte.




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          lordste 27 giugno 2018 at 14:46

          Confermo. La clausola-capestro è in realtà una bufala, che è “rimasta in piedi” per tentare di spiegare la condotta incomprensibile di Schlechter nella partita 10 quando, sull’1-0, al posto di giocare conservativo si lanciò in un attacco sconsiderato finendo per perdere (e lasciando il titolo a Lasker). L’unica spiegazione razionale era un obbligo di vittoria di due punti, e da qui la leggenda della clausola capestro. Ma la realtà è forse di un più banale errore di calcolo dettato dalla umana voglia di “stravincere” contro il campione.




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            Giancarlo Castiglioni 29 giugno 2018 at 21:58

            Mi è venuta la curiosità di andare a vedere la partita e non mi sembra proprio che Schlechter si sia lanciato in un attacco sconsiderato.
            Certamente ha scelto una apertura non pattaiola, la Slava con fianchetto, ma non è criticabile, giocando per la patta spesso è meglio giocare in modo attivo.
            E’ stato Lasker che comprensibilmente ha cercato di complicare attaccando.
            Schlechter è stato praticamente obbligato a contrattaccare e si è raggiunta una posizione complicatissima dove poteva succedere di tutto.
            Giocando 38…Dh4+ invece di 38…Dh1+ Schlechter poteva forzare il perpetuo, invece è andato in un finale inferiore che poi ha perso.
            Ma non era facile, ha semplicemente sbagliato, ma non perché tentasse di vincere.




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    Luca Monti 1 luglio 2018 at 08:18

    Un grande saluto a tutti ed uno speciale al Mongo.




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