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Gli scacchi nella letteratura poliziesca (IX)

Scritto da:  | 30 settembre 2018 | 3 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni, Libri, Scacchi e letteratura

Solo brevissimi accenni di un connubio assai ampio, sfruttando anche parti già scritte dal presente e da Mario Leoncini.

Dal blog di Lucius Etruscus, splendida copertina scaccosa, firmata Freepik, per il romanzo “La trappola. La prima avventura di Beatrix Ives-Pope” di G.B. Thistle (febbraio 2018).
La trama: Nel bel mezzo di un colpo milionario non c’è spazio per gli imprevisti e tantomeno per le complicazioni di natura giudiziaria. Eppure a volte succede che ad avere il coltello dalla parte del manico sia un detective burbero e spietato, e che si debba trovare il modo di sopravvivere, scendendo a compromessi obbligati, che non fanno felice nessuno, ma rappresentano l’unica chance per restare liberi.
Beatrix Ives-Pope e la sua singolare banda di artisti della truffa, messi di fronte alla scelta di cedere o meno al ricatto, non si tireranno indietro e, sfruttando ingegnosi espedienti, giocheranno la partita fino ad arrivare al fatidico scacco matto, senza mai perdere il buonumore.
Un romanzo crime che strizza l’occhio alla commedia, popolato di personaggi trasformisti che si muovono in un mondo cinico e corrotto.

In L’occhio di gatto di R. Austin Freeman, Mondadori 2018, a pag. 19, riferendosi al morto ucciso con un colpo di pistola Il signor Drayton usciva tutte le sere poco dopo le sette. Scendeva fino al villaggio per una partita a scacchi al club, dopodiché tornava di solito tra le nove e mezzo e le dieci. Più avanti, durante l’interrogazione della governante, signorina Benham, Erano in molti a sapere che la vittima usciva di casa ogni sera? – Penso di sì, dato che giocava regolarmente a scacchi. I suoi compagni di partita avranno di certo saputo quando usciva e quando rientrava a casa. Da non perdere questo inedito del 1923 con il suo personaggio più popolare, il dottor John Thorndyke, investigatore forense protagonista di una lunga serie di romanzi e racconti che risolve i casi attraverso rigorosi metodi scientifici con i migliori strumenti del tempo

In Vish Puri e il caso dell’uomo che morì ridendo di Tarquin Hall, Mondadori 2010, Puri gioca a Chaturanga, il precursore indiano del gioco degli scacchi, con il dott. Gosh e perde. Citato pure il campione del mondo di scacchi Viswanathan Anand, pag.178. Personaggio particolare questo investigatore indiano. Cinquantuno anni, bassotto, grassoccio, traccagnotto, dotato di una discreta nappa nasale, soffre di pressione alta e deve stare a dieta. Dico “deve” perché quando può scantona come si dice dalle mie parti. Suoi collaboratori (notare i soprannomi) Luci al Neon, Sciacquone e Crema Da Viso (gnocca nepalese). Uomo onesto tutto d’un pezzo (e anche generoso), è chiamato “Cicciotto” nell’ambito familiare ma dai suoi sottoposti, forse per rifarsi, deve essere assolutamente chiamato Boss. Sua diletta moglie Rumpi (in italiano tutto un programma) e sua fedele segretaria Elizabeth Runi che ha il dovere di “massaggiare con garbo il suo ego”. Simpatico.

In Il tè delle tre vecchie signore di Friedrich Glauser, Sellerio 2009, il consigliere di stato Martinet al giornalista inglese O’Key Per gli scacchi si tratta di trovare la mossa chiave. Di regola questa mossa chiave è talmente idiota da far rizzare i capelli, sicché non sarebbe possibile in una partita regolare dove sono in lotta due personalità, dove ciò che gioca il ruolo decisivo è la disposizione d’animo dei due giocatori, il loro carattere. Proprio per questo un problema di scacchi è qualcosa di insolito e morto (282). Poco più sotto Allora, questo Baranoff: non solo è membro della Terza Internazionale, e quindi si muove come l’alfiere nero sulle diagonali nere. Romanzo complesso con prosa lineare, falsamente paciosa, pressante, a piccoli tocchi, non priva di spunti umoristici.

In Il gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun, Mondadori 2010, a pag. 100 Qwilleran, il protagonista principale, acquista una scacchiera con ripiano di tek intagliato in ebano. Pezzi rossi di cinabro, pezzi neri di giaietto. Quattro pagine più avanti i due gatti siamesi di Qwilleran, Koko e Yum Yum, ci saltano sopra sparpagliando i pezzi da tutte le parti (Porc…!). Si tratta di due gatti speciali. Il primo riesce a intuire “il chi, il come, il perché, e il luogo dove era avvenuto il crimine, e cercava di comunicare i propri sospetti”, il secondo, pardon la seconda, “intelligente, ricca di inventiva, furba”, che nasconde le prove sotto il divano e sotto il tappeto. Leggere per credere.

In Un caso per tre detective di Leo Bruce, Polillo 2010, a pag. 10, a proposito della letteratura poliziesca, uno dei personaggi Voglio dire che questa narrativa è diventata una specie di partita a scacchi fra l’autore e il lettore. Stesso concetto ripetuto nella pagina seguente. A pagina 123 Lord Simon, uno dei tre detective del romanzo sorseggiava delicatamente il suo brandy, con l’aria di considerare l’indagine un appassionato gioco di scacchi…. Ognuno arriva ad una conclusione: tre teorie, tre spiegazioni elaborate e ricchissime con ripetuti colpi a sorpresa (anche troppi) che fanno restare a bocca aperta il lettore. Un libro interessante che ci riporta indietro nel tempo, a quelle prove di abilità deduttive che venivano richieste ai più abili scrittori.


In Vendetta di R.J.Ellory, Giano 2010, a proposito del protagonista principale Hartmann Rimase disperatamente aggrappato alla rete per un attimo e poi, come movendosi su una scacchiera, si spostò di qualche centimetro a sinistra. Pedone su Alfiere tre… (pag. 105/106). Più avanti Perez Li teneva in pugno, come un gran maestro di scacchi. Aveva previsto ogni loro mossa, calcolato ogni possibilità. (266).

In Il canarino da caccia di Erle Stanley Gardner, Mursia 2011, il detective Lester Leith, rispondendo al suo domestico Scuttle ”Ah, davvero?” esclamò, con il tono di un giocatore di scacchi che studia la prossima mossa. (pag.9). É un personaggio, Lester Leith, che non tutti i lettori conosceranno, a differenza del mastodontico Nero Wolfe entrato ormai a far parte della coscienza popolare. Trattasi di una specie di ladro gentiluomo, fisico asciutto, agile e furtivo nei movimenti (altrimenti che ladro è) che fuma una sigaretta dietro l’altra come fossero un toccasana per i polmoni e ogni tanto ride pure sotto i baffi. Non male.

In Sezione suicidi di Antonin Varenne, Einaudi 2011, a pag. 125, riferito al poliziotto Lambert La Grande Teoria del capo lo interessava come una partita di scacchi in televisione. Vi sarà capitato certo anche a voi. Di leggere un libro e rimanere delusi, insoddisfatti. L’autore scrive anche bene, però il tutto è un po’ confuso, lento, appiccicoso…e insomma c’è qualcosa che non va. Almeno per una buona parte della vicenda. E almeno per me. Vedi il libro di Varenne, sopraccitato. Praticamente una storia di suicidi e di uomini che cercano di scoprirne la verità.
In Un alibi di troppo di Andrew Garve, Mondadori 2011, proprio all’inizio John Lumsden osserva una scacchiera ma il suo interesse per il gioco degli scacchi era una posa. Quando un piano è troppo accurato, quando gli alibi sono troppi allora c’è puzza di bruciato (mi è venuta anche la rima). E’ quello che può succedere nella vita criminale della realtà e della fantasia. Come in questo libro dove troverete una disanima accurata di tutti i possibili moventi, delle psicologie, un ripensamento continuo, un excursus mentale ininterrotto, ora si affaccia una ipotesi, ora un’altra in un giro vorticoso di deduzioni e contro deduzioni.
In Febbre di Bill Pronzini, Mondadori 2011, a pag.34 si viene a sapere che Brian Youngblood, giovane esperto di informatica, usa il computer per giocare a scacchi. Qui tristezza e dolore lungo tutto il percorso, ma anche la luce della speranza e, insomma, c’è sempre qualcosa di imprevisto nella vita che può salvarci

In Omicidio nella quarta dimensione di Harry Stephen Keeler, shake edizioni 2011, in una lettera di Christopher L. Thorne Anche se mi sono sempre ritenuto un notevole risolutore di problemi scacchistici, sono stato anche baciato dal talento nella soluzione del rompicapo (pag.116). Fissazione. Se c’è qualcosa in giro di Mauro Boncompagni, sia come scrittore che curatore, mi ci butto a babbo morto. Questa volta una capocciata tremenda! In senso positivo e “negativo”. Positivo perché è un libro geniale (leggi assurdo), “negativo” perché occorre un’attenzione spasmodica tra lettere, disegni, fotografie, rapporti, racconti, estratti da riviste…e quella stramaledetta teoria tetradimensionale che mi ha tenuto con gli occhi sbarrati anche dopo la lettura (praticamente un lemure). Io vi ho avvisato…
In L’avventura del mezzo decacent del presidente di Ellery Queen in Il calendario del delitto dello stesso autore, Mondadori 2011, per formulare un paragone Eppure il loro incontro fu altrettanto palpabile, diciamo, dell’incontro tra due campioni di scacchi, che si trovano uno a New York e l’altro a Londra, non si muovono mai dalle rispettive poltrone, eppure giocano fino in fondo la loro partita (pag.30).

Un racconto per ogni mese dell’anno del grande Ellery. Impossibile lasciarselo sfuggire. Al centro Lui che spesso pensa “con gli occhi fissi nel vuoto, come trasognato” e la segretaria Nikki Porter sempre in apprensione. Ed il solito stile brillante, ricco di humour dell’autore o, meglio, degli autori che sotto lo pseudonimo si celano due formidabili cugini.
In Il caso dei libri scomparsi di Ian Sansom, TEA 2011, a pag. 236 In un angolo sotto un davanzale accanto alla televisione, c’era un tavolino con sopra una scacchiera stile Guerre Stellari. “Gioca a scacchi?” domandò Israel. “No, quella è di mio figlio, Conor!” urlò Rosie. “Lui li adora”. Israel, inglese cicciottello mezzo ebreo, mezzo irlandese, con “un completo di velluto a coste marrone spiegazzati e sgualciti”, occhialini rotondi con montatura dorata, un “disordinato ciuffo di capelli ricci”, piccolo e “pienotto”, valigia logora, vegetariano, Nurofen a portata di mano, arriva da Londra a Tudrum nell’Irlanda del Nord, per diventare bibliotecario della biblioteca, appunto, di questa cittadina. Primo passo sopra una cacca di cane e ci si immagina già il seguito. Biblioteca chiusa e libri scomparsi. Quindicimila! Dove sono spariti? Da qui le indagini del nostro imbranato su una specie di catorcio che casca da tutte le parti guidato dall’autista Ted. Simpatico.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a Gli scacchi nella letteratura poliziesca (IX)

  1. avatar
    Fabio Lotti 2 ottobre 2018 at 16:19

    Un grazie a Martin per la pubblicazione e le belle icone. E un grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo splendido blog. Peccato.

    1
  2. avatar
    The dark side of the moon 3 ottobre 2018 at 14:39

    Grazie anche a te, Lotti, che sei stato uno dei protagonisti di questo blog ;)

  3. avatar
    Mongo 9 ottobre 2018 at 16:57

    sempre interessanti i libri con il gemellaggio giallo/scacchi. poi se li recensisce il Lotti, sono ancor più affascinanti. ;) =))

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