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Magnus il pie’ veloce

Scritto da:  | 1 gennaio 2019 | 11 Commenti | Categoria: Attualità, Campionati, Internazionale, Partite commentate

Stiamo sbagliando tutto?

Anche quest’anno ho seguito i mondiali Rapid e Blitz; ovviamente è stato giocato un numero enorme di partite, per cui seguivo solo le partite di Carlsen e qualche incontro tra i primi in classifica.
L’anno scorso Carlsen era partito male nel Rapid e aveva chiuso 4°-9° a 10 punti (5° per spareggio) dietro ad Anand, Fedoroseev, Napomniachtchi a 10½.
Anche nel Blitz aveva perso qualche colpo all’inizio, ma poi con una seconda giornata travolgente aveva staccato tutti di 1½ e vinto con 16 su 21.
Mi avevano impressionato due partite in cui Carsen aveva vinto finali di torre assolutamente pari contro GM con Elo oltre 2700; magia, illusionismo o ipnosi sull’avversario.
Anche quest’anno Carlsen ha iniziato malissimo perdendo la prima partita del Rapid, credo per il tempo in un finale superiore e la seconda che farò vedere dopo, facendo l’errore più grosso dei due tornei Rapid e Blitz.
Da 0 su 2, quindi ultimo in ogni eventuale spareggio, è risalito ed ha concluso 2°-5° (quinto per spareggio) a 10½ su 15 dietro alla sorpresa Dumbov a 11 punti.
Nel Blitz ha macinato gli avversari e ha vinto con 17 su 21, ma non ha avuto vita facile perché il bravissimo Duda ha retto il ritmo fino alla fine e ha chiuso con 16½, anche se virtualmente staccato di un punto, perché sempre dietro in un eventuale spareggio.
Terzo da solo staccato di altri due punti Nakamura a 14½.
Tutto questo perché volevo far vedere questa partita giocata al secondo turno del Rapid.

Magnus Carlsen vs. Vokhidov Shamsiddin, 0-1
Rapid World Championship, San Pietroburgo, 2018

1.e4 e5; 2.Dh5

Posizione dopo 2.Dh5

Già, proprio come giocano i bambini delle scuole.
Una provocazione, Carlsen vuol far vedere che può vincere anche giocando così.
Ma c’è anche altro, credo che Carlsen non cerchi di andare il vantaggio in apertura, vuole soprattutto uscire dalle vie battute anche a costo di avere una posizione lievemente inferiore; in queste situazioni è sicuro di giocare meglio dell’avversario.
2…Cc6;

Posizione dopo 2…Cc6

La mossa più logica e migliore; appena ho visto la partita mi è venuta l’idea di rispondere con provocazione alla provocazione: 2…Cf6; 3.Dxe5+ Ae7; 4.Cc3 Cc6; come diceva Toth, tre tempi in apertura valgono un pedone.
Ero curioso di vedere come Stockfish valutava l’idea: dopo 2…Cf6; 3.Dxe5 Ae7; indica come seguito migliore 4.Df4 0-0; 5.Cf3 d5; 6.e5 Ch5; 7.Da4 c5; che valuta in parità, ma giocare questa posizione col bianco da un po’ i brividi.
3.Ac4 g6; 4.Df3 De7; 5.Ce2 Cf6; 6.d3 Ag7; 7.Cbc3 h6; 8.Cd5 Cxd5; 9.exd5 Ca5; 10.d6 cxd6; 11.Ad5

Posizione dopo 11.Ad5

Qui il bianco sta già meglio.
11…Cc6; 12.Ad2 Df6; 13.De4 0-0; 14.0-0 Ce7; 15.Cc3 Df5; 16.Db4 Cxd5?;

Posizione dopo 16…Cxd5?

Dopo questa mossa il nero è in posizione persa.
17.Cxd5 Rh7; 18.Cc7 Tb8; 19.Dxd6 b6 20.f3?

Posizione dopo 20.f3?

Così il bianco spreca tutto il vantaggio; con 20.Ce8 il nero deve cedere la qualità, perché se 20…Tb8; 21 Cxg7 Rxg7; 22.Axh6+ Rxh6; 23.Dxf8+

Il resto della partita non ha molta importanza; come già detto Carlsen ha fatto un errore che costava un pezzo e ha perso.
Ma volevo far notare che, pur giocando una apertura assurda, in poche mosse il bianco è andato in posizione superiore e poi vinta, senza che l’avversario facesse errori evidenti.
Ma allora a cosa serve tutto questo maniacale studio delle aperture su libri e articoli su riviste?
Non è che forse stiamo sbagliando tutto?

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


11 Commenti a Magnus il pie’ veloce

  1. avatar
    Mazzarella 1 gennaio 2019 at 12:38

    Care concittadine e cari concittadini,
    non v’è scaccolando o nu scacchista qualunque che tenga,
    soloscacchi resta e resterà dunque sempre il meglio blog por tutto lo tempo che venga!
    [omissis]
    A tutti voi auguri di buon anno.

    2
    • avatar
      Uomo delle valli 1 gennaio 2019 at 13:48

      In effetti, se non erro, son circa dieci anni che il blog costituisce per tutti un chiaro riferimento e i tentativi di imitazione non son certo mancati.

  2. avatar
    Aldo 1 gennaio 2019 at 13:53

    Articolo, come tutti quelli di Castiglioni, molto interessante. Buon 2019 a tutti!

    1
    • avatar
      fabrizio 4 gennaio 2019 at 19:25

      Anch’io avevo notato questa partita e me l’ero spiegata (al pari di Dark) con il desiderio (condito di presunzione? o cosciente della propria forza?) di Carlsen di uscire immediatamente dai sentieri più battuti. Strategia forse accettabile contro avversari molto più modesti, ma quasi certamente non pagante contro quelli di livello alto.
      Cionondimeno la domanda che si pone e ci pone Castiglioni non mi sembra banale, anzi mi sembra sempre più appropriata all’era delle analisi computerizzate e del predominio della tattica: non stiamo sbagliando nella sopravvalutazione della cosiddetta “teoria delle aperture”?

      1
      • avatar
        Jas Fasola 5 gennaio 2019 at 14:31

        Ha già risposto molto bene the Dark.

        • avatar
          fabrizio 5 gennaio 2019 at 19:30

          Scusa Jas, condivido in pieno l’analisi tecnica/psicologica di Dark sul caso specifico della partita di Carlsen; ma la domanda che Castiglioni mi sembra ponga sia più generale: la teoria “classica” delle aperture (che certamente ha influenzato il pensiero scacchistico del ‘900 con i principi di mobilitazione rapida dei pezzi, occupazione/controllo del centro, mosse di pedoni limitate e non avventurose, ecc, ecc.) conserva ancora una sua validità (almeno nella maggior parte dei casi)? O le infrazioni ad essa (a mio parere soprattutto nel trattamento molto più spregiudicato dei movimenti e delle strutture pedonali) che sempre più spesso vediamo nelle partite moderne (anche di alto livello) denotano che essa è soltanto uno dei plausibili, diversi approcci agli scacchi ed alle aperture?
          O forse stiamo assistendo soltanto alla naturale evoluzione degli scacchi stessi, viste le sempre più potenti capacità di analisi a disposizione, che sembrano mettere molto più in evidenza gli aspetti tattici che quelli strategici (sui quali si basava principalmente, io credo, la teoria “classica”;)?

          • avatar
            Giancarlo Castiglioni 6 gennaio 2019 at 15:42

            No, io credo nella teoria “classica” delle aperture, anche se ogni regola comporta delle eccezioni.
            Critico lo studio minuzioso di varianti che portano a vantaggi microscopici in pratica impossibili da sfruttare.
            Al di fuori delle varianti principali ci sono moltissime possibilità lievemente inferiori ma perfettamente giocabili.
            Per esempio 2.Dh5 era e rimane una mossa sbagliata, ma il nero non riesce a sfruttarla.
            Concludendo credo che si impara di più in una sera di gioco lampo che in una sera di studio di varianti d’apertura.
            Le partite si decidono in altro modo.
            Ieri al torneo Tre Re due miei compagni di circolo, uno in magistrale, l’altro in torneo “B” spiegano così la sconfitta.
            “Non ho visto lo scacco!” (in una).

            1
            • avatar
              fabrizio 6 gennaio 2019 at 20:43

              Sono abbastanza d’accordo con te, anche se credo che le “eccezioni” alla teoria classica siano piuttosto numerose (come mi sembra le moderne analisi computerizzate approfondite dimostrino).
              Io non sono assolutamente un esperto in materia, ma sono propenso a credere alla terza ipotesi che facevo sopra, ovvero che siamo in una fase di evoluzione della teoria degli scacchi, le cui conclusioni (forse?) si vedranno in futuro. Chi vivrà vedrà!

            • avatar
              Jas Fasola 9 gennaio 2019 at 10:04

              In una sera di gioco lampo temo si disimpari più che imparare. Invece se la sera di studio di una apertura è fatto bene può servire a portare a casa qualche punto.
              Per quanto scrive Fabrizio sulle infrazioni alla teoria classica delle aperture mi servirebbero degli esempi, perchè io non ne vedo (trattamento molto più spregiudicato dei movimenti e delle strutture pedonali? sappiamo che oltre alla struttura pedonale bisogna considerare il gioco dei pezzi) .

              2
              • avatar
                Giancarlo Castiglioni 10 gennaio 2019 at 12:04

                Che lo studio delle aperture serva è fuori discussione.
                Ma forse la sera di gioco lampo può aiutare a vedere gli scacchi in una mossa nelle partite di torneo e forse serve anche di più.
                Anche io vorrei vedere qualche esempio di infrazione alla teoria classica delle aperture.

  3. avatar
    The dark side of the moon 2 gennaio 2019 at 11:45

    L’avversario aveva circa 350 punti di Elo in meno e penso che la teoria di Carlsen in questi casi funzioni il più delle volte anche perché si trattava di una partita rapid (comunque poi ha perso Magnus… ).
    Contro un forte giocatore che gioca le linee di apertura più giocate secondo la teoria, la maggior parte dei giocatori decenti possono stare in partita 10-15 o 20 mosse tranquillamente e nel medio gioco sapranno già quale piano attuare a seconda delle linea seguita.
    Se però il top GM gioca linee dubbie ma giocabili, moltissimi giocatori di livello inferiore possono ritrovarsi in posizione molto critica dopo l’apertura o nella migliore delle ipotesi andranno a corto di tempo e quindi saranno più soggetti a commettere errori nel proseguo della partita stessa.
    Strategia e psicologia applicata agli scacchi ;)

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