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T.T.T. ovvero… Tempo di Tourist Trophy

Scritto da:  | 30 Settembre 2019 | 3 Commenti | Categoria: Attualità, Internazionale, Tornei

Carlsen, Caruana, Anand. Karjakin, Grishuk, Aronian, ma anche il nostro Daniele Vocaturo tra alcuni dei nomi del gotha scacchistico mondiale presenti sull’isola di Man, dal 10 al 21 di questo mese, a contendersi più di 400 mila dollari di montepremi in un torneone svizzero enorme ma soprattutto un posto per il Torneo dei Candidati previsto l’anno prossimo e da cui uscirà il nome dello sfidante all’attuale campione del mondo.

Tutto qui?!?

Ma nooooooo… non ci sono solo gli scacchi, ovviamente, non è tutto soloscacchi… ci sono anche le moto!!! e allora dai, gustiamocele come si deve…

Per chi non lo sapesse (possibile?!?) il Tourist Trophy dell’Isola di Man, è semplicemente la Corsa delle Corse, la più difficile, la più affascinante… ‘The Ultimate Challenge’ l’ultima sfida come amano definirla gli esperti anglosassoni. Questa leggendaria competizione si svolge su di un tracciato stradale sull’Isola di Man, un fazzoletto di 588 km quadrati a metà strada tra Inghilterra e Irlanda, nel bel mezzo del Mare d’Irlanda.

La scelta dell’Isola di Man quale teatro di questa competizione fu dettata dal fatto che ad inizio secolo in Inghilterra, ed in gran parte delle nazioni europee, erano vietate le Competizioni su strada; gli inglesi non volevano certamente perdere un occasione per ribadire la superiorità tecnica delle loro motociclette e scelsero proprio l’Isola di Man la quale, grazie al proprio Governatorato autonomo, godeva di ampie facoltà che le permettevano di emanare un decreto di chiusura delle pubbliche strade per il passaggio di Competizioni motociclistiche analogamente a quanto già veniva fatto per le Auto con il Gordon Bennet Car Trial del 1904.
Così il 28 Maggio 1907 dalla località di St John partì il Tourist Trophy con un tracciato a forma triangolare che toccava le località di Ballacraine, Kirk Michael tornando a St John attraversando l’abitato di Peel per un totale di circa 15 miglia. Dopo le prime edizioni utilizzando questo tracciato, parallelamente con la crescita prestazionale delle motociclette, il tracciato venne ampliato e, dal 1911 venne adottato il tracciato definito Mountain, per il passaggio sino alle pendici del Monte Snaefell, avente la lunghezza di 37,73 miglia.

Da quel giorno il tracciato Mountain Course è diventato il tracciato ufficiale del TT – con la sola eccezione delle classi Ultra Lightweight 125cc, Lightweight 250cc e Sidecar le quali per motivi di ‘affidabilità’, nel periodo dal 1954 al 1959 compresi, vennero dirottate in un circuito più corto, e meno stressante per le meccaniche, chiamato Clypse dalla lunghezza di 10,79 miglia.

Ben presto l’eco di questa dura competizione varca i confini nazionali e moltissime case motociclistiche iniziarono ad interessarsi a questa gara iscrivendo le loro macchine ufficiali affidandole ai migliori piloti disponibili. I piloti italiani fecero le loro prime apparizioni negli anni ’20, e il primo pilota nostrano a classificarsi al TT fu Achille Varzi in sella ad una DOT nel 1924.
La prima casa italiana ad espugnare la roccaforte dell’Isola di Man fu la Moto Guzzi che nel 1935 per opera dell’asso irlandese Stanley Wood si aggiudicò le classi Lightweight TT con la 250 monocilindrica e SeniorTT con la 500 bicilindrica e, due anni più tardi la 250 bissò il successo condotta da un pilota italiano, tal Tommaso Tenni detto Omobono; Tenni lasciò attoniti sia gli avversari che gli spettatori per i risultati e per il suo funambolico stile di guida……la più autorevole Rivista inglese Motor Cycle dedicandogli la copertina con una bellissima foto scattata a Windy Corner sintetizzò lo stile spericolato di Omobono con la disascalia: ‘Notizie da tutto il percorso dicono che Tenni sta curvando con un pazzo abbandono che lascia seri dubbi circa il suo finire in un pezzo solo’.
Evidentemente gli inglesi avevano poca fiducia in quel piccoletto pilota italiano ma…..dovettero ricredersi e impararono ben presto a rispettarlo e ad amarlo soprannominandolo ‘il diavolo nero’.
Dopo l’interruzione dovuta al secondo conflitto mondiale il TT riprese il suo cammino destando sempre più interesse, ormai tutte le case schierate nelle competizioni internazionali facevano a gara per prendervi parte e, agli inizi degli anni ’50, quando venne istituito dalla FIM – Federazione Internazionale de Motocyclisme – il Campionato Mondiale Grand Prix, il Tourist Trophy divenne la prova più importante.

All’epoca i massimi esperti decretarono che il limite assolutamente invalicabile era fissato in 100 miglia orarie di media sul giro, secondo loro nessuno avrebbe superato queste fatidiche 100 miglia di media…….il primo pilota che li convinse a suon di risultati che la loro predizione era errata fu l’asso scozzese Robert ‘Bob’ McIntyre il quale nel 1957 – anno del Golden Giubilee, il cinquantennario del TT – superò questo limite nella gara Senior TT con il tempo di 22.23.2 a 101.12 miglia orarie di media in sella alla Gilera 500 a quattro cilindri, da notare che in quella stessa gara il podio fu monopolizzato dalle marche italiane con una MV al secondo posto guidata da John Surtees, un altra Gilera condotta da R. Brown al terzo, mentre la bellissima Moto Guzzi Guzzi a 8 cilindri si classificò al quarto posto condotta da Richard Dale.
Quella fu una delle ultime apparizioni ufficiali di Guzzi e Gilera le quali, alla fine della stagione agonistica 1957, insieme alla Mondial si ritirarono definitivamente dalle corse.

Il TT continuò il suo cammino destando sempre più interesse e attirando anche le neonate industrie nipponiche, non a caso Soichiro Honda mandò per alcuni anni i propri ispettori in avanscoperta proprio sull’Isola di Man per vedere come si svolgeva questa dura e selettiva competizione perciò, quando decise di scendere ufficialmente in campo….si presentò direttamente al TT affermando che ‘se una motocicletta da corsa va bene al TT deve andare bene dappertutto perchè non esiste banco di prova più severo’. Da allora il TT è nel DNA della casa dell’ala dorata e la Honda è una della marche più vittoriose di sempre.

Le marche italiane vinsero moltissimo al TT con la MV Agusta in vetta con 34 successi, la Moto Guzzi con 11, la Ducati con 8, Mondial, Gilera e Benelli con 3 e Aermacchi con 1 vittoria. Anche i Piloti italiani seppero farsi valere con moltissimi successi di Giacomo Agostini con 10 vittorie, Carlo Ubbiali con 5 vittorie e primo pilota non inglese a trionfare sia sul tracciato Clypse che sul Mountain, Tarquinio Provini con 4 vittorie e Dario Ambrosini e Omobono Tenni con una vittoria a testa.
Questo magico periodo, soprannominato “The Golden Era”, si interruppe bruscamente nel 1972 a seguito del tragico incidente occorso a Gilberto Parlotti, sino a quel momento leader della classifica mondiale della 125 in sella alla Morbidelli, che provocò lo sciopero di molti top drivers che, capitanati da Giacomo Agostini, molto amico di Parlotti, i quali richiesero di eliminare il TT e altre competizioni stradali per l’eccessiva pericolosità dovuta anche al considerevole aumento prestazionale delle moto.
Da quell’anno moltissimi Piloti seguitarono a boicottare il TT, a cui rimase lo status conferitole dalla FIM quale prova titolata per il Campionato Mondiale Velocità fino al 1976. Dall’anno successivo il TT venne estromesso dal Campionato Mondiale GP per essere inserito nel neonato Campionato Mondiale Formula Tourist Trophy.

Da quel lontano 1977 chi sceglie di prendere parte al Tourist Trophy lo fa solo ed esclusivamente seguendo la propria volontà senza alcuna forzatura imposta da vincoli contrattuali o necessità di raccogliere punti per il Campionato. Non sono pochi i Campioni che non hanno saputo resistere alle tentazioni di tornare su quella magica isoletta dove nascono gatti senza coda, popolata di folletti, per correre nuovamente su quel magico tracciato denominato Mountain Course.
Il più eclatante ritorno fu quello di Mike Hailwood nel 1978, dopo ben 11 anni dal ritiro dalle competizioni – inframezzati da un titolo europeo di Formula 2 e un gravissimo incidente al Nurburgring alla guida della McLaren di F1- il grande Mike The Bike tornò al TT in sella ad una Ducati 900 preparata dalla NCR di Bologna e assistita dalla SportMotorCycle trionfò nella gara della Formula 1 mettendo in riga un avversario del calibro di Phil Read in sella ad una strapotente Honda ufficiale.
Il grande Mike si ripetè l’anno successivo in sella alla Suzuki RGA 500 XR22 del Team Heron vincendo la Senior TT portando il numero di vittorie personali a 14. L’attrazione che esercita il TT è da sempre molto grande e molti Campioni, pur criticandolo per quanto concerne l’aspetto relativo alla sicurezza, non possono negare questo grandissimo fascino, primo tra tutti il più grande di tutti, Giacomo Agostini, il quale ha da sempre affermato che le sensazioni che un pilota prova guidando sul Mountain sono grandi ed irripetibili!!!

Negli ultimi anni questa gara sta attraversando una fase di profondo e necessario cambiamento improntato verso la sicurezza, ad esempio, in caso di meteo inclemente le gare vengono posticipate o rinviate al giorno successivo, in moltissimi punti del tracciato gli ostacoli vengono protetti con gli air fences, vengono effettuate dagli Organizzatori delle selezioni in base al curriculum sportivo dei candidati per evitare che qualche esordiente sprovveduto tenti, armato sicuramente da tantissima passione ma non della necessaria preparazione, di dare l’assalto alla roccaforte del Mountain senza le dovute caratteristiche attitudinali.

Gli Organizzatori sono fortemente impegnati su questi fronti con massicci investimenti sia a livello finanziario che di risorse umane ma sono anche bene attenti al rinnovare mantenendo le tradizioni e soprattutto sono molto attenti nel cercare di dare un futuro al TT, basti pensare che nel Febbraio 2004 i due Enti organizzatori la MMCC -Manx Motor Cycle Club – e l’Isle of Man Department of Tourism and Leisure, in collaborazione con la Federazione inglese Auto Cycle Union hanno firmato un protocollo d’intesa con validità venticinquennale dove si impegnano a organizzare il Tourist Trophy Races fino al Dicembre 2029 con la possibilità di esercitare tre opzioni da 25 anni ciascuna!! Praticamente in poche ore hanno restituito un secolo di vita a questa storica gara, soprattutto per mettere a tacere i ‘rumors’ falsi e privi di qualsiasi fondamento che da molti anni circolano nell’ambiente secondo i quali il TT 2007 doveva essere l’ultimo. Questo erano e sono ancora in tanti a crederlo e a scriverlo, alcuni di loro sono anche molto autorevoli e convinti….senza considerare che ‘fisicamente’ il TT potrebbe sparire al manifestarsi di due soli eventi: Il primo che il Governatore non firmasse il decreto di chiusura strade -e mi pare assai improbabile – mentre il secondo sarebbe quello dell’ammutinamento ovvero che nessun pilota ci voglia più andare a correre…..ebbene quella di quest’anno, nonostante i rigidissimi criteri di selezione imposti dalle Federazioni e dagli Organizzatori quest’anno sarà il ventesimo anno consecutivo dove l’oversubscription – il sovraffollamento – degli iscritti supera i cento piloti esclusi nonostante i piloti ammessi siano 85 per ogni gara.

Da qualche anno il TT è in compagnia della Dakar- un altra gara estrema e dal grandissimo fascino – nel mirino di benpensanti, moralisti e qualche giornalista che puntualmente, in modo ipocrita e cinico, in nome di chissà quale ragione o obiettivo, si divertono a criticare queste gare chiedendo a gran voce l’abolizione dimenticandosi completamente che coloro i quali decidono di correre in queste gare lo fanno, si a loro proprio rischio e pericolo e in piena consapevolezza, ma in piena ed assoluta libertà, la stessa libertà che viene da sempre reclamata a gran voce nella vita di tutti i giorni ed è fondamento della democrazia e grande spinta per la propria realizzazione e il raggiungimento dei traguardi non solo sportivi di ogni individuo e questo è un diritto sacrosanto che nessuno si deve permettere di negare ad altri.

Il TT da sempre pone gli appassionati e l’opinione pubblica di fronte ad un bivio, una scelta drastica: o lo si ama o lo si odia, non esistono mezze misure, fin qui nulla da eccepire, le persone civili accettano le idee di tutti ma possono, e ne hanno tutti i diritti, non condividerne qualcuna. Semmai, secondo il mio punto di vista, il problema è un altro, molto più subdolo e si nasconde dietro l’ipocrisia di certi atteggiamenti soprattutto di alcuni organi informativi, di settore e non solo, molto famosi e blasonati i quali, parecchi lustri orsono, hanno inscenato una sorta di embargo informativo , con atteggiamenti discutibili ed altamente irrispettosi nei confronti degli ultimi incidenti occorsi in gare del TT, trincerandosi dietro alla motivazione di non volerne più parlare ‘per non alimentare questa carneficina e questa corsa anacronistica e stupida’ per poi tornare prepotentemente in scena dando ampi spazi alle cronache degli incidenti, ma solo a quelle e non alle cronache delle gare come magari gli appassionati si aspettavano.
Oggi quegli stessi blasonati giornali hanno ripreso a scrivere del TT, spinti forse dalle continue richieste degli appassionati che reclamano il diritto-dovere di cronaca o forse spronati dagli spazi che qualche rivista concorrente concede in maniera un pochino meno forzata ma decisamente più leale e spontanea. Poco importa quale sia la motivazione di questo ritorno certamente non hanno cambiato la loro linea di pensiero e rimangono appostati in attesa e saranno pronti a riempire pagine dei loro blasonati giornali con cronaca tutt’altro che sportiva per scrivere…… ‘noi l’avevamo detto che sarebbe successo, basta adesso è ora di smettere’ senza considerare minimamente che ognuno di noi è e deve essere libero di fare consapevolmente ciò che vuole a patto di non recare danni ad altri. Questa è ipocrisia e non certo sportività e rispetto delle altrui libertà.

Non è bello fare dei paragoni ma perchè nessuno si è mai sognato di intentare una crociata contro quanti vanno in montagna…….ebbene, statistiche alla mano, solo in territorio italiano negli ultimi 15 anni si sono verificati oltre 500 incidenti dei quali purtroppo 300 con esiti fatali. Perchè nessun benpensante moralista non richiede la chiusura delle montagne proibendone l’accesso, ma tanti chiedono di far smettere il TT e la Dakar?
Da parecchi anni ormai il TT è parte della mia vita e occupa molto del mio tempo libero, dapprima in qualità di responsabile nazionale per il TT Supporters Club.

Il TT Supporters Club investe la quasi totalità dei proventi derivanti dai tesseramenti e dalla vendita di merchandising per l’acquisto di barriere protettive air fences da posizionare lungo il tracciato e contribuisce in maniera sostanziale al pagamento dei canoni di locazione degli elicotteri che prestano soccorso nel periodo del TT Forthnight. Poi con il passare del tempo mi sono messo a disposizione della FIM, della ACU e della MMCC in qualità di referente per i piloti italiani e, in qualità di fiduciario, della Mike Hailwood Foundation – un Associazione che ha il compito di aiutare i giovani piloti che vogliono esordire al TT e al Manx GP offrendo loro un breve ma intenso training teorico e pratico sull’Isola di Man dove verranno affiancati a piloti esperti che avranno il compito di far loro scoprire i segreti e le insidie del Mountain Course.

Sono fermamente convinto che il TT e le altre famose Road Races dureranno ancora a lungo anche senza le mie difese, da parte mia farò comunque di tutto per evitare che qualcuno, senza magari nemmeno conoscere più di tanto l’argomento, ma solo per il gusto di proibire qualcosa in nome di qualche morale più o meno occulta distrugga tutto cancellando cento anni di storia infangando la memoria di quanti sono ‘andati avanti’ facendo quello che più desideravano esercitando lo sport che avevano nel loro grande cuore.

Grazie e lunga vita alle Road Races, agli scacchi e a SoloScacchi!!! 😉

avatar Scritto da: Pier Giuseppe Ortalda (Qui gli altri suoi articoli)


3 Commenti a T.T.T. ovvero… Tempo di Tourist Trophy

  1. avatar
    Mongo 1 Ottobre 2019 at 00:04

    Qualche anno fa anche Valentino Rossi partecipò al TT, ma per contratto fece solo un paio di giri, a ritmo sostenuto, per salutare la folla di appassionati.
    Chissà, magari fra qualche anno quanto avrà smesso di correre con le moto GP, lo vedremo gareggiare sull’isola di Man in cerca di sensazioni uniche.

  2. avatar
    Giancarlo Castiglioni 4 Ottobre 2019 at 22:14

    Come difensore delle libertà individuali, come motociclista per 40 anni e come appassionato di corse in moto, dovrei essere dalla tua parte, ma la questione non è così semplice come la fai tu.
    Fino a che punto si ha il diritto di rischiare la propria vita?
    In Texas si può andare in moto senza casco (telefonare alla guida in auto è “sconsigliato” ).
    In Italia il casco è obbligatorio.
    Si dice giustamente che in caso di infortunio i costi ricadono sulla comunità, non è un problema solo individuale.
    Lo stesso vale per gli infortuni sul lavoro.
    La maggioranza dei saldatori e degli operai che lavorano a grandi altezze farebbero a meno della cintura di sicurezza, si sentono sicuri anche senza e lavorerebbero più comodi.
    Però a norma di legge devono avere la cintura e sopratutto devono usarla.
    Sul TT sono contento di non essere io a dover decidere.

  3. avatar
    Uomo delle valli 12 Ottobre 2019 at 11:56

    Come vi sembra l’inizio torneo di Daniele?

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