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i ragazzi di Staggia

Scritto da:  | 16 Marzo 2020 | 10 Commenti | Categoria: Zibaldone

Staggia anni Cinquanta-Sessanta. Il mio primo amico fu Luigi detto il Pocciere perché si pocciava sempre il dito. Figlio di una famiglia assai religiosa viveva in una grande casa che a me, abituato a passar giornate in una piccola stamberga senza neanche la mia cameretta (dormivo in quella dei miei genitori), sembrava addirittura un castello e al gabinetto c’era perfino la tazza! Sempre insieme dalla mattina alla sera tanto che ci soprannominarono Sussi e Biribissi come la nota coppia di attori comici. Anche in chiesa a fare da chierichetti e a spandere incenso a dritta e a manca. Era bravo e buono il Pocciere e lo si poteva riconoscere facilmente dall’espressione degli occhi. Troppo buono tanto che ad un certo punto lo lasciai per intrufolarmi con la teppa del luogo. Ma lo ricordo sempre con affetto.
Il più ganzo era il Nicchio, soprannome derivato dal fatto che faceva tifo per la nobil contrada senese (io parteggiavo per l’Oca perché vinceva spesso). Fratello di Buzza, mio mito sul quale ho già scritto. Non era alto, grande, possente. Era normale, un tipo normale. Come fisico. Come modo di vestirsi e comportarsi tutt’altra cosa. Capelloni lunghi, maglioni che arrivavano fino ai ginocchi, pantaloni sdruciti, sigaretta piantata in bocca. Il “nuovo”, il “diverso” del paese. Il ganzo che attirava l’attenzione degli altri ragazzi, compreso il sottoscritto. Il bulletto simpatico e sfrontato. Capace, durante una partita di calcio, di tirare fuori un megafono, chiamare l’arbitro e fargli una lunga, interminabile pernacchia. Era divertente, faceva ridere il Nicchio.
Polvere era sempre per terra. Da qui il soprannome. Un ragazzetto vivace, di un anno più giovane di me. Ala veloce nelle partite di calcio. Quando non cadeva, come se la terra fosse la sua vera mamma. Era figlio del “maialaio” del paese, insomma di quello che allevava maiali e aveva un nonno, in tutto e per tutto simile a lui (però stava bello dritto in piedi) che andava in giro a vendere ciaccini, mi pare. Suo vero nome Maurizio ma tutti lo chiamavamo Polvere perché era sempre per terra.
Il Bela (contrazione di Abelardo) era fatto così. Una parola e tre moccoli. Alla toscana senza alcuna vera offesa agli alti nel cielo. Non c’era verso. Una parola e tre moccoli. Quando era in buona poteva scendere a due. Se poi era incazzato allora una vera litania da via crucis. Il Bela era uno dei miei miti insieme a Buzza. Non per i moccoli, ma perché più grande e più sicuro. E poi mi passava le sigarette che non avevo mai una lira in tasca. Appena mi vedeva “Eccolo!” seguito da un moccolo (solo in questo caso) e tirava fuori il pacchetto che tanto conosceva già la mia richiesta. Gran degustatore di vino, Chianti, Vernaccia e via discorrendo. Beveva e beveva, ma mai visto sbronzo. Il vino come un fratello. E poi ancora la Juve. Fissato con questa squadra riuscì a farmi cambiare idea, io che parteggiavo per il Milan, Nottate insieme a raccontar cazzate e a ridere di niente. Il Bela, una parola, tre moccoli, un bicchiere di vino e la Juve.
Nisio (non ricordo il perché di questo soprannome) era il più forte di tutti. Più grande del sottoscritto, alto, robusto, fisico da atleta, sembrava costruito di marmo e aveva fatto pure il pugile. C’era poco da scherzare con lui e mi ricordo quando stese con un pugno un altro paesano che voleva fare troppo il furbo. Il suo babbo era un tipo particolare. Sempre in canottiera, sia d’estate che d’inverno. Non c’era verso di vederlo coperto con qualcosa. E mai che gli venisse un raffreddore! Con Nisio e il Bela in giro a fare un po’ gli strulli, a scherzare e sbeffeggiare gli altri ragazzi. Insomma a combinarne qualcuna. Naturalmente per entrare nelle loro grazie mi toccava subire qualche presa di culo. Ma era uno scotto accettabile.

Palloni era il più buffo, via. Dal fisico sgangherato, una faccia da saltimbanco, i capelli arruffati e due palle che gli arrivavano fino ai ginocchi quando si faceva il bagno tutti nudi alla “steccaia.”. Non era un soprannome derivante dal gioco del calcio, come pensava chi non lo aveva visto al torrente d’estate ma anche in primavera quando l’acqua era fredda e le suddette si rimpicciolivano a vista d’occhio. Palloni ne combinava di tutti i colori. In maniera semplice e naturale. Era fatto così. O prendere o lasciare.
Il Cartaio era molto più grande del Lottino. Alto e massiccio, diciamo pure grasso, sembrava un Mangiafuoco pacioccone dallo sguardo rassicurante. Faceva il calzolaio ma nei momenti liberi lo si trovava al bar Italia a giocare inevitabilmente a carte, dove sfoggiava davvero una sorprendente abilità, prevedendo quasi ogni mossa dell’avversario. Il Cartaio era anche quello addetto alla sverginatura dei giovani. Nel senso che fissava appuntamenti con le puttane di Siena o Firenze per raggiungere lo scopo. Ed ecco che un giorno sarebbe toccato al Lottino il quale, tutto preso da ansia di prestazione, non faceva che supplicare il suo gingillo a non fargli uno scherzo da prete. Solo che il Cartaio, vedi un po’ il destino, si beccò una brutta malattia. Ergo non andammo a puttane ma tutto andò a puttana. E il gingillo tirò un sospiro di sollievo.

avatar Scritto da: Fabio Lotti (Qui gli altri suoi articoli)


10 Commenti a i ragazzi di Staggia

  1. avatar
    Uomo delle valli 16 Marzo 2020 at 18:34

    Come Molnar! Molto gustoso e piacevole, bravo Lotti!

    • avatar
      Patrizia Debicke 16 Marzo 2020 at 18:45

      Bello, un altro mondo e un’altra epoca,
      Da ricordare =)) :p

  2. avatar
    Luca Monti 16 Marzo 2020 at 20:06

    Un forte abbraccio a Fabio Lotti. Gira e rigira cogli sempre nel segno.
    Ma la galleria dei maestri del passato che pubblicasti anni fa,è un filone proprio esaurito? Ogni bene.Luca Monti.

    • avatar
      Paolo 16 Marzo 2020 at 20:44

      Mi associo!! La potresti continuare, era davvero fantastica!

  3. avatar
    Fabio Lotti 16 Marzo 2020 at 21:52

    Grazie a tutti. Per la “galleria” ho già dato. Ora devo dare qualcosa ai miei due nipotini…Semmai mi aspetto qualcosa da Paolo!

    • avatar
      Uomo delle valli 20 Marzo 2020 at 10:22

      No, Fabio, non ti tirare indietro, ti prego! :)

  4. avatar
    Enrico 19 Marzo 2020 at 15:52

    Aspetto (invano ?) la seconda parte de “Il nostro piccolo Fischer” , perchè quando da ragazzo giocavo (male) ero un po’ hippy come Cosulich e facevo il tifo per lui ,anche se mi intimidiva.

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 19 Marzo 2020 at 19:14

      Lo ho cominciato da tempo, ma lo ho lasciato da parte.
      Dopo il torneo dei candidati lo finirò.

      1
  5. avatar
    Alessandro Patelli 20 Marzo 2020 at 22:39

    Grande Fabione, sempre così evocativo da commuoverti. E, fra l’altro, meravigliose ilustrazioni. Da dove arrivano?…

  6. avatar
    Fabio Lotti 22 Marzo 2020 at 09:13

    Grande Ale! Per le illustrazioni ci pensa Martin. E’ eccezionale.
    Scrivi qualcosa anche te!

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