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Cream!

Scritto da:  | 12 Luglio 2020 | 4 Commenti | Categoria: C'era una volta, Personaggi, Stranieri

All’inizio del 1966 il cantante degli Animals, Eric Burdon, disse al “Melody Maker” che gli sarebbe piaciuto ascoltare un gruppo che suonasse blues, rock e psichedelia. Lo immaginava composto da Eric Clapton alla chitarra (all’epoca con i Bluesbreakers di John Mayall), Jack Bruce al basso e Ginger Baker alla batteria. Fu ben presto accontentato: si chiamarono Cream, perché un po’ presuntuosamente ritenevano di essere il meglio, la crema (forse Jimi Hendrix, John Entwistle e Buddy Rich non sarebbero stati d’accordo).

Dal 1966 al 1968 i Cream offrirono al pubblico improvvisazioni musicali quali non si erano mai ascoltate prima. Ma di colpo se ne andarono ognuno per la sua strada a causa dell’insoddisfazione di Clapton, che voleva suonare altre cose, ed i continui dissidi fra Bruce e Baker. Si sarebbero riuniti brevemente nel 1993 per l’ingresso nella Rock’n Roll Hall of Fame e nel 2005 per alcuni concerti alla Royal Albert Hall (dove iniziarono lo show con il brano che concludeva il film del concerto d’addio del 1968: “I’m so glad”) ed al Madison Square Garden.

E’ stato un grandissimo successo, vendite alle stelle dei CD e DVD delle performance, che sicuramente servirono a Bruce ed a Baker, che economicamente non se la passavano troppo bene. Cionostante i due continuavano a litigare (si amavano come musicisti e si detestavano come persone) e la loro morte (prima Jack e poi Ginger) fece calare definitivamente il sipario. Come tanti, credo, ho conosciuto ed apprezzato i Cream quando la loro stagione d’oro era già lontana: prima due articoli su “Ciao 2001”, poi ascoltando le improvvisazioni su “Spoonful” alla radio credo a “Per voi giovani”, infine al cinema, nella primavera del 1973 guardando una copia rovinata della pellicola del “Last concert”, restando a bocca aperta nel vedere Ginger dare una dimostrazione tecnica di come suonava la batteria ad un giornalista ed assistendo, finalmente, ai botta e risposta del trio dal vivo. Poi è stata una corsa a comprare i loro dischi. E una sera, credo nel 1980, acquistare il biglietto di un concerto dei “Ginger Baker’s Nutter” (niente di speciale) girarmi e trovarmi di fronte Ginger Baker, più alto di me, con un maglione pesante verde chiaro, l’eterna sigaretta all’angolo della bocca. Avrei voluto dirgli mille cose, ed invece mi girai e presi posto in sala.


E gli scacchi ? So per certo, per averlo letto nella sua autobiografia “Hellraiser”, che Ginger giocava da ragazzino, aveva una scacchiera portatile ed un manualetto.

“I wasn’t very religious either, but the way I saw it I was getting paid sixpence every Sunday. As I sat in the stalls listening to the parson preaching his endless sermons, I began to agree with Mum even more. It was so boring that I acquired a game of chess on a little pocket-sized board, which I played with the boy next to me throughout the proceedings.
At the end of the first three months, we received our pay in sixpenny pieces and my chess partner showed me how to spend my earnings. Outside the newsagents was a vending machine that distributed two Players cigarettes and two red-tipped, strikeanywhere Swan Vesta matches. We piled our tanners into the machine and, with our pockets bulging with cigarettes, we retired to the vestry gardens and lit up. Although I felt a bit dizzy after smoking two cigarettes, we felt very cool and grown up.
I got to sing solo on ‘For the Wings of a Dove’ in the choir and the parson agreed that I was a wonderful addition – until he looked down one day and saw us playing chess. I was out, so I got a paper round and after an early finish I was off on a milk round as well. At the weekends I also went on a baker’s round for a few more shillings. In his younger days, Pop had been a keen cyclist, so he built me a bike out of various bits and pieces and with that Rex and I could do my rounds quicker.”

Ma è la musica dei Cream a ricordare il meglio di una partita a scacchi: il rigore di un’apertura di Capablanca e poi i pirotecnici sacrifici di Mikhail Tal fino all’apoteosi dello scacco matto.

avatar Scritto da: Enrico Paganelli (Qui gli altri suoi articoli)


4 Commenti a Cream!

  1. avatar
    Fabio Lotti 12 Luglio 2020 at 18:26

    Musica e scacchi o scacchi e musica. Mica male…

  2. avatar
    Uomo delle valli 12 Luglio 2020 at 20:06

    ancora ancora il primo brano, ma il secondo, non me ne voglia l’autore di questo articolo ch comunque ho apprezzato decisamente, dicevo, il secondo mi sembra un’accozzaglia di rumori =))

    • avatar
      the dark side of the moon 12 Luglio 2020 at 22:18

      Anche se in quegli anni non ero ancora nato, la mia cultura musicale nasce proprio da li.
      Magari la musica attuale avesse conservato l’1% dell’arte che è stata capace di esprimere negli anni ’70. Non sono un critico musicale ma i personaggi citati nell’articolo sono leggende riconosciute.
      Ora siamo attorniati da immondizie musicali che hanno l’unico “merito” di rispecchiare perfettamente lo stato di decadenza attuale dove basta accedere a qualche social per crearsi la propria verità.

      Mi piace 1
  3. avatar
    Giorgio Gozzi 14 Luglio 2020 at 01:17

    Bello! ;) Magari si poteva inserire anche White room (la mia preferita)

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