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L’Armata Rossa… ricordiamocelo!

Scritto da:  | 25 Gennaio 2021 | 52 Commenti | Categoria: C'era una volta

“Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa
di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita”

Ernest Hemingway

il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa, sotto il comando del maresciallo Konev, pose fine all’esistenza del più grande campo di concentramento del Terzo Reich…

I prigionieri di Auschwitz sono stati liberati da quattro divisioni di fanteria dell’Armata Rossa. Nella prima linea offensiva avanzavano i soldati della centesima e centosettesima divisione. Nell’ultima, serviva il maggiore Anatolij Shapiro, il cui corpo d’assalto fu il primo a varcare la soglia di Auschwitz. Egli stesso ricorda:

Nella seconda metà del giorno, entrammo nel territorio del lager passando per le porte principali su cui era affitto il motto avvolto con filo metallico: “Il lavoro rende liberi”. Accedere all’interno delle baracche senza una benda per coprire la bocca e il naso era impossibile. I letti a castello erano disseminati di cadaveri. Da sotto i letti talvolta uscivano scheletri semivivi che giuravano di non essere ebrei. Nessuno osava credere in una possibile liberazione.

All’improvviso io vidi sulla strada, vicino al campo, delle sagome in abiti rossi e bianchi. Ciò avvenne intorno alle cinque del pomeriggio. Inizialmente pensammo al ritorno dei nostri detentori. Io corsi fuori per vedere chi fosse e quale fu la nostra gioia quando ci accorgemmo che si trattava dell’intelligence sovietica: agli abbracci e ai baci non c’era fine. Ci convinsero ad uscire spiegandoci che non si poteva più rimanere lì, dato che non era nota con precisione la posizione del nemico. Ci allontanavamo di qualche passo per poi tornare di nuovo indietro.

I tedeschi il 18 gennaio cacciarono tutti quelli che potevano ancora camminare. Tutti gli altri, deboli, malati, li lasciarono. Alcuni,fra i rimanenti che potevano ancora muoversi, fuggirono quando il nostro esercito si avvicinò al lager. I nostri spedirono al territorio del campo le divisioni mediche 108 e, 322 e la mia divisione, 107. I battaglioni medico-sanitari di queste tre divisioni si distribuirono prontamente secondo l’ordine ricevuto. Anche l’alimentazione venne organizzata dalle stesse divisioni. Vennero inviate cucine da campo.

C’erano dei cancelli chiusi a chiave, non ricordo se si trattasse dell’ingresso principale o di altro. Ordinai di rompere le serrature. Non c’era nessuno. Percorremmo duecento metri circa e incontro a noi corsero i prigionieri, 300 persone in camicioni a righe. Noi ci mettemmo all’erta, sapevamo che i tedeschi si camuffavano. Ma allora si era trattato proprio di prigionieri. Piangevano, ci abbracciavano. Raccontavano di come in quel luogo avessero annientato milioni di persone. Tuttora ricordo quando ci dissero che da Auschwitz avevano spedito 12 vagoni di sole carrozzine per bambini.

Io e il mio reggimento ci avvicinammo all’entrata quando era già buio, non entrammo quindi nel territorio del lager ma ci disponemmo in posizione di guardia ai suoi confini. Ricordo che là faceva molto caldo, pensammo persino che i tedeschi si erano costruiti una dimora calda e che noi gli eravamo arrivati proprio in casa. Il giorno successivo iniziò la pulizia. Li c’era un enorme villaggio, Bzhezinka, con solide case di mattone. Quando noi prendemmo a muoverci in quella direzione, ci spararono addosso da qualche edificio. Ci nascondemmo a terra e contattammo il comando: chiedevamo il consenso di colpire l’edificio con l’artiglieria, di abbatterlo, per poter così proseguire l’avanzata. Ma dall’altra parte all’improvviso ci risposero che l’artiglieria non poteva entrare in azione, perché quell’edificio era un lager e nel lager c’erano persone e quindi noi dovevamo evitare ogni tipo di sparatoria. Solo allora ci rendemmo conto di che recinzione fosse.

Entrammo nell’edificio di mattone e sbirciammo nelle camere, le porte non erano chiuse. Nella prima stanza c’erano mucchi di vestiti per bambini: piccoli palto, pantaloni, golfini. Molti, con macchie di sangue. In un’altra sala c’erano cassette piene di corone e protesi dentali d’oro. In una terza, vi erano mucchi di capelli tagliati. Infine una donna (una prigioniera del lager – RBTH) ci condusse in una camera stracolma di lussuose borsette da donna, abajour, carte, borsellini e altri oggetti in pelle. Ci disse: “tutto questo è fatto di pelle umana”.

Nel lager ci sono tante baracche per bambini. Lì ci hanno portato bambini ebrei di diverse età (gemelli). Su di loro, come su conigli, hanno fatto diversi esperimenti. Ho visto come a un ragazzino di 14 anni hanno iniettato del cherosene per qualche scopo “scientifico”. Dopodiché gli hanno tagliato un pezzo di corpo per spedirlo a a Berlino, a un laboratorio. A lui hanno attaccato un altro pezzo di corpo. Ora il ragazzino si trova in ospedale tutto coperto di piaghe profonde, in putrefazione. Per il lager va avanti e indietro una ragazza carina, giovane. Mi stupisco di come queste persone non siano impazzite.

Il 5 febbraio ci siamo mossi in direzione di Cracovia. Lungo la via da un lato si susseguivano fabbriche gigantesche, costruite dai prigionieri morti da tempo in seguito al lavoro massacrante. Dall’altro lato invece, c’era un altro grande lager. Vi entrammo e trovammo malati, che proprio come noi, solo per il fatto di essere riusciti a sopravvivere, non se n’erano andati coi tedeschi il 18 gennaio. Da lì proseguimmo oltre. Per molto ancora, lungo il nostro cammino, si dipanavano i cavi elettrici sui pilastri di pietra a noi così noti, simboli di schiavitù e morte. Ci parve che non saremmo mai riusciti ad uscire dal campo. Finalmente lo percorremmo del tutto e raggiungemmo il villaggio Vlosenjushchф. Lì trascorremmo la notte e il giorno successivo, il 6 febbraio, proseguimmo oltre. Sulla strada ci raccolse una macchina che ci portò fino a Cracovia. Siamo liberi, ma non riusciamo ancora a gioirne. Troppo è quello che abbiamo vissuto e troppe le persone che abbiamo perso.

avatar Scritto da: Ilya Krol (Qui gli altri suoi articoli)


52 Commenti a L’Armata Rossa… ricordiamocelo!

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    Enrico Paganelli 25 Gennaio 2021 at 09:42

    Commozione, rabbia, indignazione. Mai più, mai più, mai più.

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    The dark side of the moon 25 Gennaio 2021 at 10:47

    Il mondo che nacque dopo la seconda guerra mondiale non è stato capace di creare tutti gli anticorpi necessari per impedire alle generazioni future che anche piccole minoranze potessero ancora negli anni a venire poter in qualche modo sostenere idealmente e non la barbarie nazi fascista.
    Negli USA si rifugiarono gli scienziati nazisti, altri militari se ne andarono in America latina a reprimere insieme a governi di stampo fascista le varie rivoluzioni popolari.
    In Italia, nonostante la costituzione lo vietasse, si è permesso ad un partito di nome MSI di portare avanti tali folli ideologie fasciste.
    Il ministro dell’allora propaganda nazista disse che “una bugia ripetuta, diventa realtà”. L’olocausto iniziò così.
    Nella realtà odierna attraverso l’uso distorto dei social, le false notizie girano ancora più velocemente e lo scenario politico attuale è talmente preoccupante…

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    MaurizioD 25 Gennaio 2021 at 11:33

    L’importanza della memoria. Mai dimenticare.
    Per approfondire sulla liberazione del campo di sterminio ricordo il nostro Primo Levi con “La tregua” seguito di “Se questo è un uomo” e da cui fu tratto un film. Libri di memorie che dovrebbero essere d’obbligo nelle scuole (non credo che lo siano, ma forse mi sbaglio).
    Fosse per me farei studiare alle superiori tutta l’opera di Primo Levi, visto che oltre tutto è stato un grande scrittore: la raccolta di racconti “Il sistema periodico” è un esempio lampante.

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      Fabio Lotti 25 Gennaio 2021 at 13:10

      Mi associo.

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    Olga M 25 Gennaio 2021 at 15:24

    In Russia di oggi i nomi degli eroi della seconda guerra mondiale si dimentacano di giorno in giorno. Che vergogna! Provate a chiedere ad un giovane in strada:”Cos’è Auschwitz?” Ho paura che 80 per 100 di loro non sappiano la risposta. Sono d’accordo con MaurizioD “L’importanza della memoria. Mai dimenticare”. Dobbiamo trasmettere la memoria di quello che e’ stato fatto dai naziai ai nostri figli che il fenomeno del fascismo non sucederà mai più!

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    Giancarlo Castiglioni 26 Gennaio 2021 at 10:40

    Sono stato incerto se scrivere perché sarò sicuramente mal interpretato, ma non è giusto star zitti per paura di polemiche.
    Sono francamente infastidito da tutte queste giornate della memoria e sono sicuro che lo stesso valga per molti che per quieto vivere preferiscono non dirlo.
    Ricordare è giusto, non c’è dubbio, ma si deve ricordare tutto, non solo questo.
    La storia è piena di massacri, prima e dopo l’olocausto, quantitativamente più piccoli, ma qualitativamente non meno gravi.
    Faccio solo due esempi, prima e dopo.
    Le isole Chatham, i cui abitanti furono sterminati senza nessuna ragione nel 1835 dai Maori provenienti dalla Nuova Zelanda.
    Con l’occasione un consiglio di lettura, “Armi acciaio e malattie” di Diamond, un libro eccezionale, che cita questo argomento di sfuggita.
    La guerra del Biafra dal 1967 al 1970, con circa un milione di morti principalmente per fame, di cui oggi nessuno si ricorda.
    In queste giornate della memoria vedo tanta ipocrisia.
    Dietro tutta questa esposizione di buoni sentimenti vedo la volontà di mantener vivo l’odio, non verso i pochi veri responsabili, ufficiali tedeschi ancora in vita ultranovantenni, ma verso i loro figli e nipoti e ancora di più verso la parte politica avversa, che non c’entra per nulla.
    Comunque poco male, andate pure avanti così, sono solo infastidito.
    Mi sono permesso di dire la mia opinione, se questo ha offeso la sensibilità di qualcuno mi scuso in anticipo.

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      MaurizioD 26 Gennaio 2021 at 14:16

      Caro Castiglioni,
      io non mi sento offeso dalle sue parole e rispetto le sue opinioni anche quelle non condivise, ma non comprendo esattamente cosa la infastidisce e perché considera queste giornate della memoria come ipocrite. In particolare questa giornata del 27 gennaio.
      Lei ha ricordato alcuni stermini, io ne aggiungo altri limitandomi al ‘900: il massacro degli armeni ad opera dell’impero ottomano (ancora oggi una nota dolente per la Turchia di Erdogan); che dire poi dei gulag all’epoca di Stalin, dell massacro dei Kulaki, contadini russi; lo sterminio cambogiano perpetrato da Pol Pot negli anni ’70; il genocidio dei tutsi in Ruanda negli anni ’90.
      Questi sono solo alcuni ed altri ne sto dimenticando, ebbene tutti questi massacri sono importanti, nessuno escluso. Ma non è che se dedichiamo una giornata della memoria (il 27 gennaio di ogni anno) allo sterminio degli ebrei perpetrato dai nazisti e fascisti e ne parliamo frequentemente in questi giorni, ciò va a cancellare tutti gli altri. Semplicemente per noi europei è ancora oggi scioccante pensare che in quel tempo non così lontano, nella nostra apparentemente civile e avanzata Europa sia stato possibile arrivare a tanto; sgomento, orrore creano la metodicità, la sistematicità e direi l’inumanità dello sterminio (certo è un controsenso parlare di inumanità quando tutte queste nefandezze siamo noi umani a compierle) . Ancora oggi ci domandiamo come è possibile che la Germania culla del romanticismo in Europa, patria di scienziati e matematici fra i più insigni della storia, abbia prodotto questo abominio; noi stessi italiani abbiamo contribuito alla shoah con le leggi razziali del ’38 e favorendo le deportazioni.
      Ben venga la giornata della memoria se questa può servire a spingere, vorrei quasi dire costringere, soprattutto le nuove generazioni a soffermarsi su questo orrore. Io personalmente non ho bisogno della giornata della memoria per meditare sulla shoah e su altri stermini, ma capisco perché sia stata indetta. Davvero non vedo dove sta l’ipocrisia.
      Non se ne abbia a male Castiglioni, Indro Montanelli, che ho sempre stimato come giornalista e storico, come lei non apprezzava le giornate della memoria che riteneva inutili, sosteneva che un popolo con un po’ di coscienza civile non ha bisogno che qualcuno gli comandi quando deve ricordare. Ma Montanelli da storico dava la massima importanza alla memoria, ai fatti. Chissà se la penserebbe così ancora oggi, mi pare infatti che di questi tempi come popolo, noi italiani siamo piuttosto smemorati, e carenti di coscienza civica e morale.
      Mi scuso di eventuali inesattezze ma ho scritto di getto e senza ricontrollare esattamente i riferimenti storici.

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        Giancarlo Castiglioni 26 Gennaio 2021 at 15:50

        Sono perfettamente d’accordo con Montanelli, almeno su questo punto.
        Anche a me non piacciono gli anniversari.
        D’accordo sulla memoria, sul ricordare la storia.
        Mi vanno bene i centenari, non gli anniversari con la ripetizione meccanica tutti gli anni degli stessi discorsi, delle stesse cerimonie, la stessa commozione a comando.

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          Mauro 26 Gennaio 2021 at 16:30

          Giancarlo, d’accordissimo con te!

          “non gli anniversari con la ripetizione meccanica tutti gli anni degli stessi discorsi, delle stesse cerimonie, la stessa commozione a comando.”

          Che ne dici di iniziare abolendo tutto quello che ormai da 2000 anni si celebra il 25 dicembre?!? :o

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            Giancarlo Castiglioni 26 Gennaio 2021 at 16:55

            Non che mi piaccia molto il Natale, in passato mi dava anche un po’ di depressione, adesso meno.
            Ma per le feste religiose è diverso, sono una tradizione consolidata, non inventata di recente.
            Poi a Natale ci sono i regali per i bambini…

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              Mauro 26 Gennaio 2021 at 17:03

              Ti piacciono i paradossi, eh Giancarlo? ;)
              Mi puoi spiegare altrimenti come una ricorrenza può diventare una “tradizione consolidata” senza passare dallo stato di “recente”?? :p

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                Paysandu 26 Gennaio 2021 at 17:22

                A proposito di Natale: se ad Auschwitz e dintorni non si fosse fatta vedere l’Armata Rossa, mentre il Signoruzzo lassù se la dormiva bellamente, oggi molto probabilmente, noi ovvero i discendenti dei sopravvissuti, parleremmo tutti quanti tedesco, eh?
                Proprio uno schifo di ricorrenza, no Giancarlo? ;)

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        Paysandu 26 Gennaio 2021 at 16:24

        Grande stima per Montanelli, vero?
        Soprattutto quando racconta del suo “animalino docile”, giusto?

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          Giancarlo Castiglioni 26 Gennaio 2021 at 16:57

          Trovo molto scorretto criticare le idee di Montanelli per i suoi comportamenti personali.

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            Paysandu 26 Gennaio 2021 at 17:06

            i fascisti hanno idee?!?
            i fascisti conoscono per lo più la prepotenza, l’abuso e l’ingiustizia…

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              Giancarlo Castiglioni 26 Gennaio 2021 at 18:13

              Evidentemente hai esaurito i tuoi argomenti.

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                Paysandu 26 Gennaio 2021 at 20:50

                Sì guarda, fin che i tuoi sono l’olio di ricino e il manganello per me puoi limitarti al monologo.

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        Patrizia 27 Gennaio 2021 at 00:07

        Caro Maurizio, condivido pienamente il tuo commento.
        A volte queste giornate della memoria possono sembrare un rito stanco, forse vorremmo dimenticare quelle sofferenze.
        Ho visto, tanto tempo fa, un documentario girato durante la liberazione di un campo di concentramento: cataste di cadaveri miserrimi, mi sembrava di percepire l’odore della putrefazione. Ricordo l’orrore che ho provato, la forza tristissima di quelle immagini.
        Secondo me basterebbe trasmettere, senza commento, dieci minuti di quel filmato, altro che la vita è bella! Poi sì la memoria è importante: quante volte ho sentito gente che vorrebbe cannoneggiare i barconi o lasciare quei disgraziati in mezzo al mare! Come possono solo pensarlo: semplice, basta pensare che sono inferiori.

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          Fabio Lotti 27 Gennaio 2021 at 17:09

          Concordo con Patri. Poche parole perché basta la visione del volto di qualche bambina o bambino deportato a mantenere viva una memoria angosciosa.

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        Uomo delle valli 27 Gennaio 2021 at 15:12

        interessante maurizio
        lo sterminio degli indiani d’america è avvenuto nell’800 o nel 900?
        chiedo perchè mi sembra che nessuno ne abbia ancora parlato, almeno finora

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      DURRENMATT 26 Gennaio 2021 at 14:36

      Condivido il commento di Castiglioni…semplicemente monumentale!

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    Mongo 26 Gennaio 2021 at 18:20

    Studiare il passato per capire il presente e migliorare il nostro futuro, a questo servone queste giornate, anche se per molti aspetti ipocrite perché messe giù giustappunto per fare ‘contenti’ i popoli e i morti da ricordare e basta da chi li aveva oppressi. Al mondo si continuano a fare guerre e massacri e per gli ebrei che giustamente ricordiamo soprattutto per l’olocausto, il loro stato, Israele, se ne dimentica spesso e volentieri e si diverte a continuare a produrre un nuovo olocausto ai danni del popolo palestinese.
    Purtroppo il malessere culturale dei giovani di oggi è solo colpa nostra che ci siamo fatti infinocchiare dal 1946 da chi abbiamo messo a governarci.
    Immaginiamo un mondo senza confini, senza religioni, senza distinzioni di razze e di sesso, lo so mi direte che sono un sognatore, ma non solo l’unico, almeno spero!

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      Fabio Lotti 26 Gennaio 2021 at 18:36

      Non sono proprio un sognatore come te ma appezzo lo stesso il tuo sogno.

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      luca monti 26 Gennaio 2021 at 20:43

      Ciao Riccardo! Buon anno a te e cari.

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      DURRENMATT 27 Gennaio 2021 at 14:40

      …L’utopia di Lennon non è un sogno, ma un incubo: una formula per una distopica guerra di tutti contro tutti. “Imagine” è la negazione della nostra stessa umanità.

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        Mongo 27 Gennaio 2021 at 18:59

        Si, un incubo negli stolti come te che non credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella fratellanza tra gli uomini.

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          Uomo delle valli 27 Gennaio 2021 at 20:11

          parole sante, mongo ancora una volta monumentale ;)

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          DURRENMATT 28 Gennaio 2021 at 14:28

          …ho la glicemia a palla!

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            Mongo 30 Gennaio 2021 at 16:23

            ‘azzi tuoi… Curatela!!

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        Giancarlo Castiglioni 28 Gennaio 2021 at 15:02

        Non sono sicuro di aver capito.
        Nel senso che il trionfo dei buoni sentimenti diventerebbe necessariamente un regime oppressivo?
        Ricordo una vecchia battuta di cabaret in cui, descrivendo il suo stato ideale l’attore concludeva “…e tutto quello che non è vietato è obbligatorio!”.
        E’ questo che intendevi?

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    Pietro Conti 27 Gennaio 2021 at 14:17

    Come disse qualcuno, di cui non ricordo il nome ma il pensiero del quale condivido:
    l’istituzione della giornata della memoria da parte del Parlamento della Repubblica Italiana,
    solleva finalmente la comunità ebraica dall’univocità del doveroso compito.

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    Enrico 27 Gennaio 2021 at 17:17

    Vedo queste immagini e mi commuovo. Per me se abolissero il Giorno della Memoria i negazionisti della Shoah (15 % degli Italiani!) aumenterebbero

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    Giancarlo Castiglioni 28 Gennaio 2021 at 11:00

    Una delle motivazioni delle “giornate della memoria” è che “i giovani devono ricordare”.
    Giusto, siamo tutti d’accordo.
    Poi si aggiunge: ci sono stati altri tremendi massacri, prima e dopo.
    Anche su questo siamo tutti d’accordo.
    Ma bisogna chiedersi, non è che così diamo ai giovani una visione distorta del passato?
    Io nella storia non vedo una successione di massacri, ma uno straordinario progresso dall’inizio della civiltà ai giorni nostri.
    Non dico si debba dare del passato una visione edulcorata, ma una visione equilibrata, questo sì.
    Lo stesso vale per il futuro.
    Visto l’innegabile progresso rispetto al passato sarebbe logico dedurre che questo progresso continuerà nel futuro.
    Invece ai giovani si prospetta un futuro di catastrofici cambiamenti climatici, inondazioni, desertificazione, tempeste tropicali.
    Quando ero giovane io la religione prospettava ai giovani le fiamme dell’inferno; forse anche sotto questo aspetto le inondazioni sono un progresso.

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      Patrizia 28 Gennaio 2021 at 15:09

      Caro Giancarlo,
      non si può ricordare se prima non si studia,non si impara e non si chiede.
      Molti non vogliono nemmeno sentir parlare dell’olocausto,non ci credono.
      E’ vero,i massacri si sprecano nella storia dell’umanità,le nostre sorti non sono magnifiche e progressive.
      Quello che colpisce me è che la parabola di Hitler è stata tutto sommato breve ed in quel tempo è riuscito,con l’alacre collaborazione di un popolo civile,ad organizzare uno sterminio “scientifico”,a catena di montaggio,di milioni di persone.

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        Giancarlo Castiglioni 28 Gennaio 2021 at 22:17

        Forse con le giornate della memoria il numero delle persone che non vuol più sentir parlare dell’olocausto è aumentato.
        Ma poi è così grave se qualcuno non ci crede?
        C’è gente che crede che la terra è piatta e non da fastidio a nessuno.
        C’è chi non credendo nei vaccini non vaccina i figli e questo è già più grave.
        L’olocausto è un fatto storico, non deve diventare una ossessione.

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          Patrizia 29 Gennaio 2021 at 13:39

          Sì,per me è grave che molti non credano alla realtà dell’olocausto.
          I ricordi spiacevoli,lo so,si respingono.
          Non dico di marchiare a fuoco i “disinteressati”,dico di rivolgere un pensiero agli infelici che hanno subito un insensato martirio,che hanno tanto sofferto prima di morire(penso alla fame,al freddo,alla paura,allo strazio del timore per la sorte di una persona cara,di un amico..).
          Non mi sembra poi che dire che esiste chi crede che la terra sia piatta sia un paragone congruo.

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    Sergio Pandolfo 28 Gennaio 2021 at 11:21

    Splendido articolo… Condivido la buona parte delle cose che sono state dette, e aggiungo che i Russi, durante la seconda guerra mondiale furono il popolo a pagare il prezzo di sangue più elevato: 10 milioni di morti. Spesso ci si ricorda degli americani, degli inglesi, e meno volentieri dei russi, forse perché erano comunisti… E bisogna dire che la prima breccia nel sistema difensivo dei tedeschi la aprirono loro, mentre a Occidente gli anglo-americani ancora facevano fatica. Il contributo alla vittoria degli alleati che diede la Russia fu decisivo.

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    Enrico 29 Gennaio 2021 at 10:09

    Non condivido le idee del Maestro Castiglioni .
    A me il futuro dell’umanità appare tutt’altro che roseo. I ragazzi d’oggidì erediteranno un pianeta deforestato, inquinato, allagato, indebitato, misero. E per dirla tutta i “nuovi” maestri del pensiero sono mediamente ignoranti e arroganti (Diego Fusaro!), quando non dotati di basso quoziente intellettivo. Le Arti sono in piena decadenza, la Musica in particolare si avvicina sempre più al rumore e alla copiatura. Aumentano pian piano i No-Vax, i terrapiattisti, i negazionisti, per arrivare ai seguaci di QAnon (ce ne sono anche in Italia), Un Generale dei Carabinieri afferma di essere stato visitato da un abitante del pianeta Ummo e raduna intorno a sè adepti, i “gilet arancioni”, la mediocrità dei politici di tutto il mondo, i giornalisti fighetti come Scanzi e Travaglio, un parlamento in cui siedono personaggi come Sara Cunial. L’unica isola felice mi sembra proprio il Gioco degli Scacchi.
    E lo ribadisco: per me non c’è stato nulla di così atroce e abominevole come la Shoah: perché ha coinvolto (conniventi) gran parte dei cittadini di due nazioni con una storia ed una cultura con pochi pari al mondo. E per me è doveroso che i giovani ricordino: già sono avvelenati da influencers tik tok e cose del genere. Vabbè, ho buttato giù i miei confusi pensieri in modo disarticolato e sgangherato. In estrema sintesi: c’è bisogno della Giornata della Memoria e si va verso tempi peggiori.

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      Giancarlo Castiglioni 29 Gennaio 2021 at 15:07

      Io sono candidato maestro. Nei periodi migliori avevo la forza di maestro, ma non ho mai potuto giocare con continuità per raggiungere la promozione.
      Condivido l’elenco delle cose che non vanno oggi e potrei farne uno altettanto lungo per il passato.
      Difficile giudicare quale dei due elenchi sia peggio.
      Quando si entra in questo argomento osservo: “Almeno adesso non si spara più” (e non si mettono più bombe).

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    Enrico 29 Gennaio 2021 at 11:52

    Solo qualche altra cosa : riguardo al Monumento di Fucecchio ( l’Indro Nazionale) tre cose non gli perdonerò mai : 1) la tranquillità con cui si adeguò alle usanza locali quando (segaligno giovanotto in uniforme ) si prese la sua “bestiolina docile” 2) l’aver difeso a spada tratta i criminali colpervoli dei disastro del Vajont , arrivando a definire la giornalista dell’Unità che aveva denunciato gli insabbiamenti “sciacalla” 3) l’aver sempre negato , corrucciato e arrogante, che il generale ( g minuscola) Graziani, il “Leone di Neghelli” avesse fatto uso sistematico di bombardamenti a gas in Abissinia.

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      Giancarlo Castiglioni 29 Gennaio 2021 at 14:48

      Montanelli negò a lungo che in Etiopia fossero stati usati i gas sulla base della sua esperienza personale perché gli sembrava impossibile che ne lui ne gli altri militari italiani con cui era in contatto ne avessero avuto notizia.
      In un secondo tempo, messo di fronte a prove storiche, si convinse che i gas erano stati usati.
      Furono usati durante la prima fase della guerra, quando al comando era Badoglio succeduto a De Bono. Graziani subentrò a Badoglio dopo la conquista di Addis Abeba; proseguivano azioni di guerriglia, ma è molto improbabile che i gas siano stati usati ancora.

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    Gino Colombo 29 Gennaio 2021 at 11:57

    Ben detto, Enrico! ;)
    Complimenti per l’articolo.

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    The dark side of the moon 29 Gennaio 2021 at 13:24

    Montanelli è stato un personaggio rivoltante sotto tutti i punti i vista. Nel ruolo di giornalista ha scritto tante nefandezze che chi lo difende cercando di separare la sua vita professionale con quella da delinquente è complice di quel messaggio criminale ed ottuso che ha sempre contraddistinto il pensiero di questo piccolo uomo.
    La Storia (quella con la S maiuscola) ha condannato senza appello quest’individui, responsabili diretti ed indiretti del più grande genocidio di sempre.
    Chiuso l’argomento, vi invito (per chi ha Netflix) a guardare “Opera senza autore”.
    Un capolavoro di una bellezza struggente ma quindi non adatto a chi non riesce a vedere e sognare qualcosa di altro che non sia racchiuso in sistemi folli che hanno rischiato e rischiano di distruggere in maniera definitiva l’uomo in quanto essere sociale.

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      DURRENMATT 30 Gennaio 2021 at 14:32

      …invito al boicottaggio di Netflix(espressione del capitalismo digitale) e consiglio la lettura de ” Il Giardino dei Finzi Contini”,la storia della crescita personale di un giovane che diventa uomo nella tragedia della Storia collettiva.

      Amen.

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      Giancarlo Castiglioni 2 Febbraio 2021 at 23:53

      Ho visto casualmente in televisione “Opera senza autore”.
      Non ricordavo il titolo, solo ora ho capito che era il film che hai consigliato.
      Nel complesso mi è piaciuto.

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    DURRENMATT 29 Gennaio 2021 at 15:31

    La tarda retorica legata alla Shoah racconta un orrore collocato al di fuori della storia, politicamente sterilizzato, dove la sequenza degli eventi si esaurisce in pura carrellata cinematografica sull’universo concentrazionario, dove la schiavitù e la morte non oltrepassano la loro rappresentazione scenica.
    In pieno eccesso di significante, si tende a rinchiudere il significato dentro una dimensione minima e quasi privata, dove le immagini impattano sull’emozione, e in essa ardono di breve vita, senza mai aprire ad un piano più ampio di riflessione.
    Economia e politica restano le grandi escluse dal giorno della memoria, in una recita che diventa banalizzazione e ostensione del male, in un progressivo prosciugamento della riflessione storica che rimane relegata a pochi cenacoli.
    Poi tra quindici giorni arriverà il ricordo delle foibe, nel totale oblio del campo di Arbe o di quello di Gonars, nella istituzionale dimenticanza di vent’anni di assimilazione forzata degli slavi, nella rimozione di una guerra di sterminio, in un rimescolamento di umori e di orrori che avrà fatto a pezzi ogni brandello di possibile ricostruzione e comprensione razionale degli eventi.

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      Giancarlo Castiglioni 29 Gennaio 2021 at 21:23

      Da quanto scrive potrebbe sembrare che Durrenmat paragoni foibe ai campi di Arbe e Gonars, ma si tratta di cose molto diverse.
      Nelle foibe si è ucciso per ragioni politiche o etniche, Arbe e Gonars erano campi di internamento, dove ci sono stati molti morti per malattie o denutrizione.

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    Luigi O. 30 Gennaio 2021 at 11:20

    Io credo che ricordare non faccia mai male. Lo studio della storia serve appunto a questo. Perché la gente si dimentica facilmente e, ciclicamente, ripete sempre gli stessi errori. I nomi cambiano, quello del fascismo in primis, ma i meccanismi purtroppo son sempre gli stessi.
    Perché abolire le giornate della memoria? Cosa costa ricordare?? Niente, non costa niente. Costa solo a chi ha interesse a che la gente appunto dimentichi.
    Complimenti per l’articolo, per il blog, sempre più bello e interessante e buon proseguimento a tutti.
    Luigi O.

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    Niobe 30 Gennaio 2021 at 16:41

    Qualcuno piuttosto sa da quale opera è tratta la frase di Hemingway citata all’inizio dell’articolo?

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      Filologo 31 Gennaio 2021 at 13:46

      È un articolo apparso sulla Pravda nel 1942

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        Niobe 31 Gennaio 2021 at 13:52

        Ma Auschwitz non è stata liberata nel ’45?

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          Filologo 31 Gennaio 2021 at 15:02

          Infatti l’articolo non era sui campi di concentramento, ma sul contributo che l’Unione Sovietica stava fornendo nella guerra al Nazifascismo. A New York si aprì una collaborazione con la TASS, e Hemingway fu invitato a parteciparvi

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