Erro, ergo sum

Scritto da:  | 22 Maggio 2021 | 7 Commenti | Categoria: Partite commentate

La partita illustrata nel presente articolo è stata giocata al 1° Festival Scacchistico Internazionale del Fermano, Torneo A, 2° turno. Il mio avversario era un Candidato Maestro, io di categoria Prima Nazionale:

Il Maestro Claudio Pantaleoni, ne Il Libro Completo delle APERTURE (Ed. Le Due Torri 2010), scrive che l’Apertura Inglese è «così chiamata perché introdotta nella pratica dall’inglese Howard Staunton nel 1843 nel suo match con Saint-Amant. Rimase un’apertura marginale fino agli anni ’20 del XX secolo quando, con l’avvento della scuola ipermoderna, Tartakower arrivò ad affermare che 1.c4 era la mossa più forte in quanto controllava la strategicamente fondamentale casa d5. Naturalmente si trattò di un’esagerazione voluta, tesa a smuovere le acque di una Teoria stagnante. Lo sdoganamento di queste aperture minori fu infatti importante nello sviluppo del pensiero scacchistico. Se i giocatori del tempo continuarono a preferire la Partita di Re, l’Apertura Inglese venne però sempre più accettata come un tentativo valido di ottenere un vantaggio col Bianco, e oggi essa è molto popolare» (p. 502).

Posizione dopo 6.Ag2

Quando scelgo l’Apertura Inglese, sviluppo quasi sempre l’Alfiere di Re in fianchetto.
Per quanto riguarda il Nero, 7…O-O oppure 7…h6 sarebbero state più solide di 7…Cg4. Per quanto riguarda il Bianco, 10.Cxd6+ sarebbe stata più incisiva di 10.hxg4 (la sequenza 10…Dxd6 11.hxg4 fxg4 12.Cg5 Df6 13.Ce4, ad esempio, lo avrebbe lasciato in leggero vantaggio).

Posizione dopo 13…Axg4

La semimossa 13…Axg4 ha costituito un errore del mio avversario, che io, tuttavia, non ho saputo sfruttare: con 14.Cf6+ invece di 14.Ag5, infatti, avrei guadagnato un Pezzo senza correre particolari rischi (14…Re7 15.Cxg4). Per mantenere la parità il Nero avrebbe dovuto giocare, ad esempio, 13…Ae6.
La successiva semimossa 14…Dd7 è stata un altro errore del mio avversario, che io, stavolta, sono riuscito a sfruttare (se avesse giocato 14…Dc8, avrei potuto acquisire solamente un vantaggio piuttosto lieve dal momento che, dopo 15.Cf6+ Rf7 16.Txh8 Dxh8 17.Cxg4 Dh5, il Nero non avrebbe perso un Pezzo). La semimossa 18…Cd4, al posto di 18…Rxd7, ha peggiorato la sua posizione.

Posizione dopo 18…Cd4

Con 19.Txc7 la partita sarebbe praticamente finita, in vista di 19…Axe2+ 20.Dxe2 Cxe2 21.Rxe2, oppure 19…fxg5 20.Da4+.
La 19° semimossa da me giocata ha prolungato l’incontro.

Posizione dopo 26…b5

Alla 27° mossa avevo a disposizione una combinazione di Matto in 9 mosse: 27.Dg8+ Rf5 28.e4+ Cxe4 29.Dh7+ Re6 30.dxe4 d5 31.Df5+ Rf7 32.Dxd7+ Ae7 33.Th7+ Rg8 34.Dxe7 e 35.Df7#, oppure 31…Re7 32.Th7+ Rf8 33.Dxf6+ Re8 34.Df7+ Rd8 35.Dxd7#.
Giacché io ho giocato 28.Th4 invece di 28.e4+, l’incontro si è prolungato ancora un po’.

Rosario Lucio Ragonese, noto Istruttore e Arbitro di Scacchi, interpellato molto recentemente a proposito della partita in questione, mi ha fornito – con spirito sportivo – un suo breve commento alla stessa, che riporto in corsivo:

«Rivedo volentieri una “vecchia” partita, naturalmente dimenticata. Dalla settima mossa si nota un giocatore battagliero che per puro spirito goliardico va all’attacco: vuol dire che quel giorno mi andava di giocare così. Con 7…h6 si sarebbe proseguito in altro modo e non sapremo mai con quale risultato. Rivedere e analizzare le proprie partite è sempre un buon modo per cercare di migliorare».

Come si è potuto constatare, in partita si sono verificati vari errori da parte di entrambi i contendenti.
Il filosofo francese René Descartes, nel XVII secolo, affermò: «Ego cogito, ergo sum, sive existo».
Il titolo di questo articolo riprende un aforisma dovuto al già citato valente scacchista e innovativo teorico polacco, naturalizzato francese, Xavier Tartakower (XIX-XX secolo): «Erro, ergo sum»

avatar Scritto da: Giorgio Della Rocca (Qui gli altri suoi articoli)


7 Commenti a Erro, ergo sum

  1. avatar
    Uomo delle valli 23 Maggio 2021 at 10:51

    sempre molto bello
    grazie giorgio

    Mi piace 1
  2. avatar
    Sergio Pandolfo 27 Maggio 2021 at 12:05

    Molto interessante la partita Inglese. Poi è da dire che in tante varianti il Bianco può provare a impostare una Siciliana con colori invertiti e con il vantaggio del tratto. Può essere un’arma in più per chi gioca la Siciliana…

  3. avatar
    Giorgio Della Rocca 27 Maggio 2021 at 16:00

    Ringrazio entrambi gli intervenuti.

    Sergio, riguardo all’Apertura Inglese hai scritto che «in tante varianti il Bianco può provare a impostare una Siciliana con colori invertiti e con il vantaggio del tratto. Può essere un’arma in più per chi gioca la Siciliana…».
    Sostanzialmente è possibile, ma l’esperienza mi ha insegnato che quando si sta giocando con il Bianco è meglio non pensare di star giocando con il Nero…
    «Errare humanum est, perseverare autem diabolicum»…!

    Mi piace 1
    • avatar
      Mauro 27 Maggio 2021 at 23:04

      Ho letto non mi ricordo dove (sul Watson?) che l’errore più grande che il Bianco possa fare giocando l’inglese è quello di giocare una Siciliana con un tratto di vantaggio.
      Ovvio che l’affermazione mi ha incuriosito ma mi è sembrata più una boutade che altro, qualcuno saprebbe gentilmente spiegarmi se invece c’è un fondo di verità?

      • avatar
        Sergio Pandolfo 21 Ottobre 2021 at 01:28

        Mah… Posso dire che in passato ho giocato la Siciliana a colori invertiti con risultati alterni… Non credo sia così pessima. Certamente sono d’accordo che il Bianco fa meglio a fare il Bianco, in certi casi, comunque, ci sta anche di provare questo.

  4. avatar
    Fabio Lotti 27 Maggio 2021 at 22:09

    Partita interessante anche con gli errori evidenziati.

  5. avatar
    Giorgio Della Rocca 29 Maggio 2021 at 19:01

    Ringrazio gli altri intervenuti.

    Relativamente all’Apertura Inglese, una conferma di ciò che ho scritto nel mio intervento precedente si trova nella monografia Conoscere l’Inglese del Grande Maestro inglese, nonché teorico di fama, Neil McDonald (uscito nel 2003, io mi riferisco alla prima edizione Caissa Italia 2003).
    Il Capitolo 6 del libro, ad esempio, è dedicato alla Variante 1.c4 e5 2.Cc3 Cf6 3.Cf3 Cc6 4.g3 d5 5.cxd5 Cxd5 6.Ag2 Cb6 7.O-O Ae7, denominata Dragone a colori invertiti. L’autore fa notare che il Bianco ha effettivamente un tempo in più rispetto alla corrispondente posizione del Nero a colori invertiti, e tuttavia non è facile sfruttarlo poiché il Nero, qui, ha interesse a rendere solida la propria posizione piuttosto che ad attaccare, come si addice invece al Bianco a colori invertiti. Per questo motivo la Variante del Dragone a colori invertiti dell’Apertura Inglese è caratterizzata generalmente da un gioco posizionale, a differenza della Variante del Dragone della Difesa Siciliana la quale è caratterizzata generalmente da un gioco tagliente. L’autore, quindi, dà il suggerimento seguente: «Se vi piace giocare la variante del Dragone con il Nero, non per questo vi troverete automaticamente a vostro agio anche a colori invertiti» (p. 94)…

    Mi piace 1

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