Una bolla

Scritto da:  | 25 Febbraio 2022 | 5 Commenti | Categoria: Racconti

Capitolo 1

Era un mattino di gennaio. Freddo ma bello. La giornata sembrava aprirsi con una gran quantità di possibilità. Questo pensava Sandra quando di buon ora si era sistemata nel suo posto 64, carrozza 4 dell’Eurostar per Firenze. Avrebbe viaggiato in prima classe. Si avvicinava l’ora della partenza ma Anna sembrava tardare. E se non ce l’avesse fatta? Meglio, quel viaggio sarebbe stato tutto suo, suoi tutti i pensieri, tutti i paesaggi a Nord di Roma, e avrebbe potuto dedicarsi senza problemi al suo passatempo preferito, studiare le persone, fissarle mentre compiono gli atti banali della quotidianità. Così ora arrivava la ragazza col carrellino: “gradisce qualcosa da bere? Snack dolce o salato?” E i giornali. Anna intanto era arrivata. Occhiali neri, faccia in tono, da lunedì mattina, due parole di saluto e si parte.
Sandra come ogni volta dinanzi ad un giornale subiva quel senso di inadeguatezza con cui devono fare i conti le persone troppo sensibili e prive di capacità di concentrazione. Coraggio, puoi farcela, una pagina dopo l’altra, non è difficile, devi solo recepire e trattenere… Ma che! Già all’ottavo rigo del primo articolo di Repubblica Sandra si fermava per chiedersi se stava andando per la giusta direzione… Tutta quell’animosità del giornalista che commentava le ultime vicende li’ in Francia:. “vogliono”, “chiedono”, “lottano”, “sono scesi in strada per”, ma che ne sapete voi di cosa passa per la testa di un uomo, del singolo? Quante volte Sandra aveva votato? E quante volte si era interrogata su cosa avesse a che fare lei con la politica italiana? E quante volte si era scoperta attendere i risultati elettorali senza alcun reale interesse per i destini del suo Paese, ma solo affamata dell’esito, come un tifoso che aspetta il fischio dell’arbitro alle partite domenicali? E stava sempre all’ottavo rigo di quel primo articolo… E la tentazione di “saltare” ed andare sulla cronaca nera, così più digeribile, già sminuzzata, che si porta dietro reazioni prevedibili, sicure…e la certezza di essere migliori, almeno di chi finisce sui giornali perché ha ucciso….

Arrivati a Firenze, taxi e si è a destinazione, alla Fondamenta. Facce, facce, saluti, l’accento inconfondibile del luogo ove è sorta la lingua italiana. Si inizia a lavorare. Numeri, cifre, date, comunicazioni di avvocati, frasario giuridico, ma neanche là si può fermare l’empatia di Sandra, il folle delirio di poter entrare nella vita di tutti; del magistrato che ha esteso la sentenza, dell’impiegato che scrive all’ufficio di Roma la formula di rito “chiedendo autorizzazione per…”, di chi ha subito un danno, magari trenta anni fa.
Si va a pranzo: Sandra, la mummia Anna (lei -fortunata creatura-parla solo quando ne vale la pena e da un rapido giro ricognitivo della fauna locale ha deciso che questi giorni non ne varrà la pena) e Teo, il corrispondente di lì, maschietto da manuale: sui quaranta anni, vestito da ventenne, occhio azzurro, non troppo alto, faccia tagliata con l’accetta, tipo sveglio, pensa Sandra, sposato, un figlio, comunicativo, simpatico.
Anche Sandra è sposata, da neanche un anno, con un uomo molto impegnato. La sua storia va bene. E lei è stata molto fortunata, dopo anni di insuccessi e di lotte contro i mulini a vento ad attrarre un uomo così: bello, intelligente, di spessore, affidabile. Si amano, senza dubbio, anche se a tratti Sandra sente come se si interrompesse la corrente, ma poi ritorna e lei è abituata al fatto di perdere di tanto in tanto il dominio delle cose. Sa di essere soggetta a bufere emotive (rapporti irrisolti in famiglia ecc.…) ma spera che la purezza dei suoi sentimenti, la fede in Dio, unita alla caparbietà tipica del suo segno zodiacale (solito minestrone di sacro e profano…) non le faranno mai perdere troppo la bussola e poi da un po’ ha imparato che la vita è navigazione, solo navigazione e, abbandonata ormai la preoccupazione dell’approdo, se la gode un po’ di più.
“Pizza? A Firenze? Boh,. Ma poi ci “abbiocchiamo”, dobbiamo lavorare. Va bene come volete voi” commenta Sandra. “Ci si da del tu?” propone Anna a Teo, non già per desiderio di maggior confidenza ma per la seccatura che le sta procurando il doversi proporre in maniera pressoché gentile e formale. “Certo, con piacere” e lei si può finalmente estraniare in compagnia della sua sigaretta.
E poi di nuovo al lavoro, che procede tanto intenso quanto meccanico fino a sera tardi.
L’indomani Sandra e Anna, dopo una pessima cena ed una gelida notte in un desolato albergo sono di nuovo lì, in quell’open space della Fondamenta.
Approdano un paio di impiegati che erano stati assenti il giorno prima. Si presentano; resteranno pure comparse.
Teo ha un’altra camicia ma è sempre incollato alla sua postazione come se avesse dormito lì. Sandra è concentrata sul rumore della stampante laser. Strano, pensa, dopo neanche 24 ore sembra di appartenere da sempre a questo contesto e di non avere mai avuto una vita fuori di qui. E si sente davvero a suo agio. Guarda quel cerchietto di oro bianco all’anulare sinistro, e pensa -senza ansia- che di nuovo è andata via la corrente. Ha cercato qualche volta di spiegare ad Andrea, suo marito, questa sensazione, e lui l’ha rassicurata dicendole che perché un obbiettivo possa definirsi centrale nella vita di una persona non occorre che chi se lo prefigge lo abbia in testa ogni momento, né che si stressi di continuo a pensare se si sta adoperando per quel fine, basta non porre in essere comportamenti contrari… Sembra la definizione del reato omissivo nel diritto penale, meglio lasciar perdere….
Mentre sta crogiolandosi in questa elucubrazione compare Teo. Caffè? Te? E perché no, dedichiamoci alle relazioni sociali…

Capitolo 2

Quando, si domanda ora Sandra a distanza di oltre un mese, mentre ripassa i fatti, quando è successo tutto? Ricorda quella certa soddisfazione allorché (dopo che Anna, anche lei invitata per il caffè, aveva mosso il capo in cenno di diniego) si era avviata con Teo verso il bar; quella certa eccitazione con cui, pur non avendo il minimo interesse sull’argomento, aveva annuito alle spiegazioni del giovane funzionario sul futuro e sul ruolo della Fondamenta nel panorama finanziario-assicurativo italiano; quella sensazione di libertà che aveva provato quando Anna nel primo pomeriggio era andata via, bofonchiando che era “cotta” e se ne andava a fare un giro, punto e basta, come sa dirlo solo lei.
Non era dispiaciuta Sandra all’idea che probabilmente avrebbe passato la serata da sola; aveva a Firenze una cugina di terzo grado, forse, da salutare, anche se magari sarebbe stata impegnata quella sera, ma tanto lei…stava bene lì per ora, lavorava, controllava il lavoro fatto da Anna, rubava conversazioni telefoniche qua e là e…navigava in solitario…
Poi l’archivio: si era mai sentito un invito a visitare un archivio? Beh, dopo pranzo Teo l’aveva portata nel sottotetto a visitare l’archivio, così, per distrarsi, “certo che ti bruciano gli occhi, dopo ore al computer, no, fuori fa troppo freddo e poi non mi va di dare l’impressione di essere uno che esce durante l’orario di lavoro…anche se potrei sai?”
L’archivio. E lì lei di un botto aveva smesso non solo di ascoltare Teo, ma anche di sentire i suoni che uscivano dalla sua bocca. A tratti si sintonizzava e recepiva le descrizioni entusiastiche sul nuovo palazzo capace di contenere l’intera storia della Fondamenta, dal 1962 ad oggi.
Sandra era una testarda nel non far coincidere mai il “normale” col “banale” Ed era davvero in grado di credere che tutto può succedere (alcuni amici l’avevano soprannominata Amelie, dalla protagonista del film francese che aveva avuto tanto successo nel 2002). Ciò nonostante realizzava che quello che le stava capitando andava perdendo progressivamente ogni connotato di normalità. Ma giacché non riusciva a dare un giudizio di valore di alcun tipo alle proprie sensazioni restava lì, impalata, col naso nell’archivio…
Avevano ripreso l’ascensore, “Siamo arrivati”, ingoia lui…
Tornata alla postazione di lavoro Sandra aspettava chissà da dove lo sganassone, che però non arrivava …Non da Andrea che era riuscita ad intercettare per 30 secondi, prima della piscina, per comunicazioni di servizio, non da sua madre che sciorinava l’immancabile rosario di “seccature della giornata”, non da Teo, che dopo quella parentesi di non senso sembrava tornato imperturbabile alle sue cose.
Altra cena con Anna. Stavolta Sandra non è gran che propensa a cavarle, come sempre, le parole di bocca. Lei ha il suo cortometraggio da rivedersi: l’archivio, l’occhio azzurro, l’iride che ad un tratto sembra dilatarsi e sottrarre spazio alle pagliuzze chiare, quel passaggio in macchina offertole da Teo, quando alla fine la cugina di “terzogradoogiùdilì” ha sciolto la riserva per un aperitivo…Non ricorda di cosa hanno parlato ma ricorda la tensione nel desiderare che ciascun semaforo durasse il più a lungo possibile. E poi si è scaraventata fuori dalla macchina e si è data alla fuga… Boh
Più tardi, in camera, inizia il lento travaso emotivo. Parlando con la madre racconta la sua giornata: tanto lavoro, freddo boia, sì lì tutti molto gentili e si scopre vanesia ad imitare la cadenza fiorentina. Poi è la volta di Paola, la sua amica del cuore, potrebbe dire usando un linguaggio adolescenziale. Di fatto è la persona con cui da sei anni ha contatti più frequenti, con cui si è sempre trovata in sintonia e che davvero le assomiglia .. troppo…cavolo, quanto le vuole bene.
Ciò nonostante la descrizione di persone e cose è puntuale ma abbastanza asettica.. sì, sì –conclude- niente male quel tipo, l’occhio oggi ha avuto la sua parte ….

Capitolo 3

Beh, l’occhio c’entrava poco, invece, e non era certo stato l’organo più sollecitato, quel giorno, non il suo, almeno, a giudicare dalle parole di Anna, la mattina dopo: “Abbiamo il treno alle cinque, una mole di roba ancora da fare: lascia stare quel tappo dalle scarpe inguardabili e dacci sotto che qui si fa notte” bisbiglia da dietro agli occhiali neri… Ma ma ..come allora …Sandra avrebbe ancora potuto recuperare, darsi un contegno, negare tutto (tutto cosa, poi?) ma sai che ti dico invece? Chi se ne frega, sfoghiamoci, anzi…. In un balzo è da Teo. “Grazie per avermi dato quel passaggio, ieri sera, mi è stato utilissimo e scusa se ti ho fatto fare tardi”. “No, non era tardi e quel passaggio te lo volevo proprio dare, altrimenti non lo avrei fatto”. “Sei stato davvero gentile”. E giù di questo passo. Ma come fanno due persone più o meno intelligenti a relazionarsi in maniera così idiota per il solo fatto di essere un uomo e una donna? Pensa Sandra. Cavolo, sveglia, è stato solo un passaggio in macchina, nulla più di questo, non ha rischiato il suo posto di lavoro, non ha compromesso la sua vita, gli hai fatto pure compagnia per un pezzo di strada, finiscila di ringraziarlo!!! Coraggio, self control, tra qualche ora sarai fuori di qui. “siete indietro col lavoro? “-Dice Teo- “ti do una mano? Vengo al tuo computer?” “Ok”.
E’ lì che avviene la deflagrazione. Scariche di adrenalina, ormoni impazziti che rimbalzano sul fascicolo Rossi/Bianchi; due validi elementi “su cui l’azienda conta” (!!!…) rileggono lo stesso rigo dieci volte senza capire nulla, se non che è il caso di andare a prendere un po’ d’aria. Che avesse avuto ragione Cartesio, quando teorizzava che il sangue circola solo perché il cuore, organo caldissimo, lo riscalda e quindi si dilata, schizza via, si raffredda e ritorna al cuore ed il giro ricomincia?!?

Beh, qui comunque non si raffredda nulla, specie nelle parti basse, questa almeno è la percezione di Sandra, che ha gettato uno sguardo furtivo sul grembo del vicino e lo ha ritirato subito, con pudore.
Aria, si diceva, ma senza dare nell’occhio, pensa Teo. Da bravo maschietto tiene molto al lavoro ed all’altrui considerazione nel suo ambiente di lavoro.
Chi avesse visto quei due figuri schizzare da un piano all’altro, per ritornare poi in archivio, stavolta, ironia della sorte, piuttosto popolato, e ridiscendere a rubare una sigaretta (una in due…) ad Anna, sempre più cupa, e poi uscire fuori con 2 gradi centigradi in camicia e golf, rigidi come stoccafissi e non solo per il freddo, avrebbe pensato che lì in Fondamenta si girava un remake di “Ridolini”.
Trovata forse la nicchia giusta, tra cesso e macchinetta del caffè, i due trovano pace (si fa per dire). Adesso di corrente ce ne è pure troppa, e quel cerchietto bianco all’anulare sinistro sembra accendersi tutto, e girare vorticosamente. Anche Teo ha la sua fede, classica, di oro giallo come si conviene a chi si è sposato da giovane,in chiesa, ma la sua sta ferma, non gira, forse luccica ma… non abbaglia…
E’ Teo che per primo verbalizza. Nulla di quel che le ha detto –che si sono detti, siamo onesti- ora, dopo settimane senza contatti di alcun tipo, sembra più edificante né pregno di significato…. Ma allora…non era stato così.
Tornano alla base. Anna è già fuggita lasciandole un postit del tipo: “ho finito, prendo un treno prima; i miei dischetti sono nella borsa del computer; se hai problemi chiama”. Neanche un: “non ci sei, non ti trovo”. Certo, Anna guarda, disapprova e tace, pensa Sandra.

Capitolo 4

Così aveva ripreso il treno, da sola. “La sventurata rispose”, o meglio si propose. Cominciò col telefonargli in ufficio cinque minuti dopo essere ripartita. Cade la linea. Lui la richiama (certo, c’è il display sul telefono, che mostra il numero del chiamante). Zac, così ora lui ha il suo numero di cellulare, davvero una gran bella idea…E continua un fiume di scambi emotivi tra due persone che, rigorosa (?!?) lei, maldestro lui, sono riuscite a combinare un gran casino senza scambiarsi neanche una carezza.
Ma Sandra non è contenta se non sbaglia proprio tutto tutto tutto. L’indomani di buon ora lo richiama in ufficio per chiedergli l’indirizzo di posta elettronica. E lì si sfoga ben bene con quel perfetto sconosciuto, che dopo due minuti di quella assurda conversazione alla macchinetta del caffè le aveva raccontato con candore di precedenti e contemporanee esperienze extraconiugali, facendo però notare l’esclusività della presente situazione nell’immediatezza dell’attrazione, nel forte impatto emotivo ecc…e così lei, descrivendogli minutamente ogni attimo, ogni pulsione, ogni sensazione, gli regala tutto… tutto quello che può… idiota…
Lui raccoglie, rimanda qualche segnale, che così, a distanza di giorni e di chilometri, appare piuttosto prosaico e comunque via via più flebile …poi…come era prevedibile, la lascia evaporare… torna tutto intero alla sua vita, e non fa più caso a quella tacca che non ha messo, meglio così, pensa, era una anche un po’ complicata…
Lei invece per qualche tempo sotto il culo ha una Ferrari, ma come circuito solo una pista di go kart per bambini… se solo infilerà la marcia spaccherà tutto…
Si elettrizza a pensare a cosa potrebbe essere il day–after se premesse sull’acceleratore. Quante vite oltre la sua, anche senza l’altrui collaborazione, saprebbe infastidire, ammaccare, forse anche devastare….
E poi, invece, semplicemente… scende…
Le gira un po’ la testa, c’è il sole, si guarda intorno. Poco più in là un bimbo corre, bonariamente redarguito dal suo papà. Ma non è proprio un papà… è un babbo, così si dice da quelle parti… Sandra -non vista- gli sorride…
Ma quanta luce e questo odore di caffè? “Ben svegliata amore, sorridevi, sai? Stavi sognando?” Le sussurra Andrea. Lei spalanca gli occhi, lo abbraccia e sente che la realtà sa essere migliore di ogni favola. “Mhh, che buon caffè” -gli dice stiracchiandosi- “ti amo”. “Anche io, vuoi qualcos’altro?” “Sì.. un figlio….”

avatar Scritto da: Roberta M. (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a Una bolla

  1. avatar
    The dark side of the moon 25 Febbraio 2022 at 20:44

    Sensibile e intenso, solo le donne sanno scrivere in questo modo.
    Complimenti e benarrivata!

  2. avatar
    Fabio Lotti 26 Febbraio 2022 at 10:34

    Complimenti e ben arrivata anche da parte mia.

  3. avatar
    Uomo delle valli 26 Febbraio 2022 at 12:03

    anche a me e’ piaciuto parecchio
    questo e’ il secondo racconto che pubblichi qui giusto ?

    • avatar
      Roberta 27 Febbraio 2022 at 11:26

      Si’..in realtà è un amico.che.me.li pubblica…io.mi vergognerei

  4. avatar
    Sergio Pandolfo 28 Febbraio 2022 at 21:17

    Bello, si vede la sensibilità femminile.

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