“Se non vuoi studiare le aperture compra questo!” fu la frase che mi sentii suggerire, in un inglese alquanto approssimativo, da quello che sulle prime aveva tutta l’aria di essere un canuto e simpatico avventore di torneo, come sovente se ne incontrano nei Festival di scacchi in giro per la penisola. Voltatomi di scatto egli mi sorrise e di fronte alla mia espressione stupita e sorpresa s’affrettò ad aggiungere: “Sì, hai capito bene, ragazzo…”
Stavo sfogliando i libri di scacchi su un banchetto improvvisato con quattro assi di legno e messo su da un giocatore yugoslavo, avevo appena chiuso un grosso volume della celebre Enciclopedia, evidentemente inarrivabile per le mie capacità scacchistiche, ed il mio sguardo vagava incerto e incuriosito tra le variopinte copertine dai colori sgargianti raffiguranti tutte qualche motivo scacchistico in prima pagina, solitamente una scacchiera piuttosto che dei pezzi di scacchi, spesso un cavallo dalla folta criniera, oppure l’effige di qualche celebre giocatore del passato.
Il mio canuto interlocutore, avvedutosi del mio stupore, immediatamente s’affrettò a porgermi il volume a cui alludeva ma. come ne lessi il titolo. la mia espressione evidentemente si fece ancora più sbigottita e smarrita. Fu in seguito a quel singolare episodio che ebbe inizio la mia amicizia con Milorad Knežević ed il titolo del libro era: “Play the French”, autore un tal Watson, per me, all’epoca, meno di un emerito sconosciuto. Ma siccome m’ero quasi rassegnato a comprar comunque qualcosa, se non altro per solidarietà scacchistico-letteraria, e considerato che la frase con cui colui che aveva tutto l’aspetto di un esperto giocatore, accompagnò il suo gesto rassicurante fu più o meno questa: “Tu compralo, costa poco…” mi venne pertanto istintivo fidarmi del consiglio di quell’attempato individuo dall’espressione bonaria di vecchio zio alquanto male in arnese eppure sincero e convincente. Ebbene, dentro di me ero pressapoco sicuro che sarebbe stato l’ennesimo libro di scacchi acquistato per la giusta causa di cui sopra ma immancabilmente da depositare praticamente intonso sullo scaffale preposto a mo’ di importante soprammobile letterario. Non solo ebbi fortunatamente in seguito occasione di constatare più volte la mia superficialità di valutazione ma soprattutto non risultò così difficile apprezzare il paradossale consiglio datomi da quel saggio Maestro slavo: studiare le aperture mandandone a menti le variante è un ammaestramento didatticamente obsoleto e superato, la moderna teoria pedadogica dà ormai per consolidato il superamento di questo concetto, ma riuscire a comprendere il motivo per cui potesse risultar utile per migliorare il proprio livello e comprensione scacchistica lo studio di un libro dedicato ad una specifica apertura fu qualcosa che non mi apparve immediatamente chiaro fino a quando non mi accorsi in che genere di libro mi fossi casualmente imbattuto.

Apparentemente si tratta di una classica monografia, come tante, nulla di più, ma già ad un primo approccio, scevro da pregiudizi e condizionamenti, appare chiaro il valore dell’opera. Nella prosa dell’autore, sempre limpida e lineare, si riconoscono già alla prima edizione (ne son state pubblicate altre due, ciascuna ancor più sorprendente della precedente) i tratti salienti che contraddistinguono in modo inequivocabile il futuro autore di opere originalissime ed innovative quali “Secrets of Modern Chess Strategy”, “Chess Strategy in Action” e soprattutto il monumentale “Nuovo manuale ragionato delle aperture”.
E’ comunque significativo che di una monografia dedicata alle aperture siano state pubblicate ben tre edizioni nell’arco di diciassette anni (la prima edizione di “Play the French” risale infatti al 1983). Probabilmente non son tanti i libri di aperture che hanno avuto in un lasso temporale tanto esteso un successo simile. I contenuti sono ancora più illuminanti e significativi. Nessuna linea è trascurata, sia per il Bianco che per il Nero, con dovizia di particolari e non comune obiettività di valutazione. Basti tra tutti un esempio: il Gambetto Milner-Barry, una linea considerata inferiore, a torto o a ragione, dalla stragrande maggioranza delle monografie sulla Francese, fatta salva una peraltro timida menzione di “effetto sorpresa” per la mossa 6.Ad3 del Bianco. Ebbene, Watson alla luce della sua decennale esperienza di giocatore pratico e di autorevole didatta non solo esamina approfonditamente la linea principale (1. e4 e6 2. d4 d5 3. e5 c5 4. c3 Cc6 5. Cf3 Db6 6. Ad3 cxd4 7. cxd4 Ad7 8. O-O Cxd4 9.Cxd4) ma dedica un “corposo” ed interessantissimo paragrafo alla poco nota Variante Sorensen (9.Cg5).
Di tutti i sistemi della Francese Watson espone le idee, le posizioni “chiave” ed i concetti che sono alla base degli impianti tratteggiandone le caratteristiche peculiari sia in prospettiva di mediogioco che spesso alla luce dei possibili finali che ne derivano.
Questo l’indice del libro nella terza edizione italiana pubblicata da Caissa Italia (leggi qui un’altra recensione):

Per concludere mi piacerebbe presentare una delle partite di Milorad Kneževic pareggiate contro un Campione del Mondo: Anatoly Karpov. Tra gli altri giocatori che non son riusciti ad andare oltre la patta col mio amico serbo penso sia sufficiente citare Mikhail Tal, Bobby Fischer e Vasilij Smyslov.
Negli ultimi anni della sua carriera Knežević ha progressivamente diradato la sua attività agonistica, dedicandosi prevalentemente all’insegnamento ed alla scoperta di giovani talenti. Quando lo conobbi io, circa vent’anni fa, in un forte Magistrale a Genova, giocava ormai quasi per hobby, ma la sua forza di gioco era ancora sufficientemente notevole da consentirgli di giungere agevolmente al secondo posto dietro il GM bosniaco Emir Dizdarević.
Nel 2005 un attacco di cuore ha portato via per sempre il Grande Maestro Milorad Knežević.













































Redazione: soloscacchi@gmail.com


Caro Martin, non sapevo che tu avessi conosciuto personalmente Knezevic! Mi dai l’assist per un buffo aneddoto di qualche anno fa. Piombino 1987, Open UISP dei “Cavalleggeri”:avevo 13 anni e non so come ero capitato tra le prime scacchiere contro il Maestro Luca Stefanelli, accanto di scacchiera al MF Riccardo Ianniello e al GM Milorad Knezevic. Un’emozione per me indescrivibile quella di essere così vicino ad un GM! Ad un certo punto Ianniello si alzò… ed un anziano signore di Pisa, tale Camillo Boscaglia, curioso di provare l’ebbrezza di sedersi di fronte ad un GM, provò a prendere il posto lasciato libero dal Maestro Fide romano. Beh… non fece in tempo ad accomodarsi sulla sedia che Knezevic lanciò un terribile ruggito: “Roarrrrrr!!!”, che fece volatilizzare in men che non si dica il malcapitato vecchietto…! Complimenti per la recensione e per la citazione dell’immarcescibile Milner Barry!
per forza Play the french costava poco, è probabilmente il peggior libro sulla francese mai scritto
Ho giocato una variante “assolutamente vincente” secondo il libro che consigli. la variante Stun (vado a memoria), e ancora un po’ perdo! Fritz se la giochi ti sbriciola ! Trovo il libro in oggetto piuttosto bruttarello!
Ciao Loris, grazie per il commento

Oggettivamente credo che un conto sia trovare un libro “un po’ bruttarello”, giudizio personale quindi sostenibile; un conto condannarlo perché una variante in esso
riportata (quale esattamente?) se la giochi contro Fritz questo ti sbriciola…
Fritz, se per questo, sbriciola la maggior parte delle varianti giocate dai GM e
che puoi leggere nei libri di aperture. Spesso anche quelle “assolutamenti
vincenti”. Il grosso merito di un libro come questo di Watson consiste nel
modo in cui l’Autore illustra le varianti principali dei vari impianti francesi
e soprattutto come, dal punto di vista pratico, le idee fondamentali vadano applicate
nella pratica.
Le varianti passano, le idee rimangono, giusto?
A conferma di questo, torno a ripetere, di “Gioca la Francese!” son state stampate ben tre edizioni, segno che anche le varianti proposte son state aggiornate, rivedute e corrette nel corso degli anni.
Poi se il libro è per te comunque “un po’ bruttarello” nessuno pretende di farti
cambiar idea
Con simpatia, Martin Eden
Confermo che si tratta di un buon libro, almeno per chi capisce di scacchi. Sconsiglio il libro a chi è sotto i 2000 punti elo. Ci sono molte buone idee di base, e in alcuni casi il libro precorre i tempi per esempio con la variante 3. Cd2 Ae7
Bisogna saper cogliere i suggerimenti, analizzarli e svilupparli prima con l’analisi sulla scacchiera e poi con l’aiuto dei software. L’importante è che un libro di aperture dia spunti interessanti da sviluppare, e questo libro ne dà tanti, perche’ scritto da uno che conosce il valore profondo di questa difesa.
Chi pensa che imparare sequenze di mosse in apertura possa aiutare a giocare a scacchi, puo’ lasciar perdere; ma non solo questo libro direi anche qualsiasi libro di scacchi.