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I segreti del castello degli scacchi

Scritto da:  | 16 settembre 2011 | 5 Commenti | Categoria: Libri, Recensioni

Questo libro nasce dall’amore che proviamo per gli Scacchi, che ci hanno regalato momenti di autentica felicità.[1]
Cavazzoni, Messa.

I segreti del castello degli scacchi è un libro a scopo didattico, nel quale si possono trovare sia le regole basilari per il gioco che utili esercizi per apprendere in fretta i suoi fondamenti. Ma, forse, si tratta di qualcosa di più.

Il libro si può dividere idealmente in parti: al principio il lettore è guidato all’apprendimento dell’uso dei singoli pezzi, ciascuno dotato di una sua individualità, costruita sapientemente sulla base del concreto gioco e sul piano figurato dell’immaginazione. Tutte le figure sembrano dotate di un’anima e nessuna di esse è un impersonale pezzo di legno ma un individuo dotato di un volto e di una mente: “Bella e audace, grazie alla sua agilità la Regina è il pezzo con il maggior raggio d’azione. Al centro di una scacchiera vuota controlla ben 27 case”.[2] Oltrepassata la conoscenza preliminare dei singoli pezzi, si giunge all’apprendimento di tutta l’orchestra o di tutto il proprio esercito: “La battaglia degli scacchi è avvincente: è fatta di attacchi, difese, agguati, inseguimenti e duelli, a colpi di astuzia e intelligenza”.[3] Ma, anche in questo caso, il tragitto è tratteggiato da una separazione precisa dei vari livelli, tutti necessari al migliore apprendimento. In ciò, potremmo azzardare un primo paragone, con un altro libro: Il mago dei numeri. Come in matematica, gli scacchi, bisogna pur dirlo, offrono il pericolo di ricadere al di fuori della propria presunta portata, inducendo paura e rifiuto nel principiante. Ma gli autori scongiurano questa pericolosa possibilità prendendo letteralmente sulle spalle il lettore più sprovveduto, facendolo, così, sentire sempre al sicuro: non c’è mai il senso dello smarrimento della via e, per ciò, non si è mai a disagio. La terza parte ideale è segnata dalla presenza dello scacco matto che, forse, rappresenta la caratteristica più disarmante dell’intero gioco. Alternando esercizi a presentazioni essenziali, ma non prive del loro immaginifico lirismo che non dispiace mai, c’è spazio anche per considerazioni meta-scacchistiche. Lo scopo ultimo del libro è, infatti, quello di costruire un buon scacchista, educato all’ideale dell’agonismo positivo e, in definitiva, della condivisione di più alti valori, ispirati alla tolleranza e alla reciproca accettazione, ma lasciamo che sia una citazione a illuminare questo punto, generalmente dimenticato dai manuali di scacchi introduttivi: “Se un giorno sarai perdente, complimentati con l’avversario, stringi sorridendo la mano e invitalo ad analizzare insieme la partita. Non arrabbiarti, non cercare giustificazioni, ma cerca di capire dove hai sbagliato”.[4] La quarta parte consiste nell’illustrazione dei concetti fondamentali della descrizione delle partite (linguaggio scacchistico) e della valutazione (valore dei pezzi). La quinta e ultima parte è una breve e essenziale guida verso il vertice finale, tra rudimenti di calcolo combinatorio e altri divertenti esercizi, che culmina nel matto in tre mosse, ultimo paragrafo del libro. Ogni paragrafo inizia con una breve descrizione dell’argomento e finisce con una serie molto ampia di esempi ed esercizi: la ricchezza dell’eserciziario è veramente notevole, con i suoi 439 diagrammi! Inoltre, la pertinenza degli esercizi stessi è preziosa e basta sfogliare il libro anche solo superficialmente per rendersene conto. Tra la vastità dei diagrammi e le intelligenti presentazioni c’è spazio per le favole sull’origine del gioco, per commenti intelligenti sulla buona educazione scacchistica e per qualche quiz: il tutto rende la lettura divertente e non priva di spunti di riflessione per grandi e meno grandi.

La finalità del libro. La finalità del libro è duplice: da un lato esso vuole essere un efficiente manuale a uso didattico per giovani aspiranti scacchisti e per buoni insegnanti. Da un altro lato, I segreti del castello degli scacchi vuole far riflettere i giovani scacchisti e i loro più anziani istruttori sul ruolo sociale e culturale del gioco, nel quale la componente umana non deve esser sacrificata per un agonismo acritico e violento ma, viceversa, per una maggiore comprensione del valore umano intrinseco nello stesso divertimento condiviso.

Stile del libro. Il linguaggio utilizzato è sempre ricco di metafore nel quale i pezzi risaltano ciascuno per sé, ciascuno con doti e pregi suoi particolari. Sembra quasi che si possa intravedere un’immagine allegorica più ampia nella quale niente e nessuno deve mai essere ridotto a semplice pedina, neppure l’ultimo pedone: questo perché dietro l’ignoranza dell’oblio di ciascuno si staglia il pericolo di una totalità uniforme e cieca; e non è certo questo il messaggio più profondo che si può leggere tra le righe. Ma è nei racconti favoleggianti che la vena profondamente fantasiosa e, in ciò, umanistica del libro sorge in tutta la sua chiarezza: la rivisitazione del mito delle origini o l’intelligente favola finale (I segreti del cavaliere della mezza luna) sono dei bellissimi esempi di parabole umanistico-scacchistiche dove il messaggio finale può riassumersi così “La somma di due civiltà è meglio di una”.[5]

Le illustrazioni. I segreti del castello degli scacchi è un libro illustrato, nel quale non sono solo incasellate tante miniature scacchistiche (i diagrammi) ma sono presenti tanti disegni la cui delicatezza e semplicità risulta evidente dall’asciuttezza del tratto e dalla scelta del color rosa-pastello. Il disegnatore è molto attento alla verosimiglianza dei pezzi ma non eccede nel dettaglio, là dove questo lascerebbe poco spazio all’immaginazione: le raffigurazioni rarefatte ma precise impreziosiscono il volume e offrono un refrigerio per la mente, giacché, d’altronde, non può che essere così, quando si impara a giocare a scacchi. Cogliamo l’occasione per sottolineare la pregevolezza del libro anche dal punto di vista materiale: la qualità dell’impaginazione, richiesta dalla presenza dei disegni, e l’ottima rilegatura contraddistinguono questo oggetto anche sul profilo puramente oggettivo, come ci ha abituato la casa editrice Le due Torri.

Qualche osservazione conclusiva. I segreti del castello degli scacchi costituisce l’ideale proseguimento de Il castello degli scacchi, il libro precedente del premiato istruttore federale Carlo Alberto Cavazzoni. I due lavori hanno una serie di somiglianze, sia nella presentazione che negli intenti didattici e didascalici, ma in questo libro si vuole affrontare più specificamente il problema della crescita e della maturazione del principiante, guidandolo, come detto, sino alle soglie della combinazione più articolata e, dunque, dell’essenza stessa del gioco pratico. I due libri, dunque, si richiamano e si integrano reciprocamente, offrendo al principiante e all’istruttore un ideale percorso ottimale per l’apprendimento del gioco degli scacchi.

Siamo di fronte ad un libro la cui duplice finalità, impreziosita da ottimi diagrammi e bellissimi disegni, interessa adulti e piccini, capace di illuminare gli scacchi e gli uomini in pari intensità, un intento ambizioso ma raggiunto con pienezza.

CAVAZZONI CARLO ALBERTO; MESSA ROBERTO. CON LE ILLUSTRAZIONI DI VALERIO FALCONE.
I SEGRETI DEL CASTELLO DEGLI SCACCHI
LE DUE TORRI.
PAGINE: 111.
EURO: 12,00. Disponibile anche in versione cartonata (15,00).


[1] Cavazzoni C. A., Messa R., I segreti del castello degli scacchi, Le due Torri, Bologna, 2011, p. 1.
[2] Ivi., p. 23.
[3] Ivi., p. 29.
[4] Ivi., p. 42.
[5] Ivi., 107.

avatar Scritto da: Giangiuseppe Pili (Qui gli altri suoi articoli)


5 Commenti a I segreti del castello degli scacchi

  1. avatar
    Marramaquìs 16 settembre 2011 at 07:42

    Una informazione, Giangiuseppe.
    Ho alcuni amici (ben adulti) che appena appena conoscono le regole del nostro gioco e che sono interessati ad approfondire un poco questa conoscenza (ma non certo a fini agonistici).
    Consiglieresti loro di leggere a tal fine “Il castello degli scacchi” e quindi “I segreti del castello degli scacchi” ?
    Oppure no, considerato che “la finalità del libro” (almeno del secondo) “è quella di essere un efficiente manuale ad uso didattico per giovani aspiranti scacchisti e per buoni insegnanti” ?
    Grazie per la interessante recensione e per la risposta.




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    • avatar
      Giangiuseppe Pili 16 settembre 2011 at 19:10

      Carissimo,

      La tua è una domanda lecita e delicata e non ti posso offrire una semplice risposta, a cagione di ciò che spiegherò.

      Il libro è chiaramente rivolto a giovani e a istruttori, infatti, tutto il lavoro è permeato da un senso “fiabesco” e “eticamente carico”. Tuttavia, “I segreti del castello degli scacchi” ha dei contenuti scacchistici (nel senso stretto del termine) espressi in modo estremamente semplice ed incisivo. Mi riferisco alla grande quantità di eserciti e diagrammi presenti che sono, effettivamente, molto utili. Noi siamo (anche per chi non vale una cifra nel gioco, come me ché riesco a rimanere 2N!) comunque troppo all’interno del gioco per ricordarci quanto difficile è stato l’inizio del nostro apprendimento. Per esempio, la nozione di scacco matto è estremamente controintuitiva e ce ne si rende immediatamente conto quando se ne parla con miei coetanei poco avveduti (ma l’età conta poco). Il libro, per esempio, consente di giungere dalle basi minimali all’apprendimento delle tecniche necessarie a risolvere esercizi di matto in tre mosse. Che non è certo il livello di un GM ma è proprio l’inizio!

      Io insegno italiano a dei ragazzi extracomunitari, adulti, sia maschi che femmine. So benissimo che non posso insegnare loro la lingua come se fossero bambini perché, ormai, la loro facoltà cognitiva è già linguisticamente improntata. E so anche che se usassi uno stile di un certo tipo potrei essere preso poco sul serio. Ma proprio qui sta il punto: se si è abbastanza avveduti da soprassedere da qualche remora (l’idea che si sta apprendendo a giocare sul serio da un manuale per ragazzi) allora il libro può essere davvero utile. Ma se non si supera questo livello, allora no. Dipende, effettivamente, dal grado di elasticità mentale del lettore e dalla sua capacità di andare oltre le righe che, comunque, sono sia ben scritte che molto belle, da un punto di vista morale.
      Io ho consigliato Il castello degli scacchi a una amica di mia madre di settant’anni che voleva imparare a giocare e le ho detto che esso costituisce il migliore approccio (in termini di esplicazione delle regole di base e degli esercizi di approccio) migliore che io conosca: gli altri libri, infatti, sono già rivolti ad un pubblico competente, nonostante le apparenze, e sono, secondo me, veramente scoraggianti, per chi si approccia senza i dovuti “paracadute”.

      Ma questa rimane la mia opinione, l’opinione su di un libro che mi ha colpito molto perché, nel suo genere, è senza dubbio il migliore.




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  2. avatar
    Alessandro 16 settembre 2011 at 15:43

    Io l’ho comprato e letto insieme a mio figlio.
    E’ STUPENDO come libro e Cavazzoni è una forza della natura (anche se forse con un ego leggermente troppo strabordante). Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro a Porretta Terme al campionato nazionale giovanile.
    Per un adulto, però, mi sembra che il libro non sia la prima scelta.
    Mentre per un ragazzo è uno dei must-have.




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  3. avatar
    Giangiuseppe Pili 16 settembre 2011 at 19:16

    Grazie, Alessandro, per la tua osservazione!

    Senza dubbio, come dicevo nel commento sopra, il libro è principalmente rivolto a giovani apprendisti. Però, rimane il fatto che esso è il manuale che contiene i migliori esercizi e le più semplici spiegazioni per chi si appresta ad imparare a giocare, indipendentemente dall’età! Però, evidentemente, bisogna avere una mente abbastanza aperta da sapersi accettare “come bambini che imparano l’ABC”, umiltà che forse non è, forse anche giustamente, patrimonio di tutti!




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  4. avatar
    girolamo 18 settembre 2011 at 17:01

    Per hobby, faccio l’istruttore elementare, non solo letto il libro, ma l’ho proprio bevuto.
    Ho trovato molte idee interessanti sopratutto per commentare la nascita del gioco.




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