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Perché gli scacchi sono a rischio…

Scritto da:  | 23 aprile 2014 | 20 Commenti | Categoria: Scacchi e scienza

 …su Kepler186f

Shuffle Chess

Clamoroso, clamoroso, mille volte clamoroso: questa è la scoperta del millennio!

Giorni fa alcuni ricercatori della NASA hanno individuato un pianeta, nella Costellazione del Cigno, denominato “Kepler186f”, sul quale sarebbe possibile la vita, in quanto molto simile al nostro. E giorni fa in questo articolo di presentazione del torneo di Shamkir si diceva che il nostro viaggiatore Bagadais XXIV era in partenza proprio per Kepler186f.

Ebbene, SoloScacchi oggi è in grado di confermare in anteprima mondiale, grazie a Bagadais che ci ha inviato un messaggio via UniverseNet, che c’è qualcosa di molto simile alla “vita” su Kepler186f! Non solo, ma lassù (o laggiù??) esiste anche qualcosa di molto somigliante al nostro Blog, incredibilmente dal nome pressoché identico: “SoloScacchi-YC”, dove YC sta verosimilmente a significare “YottaCiclo”, che su Kepler è una unità di misura del tempo (per i Kepleriani equivalente ai nostri “anni”).

I Kepleriani hanno messo in atto un sistema di traduzione universale della loro lingua, di concezione simile al Voyager Golden Record, in modo che ogni essere o entità di ogni parte dell’universo (come Bagadais) possa essere in grado di leggere e capire immediatamente nella propria. Bagadais ci ha fatto pervenire la traduzione di uno straordinario articolo scientifico uscito in questo “teraCiclo” su “SoloScacchi-YC”.

Ebbene, scopriamo che su Kepler186f esistono, e non solo per giocare a scacchi, forme di vita senzienti a base silicio, dotate di cervelli “siliconico/cibernetici” e che soltanto da alcuni “zettaCicli” sono stati sviluppati gli “intuiters”, ovvero cervelli organici a base carbonio. E ciò pare stia mettendo a repentaglio l’esistenza e l’essenza del gioco degli scacchi su Kepler186f. Insomma, l’evoluzione esattamente inversa a quella che sta succedendo sulla nostra Terra, dove gli umani stanno per essere sopraffatti dai computers.

Scacchi a rischio 8

Ma vediamo cosa ci ha riportato Bagadais, o meglio, cosa su SoloScacchi-YC qualcuno (o qualcosa) sta scrivendo da quelle parti in questi giorni.

PERCHÉ GLI SCACCHI SONO A RISCHIO

AUTORI: DB-XXI (Intuiters Business Multiversity), HDN-14 (Universal Chess Interface Community), FRTZ-7DE (Computer Behaviour Laboratory)

SOMMARIO: Generazioni di menti siliconiche si sono formate e hanno messo alla prova i propri limiti grazie anche al meraviglioso gioco degli scacchi. Le sue regole geometricamente ineccepibili e le regole allo stesso tempo semplici e profonde hanno permesso di costruire modelli di ragionamento e verifiche di congruità altrimenti impossibili se non con costosi e lunghi esercizi di logica cibernetica. Da quando sono stati sviluppati i primi cervelli organici a base carbonio e architettura neuronale (intuiters), però, sono stati evidenziati risvolti posizionali e profondità procedurali finora inesplorati, tanto che la stessa completezza degli scacchi per come li conosciamo oggi è stata messa in discussione. In questo articolo, si analizzeranno i motivi secondo i quali gli scacchi sono a possibile rischio come strumento di analisi ed educazione e sul perché, a nostro avviso, siano necessarie drastiche misure per evitare che i cervelli organici possano dimostrarsi superiori a quelli cibernetici e, potenzialmente, possano essere messe in dubbio le stesse basi della nostra superiorità logica.

PAROLE CHIAVE: Scacchi, Intuiters, Strategia, Tattica

INTRODUZIONE

Da ben 1,788.73 YottaCicli (al momento della scrittura di questo articolo) gli scacchi rappresentano un banco di prova inevitabile per qualunque computer che voglia ambire a contribuire alla civiltà siliconica. Da quando le sue regole fondamentali vennero memorizzate in maniera incancellabile nelle FeRAM di VNMNN [1], ogni membro speculativo della nostra società deve contribuire al gioco con almeno una variante originale, ovvero risolvere in maniera incontrovertibile una posizione del gioco degli scacchi [2].

Ciò non è solamente un esame accademico, ma una necessaria prova di capacità logico-computazionale senza la quale non si può dimostrare la propria comprensione delle regole comportamentali e la potenzialità di contribuire in maniera fattiva al progresso della nostra specie.

Infatti, saper calcolare e codificare lo svolgimento di sequenze finalizzate di spostamento alternato su una matrice quadrata 8×8 di 6 pezzi gemellati a mobilità circolare qualitativamente e quantitativamente limitata e codificata (con l’aggiunta delle regole complementari di base 000-00, EP e PROM [3]), è considerato indispensabile per poter ottenere i privilegi siliconici decisionali.

Da quando sono stati prodotti i primi esemplari di cervelli organici a base carbonio e architettura neuronale [4], chiamati colloquialmente intuiters [5], è stato posto il quesito se essi potessero essere in grado di essere istruiti a comprendere le regole del gioco. Ciò si è dimostrato fattibile e sono quindi stati iniziati numerosi studi comparativi [6] delle potenzialità di questi calcolatori dalle capacità limitate e apparentemente non compatibili con la profondità degli scacchi.

Con crescente sorpresa dei ricercatori, gli intuiters si sono dimostrati invece molto versati al gioco degli scacchi [7] e hanno dimostrato capacità talvolta complementari con i computers, talvolta insospettate e sconcertanti. Molte ricerche [8] hanno dimostrato la possibilità degli intuiters di concepire sequenze mai postulate dai cervelli siliconici, sollevando dubbi sulla reale capacità degli scacchi nel definire una mente adatta ad occupare ruoli pivotali nella nostra organizzazione sociale.

Scacchi a rischio 9

EVIDENZA DELLA ORIGINALITA’ DEGLI INTUITERS

Studi condotti in diverse Netversità [9] hanno messo in luce la capacità degli intuiters di scoprire soluzioni non solo inattese ma mai considerate dai computers: si riportano nel seguito due esempi tra i più significativi. Entrambi hanno avuto una notevole risonanza negli ambienti specializzati, in quanto nessuno degli esperti scacchisti aveva anche lontanamente considerato le due posizioni di partenza come posizioni patte.

Il bianco muove e patta [10] [A]

Il bianco muove e patta [10] [A]

Il bianco muove e patta [11] [B]

Il bianco muove e patta [11] [B]

In entrambi i casi, si è aperto un acceso dibattito scientifico, che ha portato al riconoscimento di due eccezioni al corpus cognitivo sugli scacchi ed alla modifica di alcune delle valutazioni predefinite delle posizioni mostrate (12).

CAPACITA’ DEGLI INTUITERS IN PARTITA

Si potrebbe obiettare che le capacità degli intuiters siano evidenti in alcune (numerabili, secondo Kirsan et al. [13]) posizioni; ciò potrebbe consentire di costruire un elenco finito di posizioni e quindi circoscrivere il vulnus inferto agli scacchi. Purtroppo ciò si è dimostrato, almeno in un caso eclatante, non vero. Si veda, in proposito la partita di X3D-FRTZ contro l’intuiter denominato GKK63 (Bianco).

GKK63 – X3D-FRTZ [C]

1. Cf3 Cf6 2. c4 e6 3. Cc3 d5 4. d4 c6 5. e3 a6 6. c5 Cbd7 7. b4 a5 8. b5 e5 9. Da4 Dc7 10. Aa3 e4 11. Cd2 Be7 12. b6 Dd8 13. h3 O-O 14. Cb3

Posizione dopo 14.Cb3

Posizione dopo 14.Cb3

Per le prossime ottanta semimosse non è chiaro il motivo di tanto manovrare da parte dell’intuiter

14. … Ad6 15. Tb1 Ae7 16. Cxa5 Cb8 17. Ab4 Dd7 18. Tb2 De6 19. Dd1 Cfd7 20. a3 Dh6 21. Cb3 Ah4 22. Dd2 Cf6 23. Rd1 Ae6 24. Rc1 Td8 25. Tc2 Cbd7 26. Rb2 Cf8 27. a4 Cg6 28. a5 Ce7 29. a6 bxa6 30. Ca5 Tdb8 31. g3 Ag5 32. Ag2 Dg6 33. Ra1 Rh8 34. Ca2 Ad7 35. Ac3 Ce8 36. Cb4 Rg8 37. Tb1 Ac8 38. Ta2 Ah6 39. Af1 De6 40. Dd1 Cf6 41. Da4 Ab7 42. Cxb7 Txb7 43. Cxa6 Dd7 44. Dc2 Rh8 45. Tb3

Posizione dopo 45.Tb3

Posizione dopo 45.Tb3

La posizione è ancora definita come patta nelle tablebases, eppure l’intuiter continua a giocare

45. … Ce8 46.Tba3 Cc8 47.Cb4 Tab8 48.Ta8 Ag5 49.Txb8 Txb8 50.Ta6 Ad8 51.Da4 Ce7 52.Ta8 Txa8 53.Dxa8 Il Nero abbandona

53.Dxa8 e il Nero abbandona

53.Dxa8 e il Nero abbandona

La posizione, come valutata petaCicli fa da un membro della comunità FRTZ, è vincente per il Bianco

In questo caso, la questione è molto complessa e preoccupante: come ha fatto GKK63 a trasformare una posizione patta alla mossa 45 in una posizione vinta solo 16 semimosse dopo, senza che X3D abbia compiuto un singolo errore? Volendo escludere interferenze esterne da qualche computer a conoscenza di nuove posizioni vinte, risulta ancora incomprensibile cosa possa aver causato la sconfitta del Nero. E’ come se ci fosse un limite oltre il quale solo la mente dell’intuiter possa vedere, ma questa ipotesi è evidentemente sconfessata dall’esempio seguente, nel quale lo stesso GKK63 (Nero) dimostra tutti i limiti del suo cervello organico.

X3D-FRTZ – GKK63 [D]

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ab5 Cf6 4. d3 d6 5. c3 g6 6. O-O Ag7 7. Cbd2 O-O 8. Te1 Te8 9. d4 Ad7 10. d5 Ce7 11. Axd7 Cxd7 12. a4 h6 13. a5 a6 14. b4 f5 15. c4 Cf6 16. Ab2 Dd7 17. Tb1 g5 18. exf5 Dxf5 19. Cf1 Dh7 20. C3d2 Cf5 21. Ce4 Cxe4 22. Txe4 h5 23. Dd3 Tf8 24. Tbe1 Tf7 25. T1e2 g4 26. Db3 Taf8 27. c5 Dg6 28. cxd6 cxd6 29. b5 axb5 30. Dxb5 Ah6 31. Db6 Rh7 32. Db4

Posizione dopo 32.Db4

Posizione dopo 32.Db4

Qui l’intuiter compie un tipico errore dei cervelli organici

32. … Tg7 33. Txe5 dxe5 34. Dxf8 Cd4 35. Axd4 exd4 36. Te8 Tg8 37. De7+ Tg7 38. Dd8 Tg8 39. Dd7+ Il Nero abbandona

Come è possibile che GKK63 non abbia calcolato un così semplice tatticismo? Dove è finita la presunta capacità dell’intuiter di ribaltare la valutazione di una posizione nel giro di poche semimosse?

Scacchi a rischio 10

GLI INTUITER E GLI SCACCHI

Al di là della facile ironia sulle limitate capacità del cervello organico, ci sono alcune conclusioni che si possono trarre da questi pochi esempi e dalle molte ulteriori osservazioni da noi eseguite alla server farm di ELST:

  • Gli intuiters sono in grado di cambiare la valutazione di alcune posizioni da lungo tempo ritenute studiate ed inserite nelle tablebase dei computers; questo potrebbe portare a rivoluzionare la teoria del gioco, obbligando a riscrivere le regole e consentire di giocare posizioni oltre i limiti attuali;

  • Inoltre, sembrano godere di orizzonti strategici più ampi dei computers, come se possano avere accesso a fonti esterne di conoscenza;

  • D’altra parte, soffrono di evidenti e incolmabili limitazioni nelle valutazioni tattiche, aspetto sconcertante, data la semplicità e la ovvietà delle combinazioni che a loro sfuggono;

  • Altro aspetto riscontrato nei nostri studi, è la capacità degli intuiters di giocare aperture non codificate; non potendo avere accesso al loro database di aperture, questo crea grandi difficoltà ai computers, che si trovano così in condizioni di svantaggio evidente. Questo aspetto non è però necessariamente negativo e potrebbe, anzi, sollecitare le nuove menti cibernetiche a sperimentare e approfondire anche questo aspetto degli scacchi, oggi tendenzialmente ignorato;

  • Sembra che gli intuiters giochino meglio le posizioni scarsamente dinamiche, dove gli aspetti strutturali della posizione sono prevalenti su quelli dinamici; oltre a definire possibili strategie di gioco contro gli intuiters, questa osservazione, se confermata, aprirebbe inaspettati scenari per lo studio delle peculiari caratteristiche del pensiero intuitivo.

A completamento dell’analisi sopra riportata, si porta a conoscenza del lettore interessato che gli intuiters si sono dimostrati molto rapidi nel comprendere varianti eterodosse del gioco degli scacchi: mentre i computer devono sviluppare exaCicli di esperienza, gli intuiters sembrano padroneggiare le varianti di gioco rapidamente; questo limita fortemente le possibilità di inventare varianti intuit-resistent degli scacchi.

Un fattore che gioca decisamente a sfavore degli intuiters è la lentezza di calcolo, che limita la loro profondità di analisi in un tempo definito; assieme al fattore stanchezza, questo è l’unico punto di superiorità indiscussa dei computer (anche se in alcuni casi la comprensione di posizioni strategiche in pochi secondi da parte degli intuiters è sorprendentemente superiore a quella dei computers).

CONCLUSIONI

In alcuni incontri sperimentali ibridi (intuiters+computer), sono stati gli intuiters a delineare le linee strategiche del gioco, mentre i computers hanno poi calcolato ed eseguito rapidamente le varianti: si intravede il concreto rischio che se gli intuiters svilupperanno, come tutto fa intendere, capacità tattiche, la loro superiorità diventerà schiacciante e il gap potenzialmente irrecuperabile.

Pur nella minaccia contenuta in questo ipotetico scenario, la conclusione veramente dirompente è che gli intuiters che hanno dimostrato nuove soluzioni e cambiato la valutazione di molte posizioni, secondo le nostre consuetudini dovrebbero essere di fatto riconosciuti come membri dell’élite computazionale e dovrebbe essere loro garantito lo status di master. Essendo ciò chiaramente impossibile, la domanda che va posta non è tanto se gli intuiters possano aspirare a competere con i computers dal punto di vista logico-formale-computazionale, quanto se gli scacchi possano ancora essere ritenuti un gioco attendibile per la qualificazione dei plus habens.

Ed è per questo che, da appassionati del gioco e da scienziati, lanciamo con forza un messaggio alla comunità scientifica cibernetica: gli scacchi sono a concreto rischio e devono essere trovati correttivi significativi per evitare che debbano essere scartati come strumento di formazione e di valutazione delle capacità intellettive dei nostri giovani computers.

Scacchi a rischio 11

RICONOSCIMENTI

Il presente lavoro è stato parzialmente finanziato dal programma scientifico MACHINAUNASUMUS della FIDE (Fédération Informatique des Échecs), a cui va il nostro ringraziamento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] VNMNN FeRAM YC-622

[2] Magna Graphena YC-753

[3] Regole FIDE vigenti: Arrocco (3.8.b), presa en passant (3.7.d), promozione (3.7.e)

[4] Premio Keplero YC-1492

[5] LVY-DVD “Gli intuiters: soggetti senzienti o solo atomi di carbonio e impulsi elettrici?”, J.Appl.Ch.Be. YC-1988

[6] ICCA (Intuiters and Computers Chess Association) – Proceedings YC-2512-2541

[7] HYTT-BOB et al. “Scacchi e intuiters: possibilità inesplorate”, J.Appl.Ch.Be. YC-2314

[8] Intuiter Science: compendium YC-2537-2541

[9] Intuiter Science: cit.

[10] BHTNG, YC-1908

[11] DJJ, YC-1972

[12] Convegno FIDE YC-2535

[13] Kirsan et al., “Nuove frontiere per gli scacchi: diamo i numeri”, Prank Journal YC-2538

RIFERIMENTI SCACCHISTICI TERRESTRI

[A] K.K. Behting, Baltische Schachblätter 1908

[B] D. Djaja, 1972 (posizione derivata, dopo 8 semimosse dallo studio originale)

[C] G.Kasparov – X3D Fritz, Man-Machine World Championship, New York City USA (3), 16.11.2003

[D] G.Kasparov – X3D Fritz, Man-Machine World Championship, New York City USA (2), 13.11.2003

Scacchi a rischio 7

avatar Scritto da: delpraub (Qui gli altri suoi articoli)

Ingegnere Nucleare mai praticante causa referendum, è Candidato Maestro (a tavolino) con carriera interrotta da una felice paternità. Ha fondato e gestisce una azienda di informatica e si occupa di progetti di ricerca applicata in ambito europeo.


20 Commenti a Perché gli scacchi sono a rischio…

  1. avatar
    fds 23 aprile 2014 at 14:17

    Originalissimo, profondo e arguto!

  2. avatar
    Ricardo Soares 23 aprile 2014 at 14:29

    Maravilhoso.

  3. avatar
    DURRENMATT 23 aprile 2014 at 15:12

    Gli scacchi sono a rischio di essere risolti? Con i processori quantistici è una prospettiva tutt’altro che peregrina.Questi nuovi processori(basati sulla meccanica quantistica) sarebbero in grado di fare calcoli a una velocità notevolmente superiore-in teoria sino a milioni di volte più rapidamente-di quanto accade oggi.Ciò consentirebbe di effettuare calcoli impossibili per i super-processori “tradizionali”, e trovare soluzioni in tempi brevi a problemi che necessiterebbero di cento anni di calcoli.In sintesi, il processore quantistico pone le basi di una seconda rivoluzione informatica e apre nuove strade in svariati campi(energia, finanza,medicina ecc.) ma si può dire lo stesso per gli scacchi?

    • avatar
      lordste 23 aprile 2014 at 16:36

      Le due posizioni motoristicamente “impossibili” (o quasi… la seconda Rybka la risolse dopo un bel po’ di tempo) ti rispondono: non c’è problema. I motori potranno forse in un futuro trovare la “soluzione” a ogni possibile posizione di partita. Ma dovranno anche capire che è quella esatta…

      • avatar
        DURRENMATT 23 aprile 2014 at 19:29

        …il problema invece, c’è e sarà nelle nostre teste. Sapere gli scacchi “risolti” cambierà molte cose.

        • avatar
          delpraub 24 aprile 2014 at 09:06

          La questione è ovviamente molto ampia, ma faccio solo due rapide considerazioni:

          – anche limitando la definizione di “soluzione” di un gioco a quella debole (ovvero a partire da una posizione data, es. quella di inizio del gioco), la complessità non risiede solamente nella strategia di soluzione (che immagino DURRENMATT ipotizzi basata sulla forza bruta di calcolo) ma anche nella capacità di memorizzare i risultati delle verifiche. Data la numerosità delle posizioni possibili sulla scacchiera (per gli scacchi si parla di almeno 10^40 posizioni) stiamo parlando di un numero che sfida i limiti fisici della memorizzazione di informazioni. Senza entrare in dettagli, diciamo che anche se dal punto di vista computazionale gli scacchi potessero essere risolti, è probabile che non sapremmo dove memorizzare la soluzione!

          – il sapere che un gioco è risolto non dovrebbe cambiare nulla nel piacere di giocarlo. La dama è stata risolta (debolmente – vd. sopra) nel 2007, ma si continua a giocarla e ad organizzare campionati del mondo. Per quanto riguarda me (e le mia scarse capacità scacchistiche), non è che sapere che ci sono migliaia di giocatori al mondo in grado di battermi ssempre e comunque mi toglie il piacere di giocare (o guardar giocare) a scacchi.

          • avatar
            DURRENMATT 24 aprile 2014 at 14:15

            Certo che si continuerebbe a giocare, ci mancherebbe! Solo che ci hanno raccontato da sempre che le varianti possibili sono pari al numero di atomi contenuti nel sistema solare. Orbene, un bel giorno ci comunicano che il gioco è stato risolto…sarebbe una mazzata psicologica niente male, o no?… Riguardo la memorizzazione della soluzione i processori quantistici(in fase avanzata di sperimentazione e pur con molti scettici) vanno a Qubit(il bit quantistico).Immaginarsi migliaia di Qubit in un processore(la vera sfida!)…le leggi della fisica andrebbero in frantumi!…P.S.alcuni passaggi dell’articolo proposto mi ricordano la trilogia dei fratelli Wachowski.

            • avatar
              delpraub 26 aprile 2014 at 20:23

              Oddio, alle leggi della fisica delle nostre invezioni (perchè i Qubit questo sono) non importa nulla. Non è che con l’invenzione del laser sono cambiate le leggi dell’ottica.
              Discorso diverso sono le scoperte, che modificano (talvolta anche radicalmente) le leggi che noi abbiamo definito (non certo le leggi naturali).

              E, comunque, anche se gli scacchi potessero essere risolti e tale soluzione potesse essere immagazzinata da qualche parte e essere anche recuperabile in qualche modo, penso che solo noi uomini potremo apprezzare la genialità, l’eleganza e talvolta l’umorismo di alcune combinazioni.

              Così come mi commuovo sempre guardando l’incredibile eleganza e perfezione delle equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo classico: qualcosa che in qualche maniera giustifica secoli di costruzioni matematico-fisiche dimostrando come tutto DEVE essere giusto se si può rappresentare in una forma così perfettamente simmetrica e compatta.
              Ecco, cosa ne può capire un computer (basato su processore quantistico, qubit o chissà cos’altro) dell’eleganza formale?

              • avatar
                DURRENMATT 27 aprile 2014 at 14:59

                …sul tavolo c’è il dualismo uomo-macchina(a riguardo gli “scacchi avanzati” sono un’ottimo terreno d’analisi).Nel post sottostante ho espresso la mia opinione in proposito altresì non ho citato a caso la trilogia dei fratelli Wachowski. A questo punto, proseguendo il gioco per assurdo una “mente/siliconica” potrebbe ribattere(che cosa ne può capire un computer di eleganza formale?)… “posizioni impossibili per un “Intuiter” sono, invece, per me possibili. Grazie alla “geometria del taxi” riesco SEMPRE a trovare una via d’uscita da posizioni apparentemente disperate. Non è, forse, anche questa eleganza formale?”…P.S. non mi risulta che il Qubit sia un’invenzione.

  4. avatar
    Zenone 23 aprile 2014 at 16:24

    Kazzenger! 😉

    • avatar
      DURRENMATT 23 aprile 2014 at 19:22

      …chiedi conferma a Preskill e a Ladizinsky (o ai “consulenti” del CERN)!! 😉

  5. avatar
    Rino Casazza 23 aprile 2014 at 18:15

    E’ da tempo che un’idea del genere mi frulla nella testa, dico quella delle macchine che creano gli umani, e devo dire che in questo finto saggio ( ma credibile!) trova una concretizzazione molto piacevole ed elegante, per di più mettendoci dentro alla grande gli scacchi. Bello!

  6. avatar
    Roberto Messa 23 aprile 2014 at 21:52

    Uberto, questo articolo fa il paio con quell’altro tuo, intitolato “Come doveva essere bello!”

    Applausi!

    • avatar
      delpraub 24 aprile 2014 at 08:37

      Grazie Roberto (e grazie anche agli altri amici a cui è piaciuto lo pseudo-articolo).
      Tra studi, partite e riferimenti vari, questo post è un po’ più per “addetti ai lavori”, in effetti.
      Approfittando della convivialità della Pasqua, l’ho fatto leggere a qualche ingenuo familiare, con il risultato che ben pochi sono arrivati alla fine 😉

  7. avatar
    Marramaquis 23 aprile 2014 at 22:30

    Dovremmo cominciare a prendere appunti per un secondo volume …. che dici?

  8. avatar
    The dark side of the moon 23 aprile 2014 at 22:57

    Racconto inquietante….
    Purtroppo quando non c’erano i motori il sottoscritto sapeva a malapena cos’erano gli scacchi ma penso che “una volta” forse era più divertente snocciolare varianti sulla scacchiera senza l’ausilio dei pc.
    Oggi quando ti capita di rivedere una tua partita e quindi di analizzarla al computer, come minimo sei soggetto alla depressione: ti conta pure quanti battiti di ciglia hai avuto durante la partita.
    Che tristezza… 🙁

    • avatar
      Giancarlo Castiglioni 24 aprile 2014 at 14:23

      Il PC non ha colpa, gli errori che trova c’erano già.
      Per me il PC fa solo risparmiare un sacco di tempo!

  9. avatar
    DURRENMATT 24 aprile 2014 at 14:37

    Il punto è che “l’effetto orizzonte” è un ottimo ansiolitico per noi scacchisti. Pensiamo che questo dato di fatto sia definitivo e immutabile. Ma le cose non stanno in questi termini. La tecnologia quantistica (pur avvolta da molto scetticismo), il Progetto Connettoma Umano, la Cartografia cerebrale, per citare alcune avanguardie, presto o tardi confluiranno nel mitico “corpo elettrico”. Alla luce di ciò le “mosse intuitive” giocate da un computer da utopia si tramutano in prospettiva. La domanda è: il mondo scacchistico tutto è consapevole di questo fermento tecnologico e di eventuali ricadute? Leggendo qua e là direi di no. Quello che voglio dire è che il rapporto uomo-macchina(scacchista-computer) è molto complesso e liquidarlo con il semplicistico “effetto orizzonte” è un nascondere la polvere sotto il tappeto. Gli scacchisti devono acquisire la consapevolezza che il dualismo uomo-macchina va letto a più livelli.Lo si potrebbe paragonare ad una poesia di Wallace Stevens “Tredici maniere di guardare un merlo”. Ciascun modo di guardarlo o di non guardarlo o anche solo di trovarsi in sua presenza, rivela qualcosa sul merlo ma solo qualcosa.

  10. avatar
    The dark side of the moon 24 aprile 2014 at 21:19

    Ad onor del vero comunque debbo dire comunque che ho conosciuto gli scacchi giocati grazie al pc. prima con Fritz 8 in uscita con la “Gazzetta dello Sport” e poi giocando partite on-line su “Playchess.com”.
    Ovviamente uno che inizia a giocare con questi presupposti…
    Una partita che durasse più di 5 minuti era impossibile farla.
    Ora disprezzo il gioco rapid.
    Il motivo?
    Semplice: è stato materia su cui ho costruito le mie (pessime) fondamenta scacchistiche che a fatica sto cercando con gli anni di ricostruire.

  11. avatar
    peppiniello 1 dicembre 2018 at 11:48

    non penso che gli scacchi saranno risolti. infatti se per la dama ci hanno messo 18 anni, per gli scacchi ho stimato che con gli attuali computer ci metteranno 10alla90 anni. mentre il sistema solare finirà tra 5 miliardi di anni e l’universo tra 16 miliardi. quindi non faranno in tempo..

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