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Sun Tzu: lo Shihi

Scritto da:  | 18 Giugno 2016 | 2 Commenti | Categoria: Cultura e dintorni

Lo Shi 03Non c’è differenza tra organizzare un piccolo o un grande esercito perché si tratta di organizzare e contare. Combattere contro un piccolo o un grande esercito è questione di forma e segni. Per vincere bisogna usare metodi straordinari e ortodossi. Il metodo ortodosso implica seguire regole organizzative strutturali, la pianificazione nella circostanza; il metodo straordinario implica lo sfruttamento della circostanza adeguata, dell’espediente per forzare la situazione: “un’operazione militare ha il sopravvento quando è come una pietra scagliata conto un uovo”. Gli elementi della guerra (il Tao, il generale, i soldati, il cielo e la terra) sono limitati ma le loro combinazioni sono infinite. Lo Shih è la capacità di colpire sul punto di massima debolezza con tutte le forze a disposizione. Così che il colpo virtuoso è il rapporto tra la massa a disposizione per puntare contro la debolezza e l’unità di tempo. La strategia produce organizzazione e caos, forza e debolezza.

Lo Shi 07Lo Shih può essere descritto come ʻil momento esatto del dispiegamento della forzaʼ. Esso ha a che fare con la forma, in quanto il dispiegamento della forza ha richiesto e presupposto la conoscenza delle proprietà strutturali dell’arte della guerra (capitolo 4). Questo viene ripetuto anche in questo capitolo: “Non c’è differenza tra gestire un grande esercito e gestirne uno piccolo. Si tratta comunque di organizzare e contare”.1 Quando lo Shih si configura nella sua componente astratta è strategia, ed ha a che fare con la conoscenza delle proprietà formali del conflitto: “Non c’è differenza tra combattere contro un grande esercito e contro uno piccolo. Si tratta comunque di forme e segni. Si possono programmare le tre armate in modo che lo scontro contro ogni nemico non porti sconfitta. Si tratta di metodi straordinari e ortodossi”.2 I metodi “straordinari e ortodossi” consistono in due differenti approcci, entrambi necessari per battere il nemico. Organizzare le proprie truppe in modo sistematico è l’arte di sfruttare la forma: questo è indipendente dalle condizioni contingenti giacché riguarda l’invariante sostrato del conflitto (la forma, appunto). Viceversa, applicare materialmente la strategia per conseguire nella realtà il massimo vantaggio significa saper “improvvisare”, in modo tale da sfruttare le singole circostanze, di per sé, imprevedibili. Così non si può fare a meno di essere pianificatori (ortodossi) e improvvisatori (straordinari) per saper conseguire il massimo vantaggio, altrimenti si saprebbe vincere senza sapere come vincere!

Se si fosse solo abili organizzatori non si riuscirebbe a trarre il vantaggio del momento contingente, così si sarebbe dei buoni ingegneri della guerra ma non dei generali, come Mcclelland rispetto a Grant, due importanti generali della guerra civile americana (per la loro descrizione si veda il monumentale lavoro di Raimondo Luraghi riportato in bibliografia). Se si fosse solo improvvisatori si andrebbe semplicemente all’avventura, rischiando di giungere solo alla vittoria per ragioni fortuite. Così, il tutto si può esprimere con le parole di Sun Tzu:

In breve, in battaglia
Usa metodi ortodossi per affrontare il nemico
E metodi straordinari per ottenere la vittoria.
E così, chi è abile nel creare lo straordinario è –
Infinito come il cielo e la terra,
Inesauribile come il Fiume Giallo e l’oceano.
Come l’alternarsi del sole e della luna.
Muore e rinasce,
Come le quattro stagioni.3

Lo Shi 06Solo se si è ordinari e straordinari si è “infiniti”, perché inesauribili nel ricombinare le forze presenti nel proprio schieramento e nella situazione contingente in modo sempre efficace perché pienamente in linea con l’esattezza del momento: essere perfettamente in linea con le circostanze per poter trovare l’esatto momento unico in cui rilasciare tutta la propria potenza accumulata, questa l’essenza dello Shih. Si può immaginare la contingenza come una ruota dentata e la nostra forza accumulata come una catena: ad ogni momento, rappresentato dal dente della ruota, costituisce un’unità inscindibile nel quale solo un pezzo della catena può essere bene inserito: “La furia dell’acqua, nel punto in cui trascina e ammassa le pietre: questo è lo shih. Il falco in picchiata in cui ghermisce mortalmente la preda: questo è il nodo del bambù”.4 Il problema del generale consiste nell’essere sempre capace di far calare con tutta la sua forza la propria potenza contro il punto di minima resistenza nell’esatto momento: “Lo shih è come tendere la balestra al massimo, Il nodo è come lo scatto del grilletto”.5 Questa capacità è fonte di potenza perpetua:

Le note musicali non sono più di cinque,
Eppure nessuno può dire di aver udito tutte le loro combinazioni.
I colori non sono più di cinque,
Eppure nessuno può dire di aver visto tutte le loro combinazioni.
I gusti non sono più di cinque,
Eppure nessuno può dire di aver assaggiato tutte le loro combinazioni.
Lo shih nella battaglia si limita allo straordinario e all’ortodosso,
Eppure nessuno può dire di aver esaurito tutte le combinazioni.
Lo straordinario e l’ortodosso si rincorrono e l’uno genera l’altro,
Come in un cerchio senza inizio.
Chi può esaurire le possibilità derivanti dalle loro combinazioni?

Lo Shi 11Quando lo Shih ha a che fare con l’applicazione concreta della strategia si configura come tattica. Nella tattica bisogna considerare l’aspetto psicologico delle proprie truppe, vale a dire il loro morale (coraggio/codardia): “Ordine e caos dipendono dall’organizzazione. Coraggio e codardia dipendono dallo shih. Forza e debolezza dipendono dalla forma”.6

La strategia e la tattica sono due livelli distinti dell’arte del conflitto. Quando si analizza la struttura di una guerra, gli elementi in gioco, allora si ha a che fare con l’aspetto formale della guerra ed è la forma a dominare: questa è la strategia. La strategia si configura, così, come pianificazione degli strumenti a nostra disposizione per raggiungere la vittoria. Ma questo non è tutto.

La tattica è l’arte della pratica di guerra nella quale è l’ordine corretto di applicazione delle istruzioni e il morale delle truppe che le eseguono, la componente più importante. Un grande guerriero è utile solo quando rende maggiormente probabile il raggiungimento dello scopo, vale a dire o la vittoria totale o il raggiungimento di un obiettivo strategico. Il grande generale non è solo dominato dalla ricerca della forma migliore, ma è anche colui che riesce ad usare la tattica nel momento giusto, nel giusto punto e con la giusta intensità: “Così, lo shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia, è paragonabile al far rotolare rocce rotonde da una montagna alta mille jen“.7

Si possono trarre moltissimi esempi istruttivi per mostrare nella realtà e nella storia come le condizioni del metodo ortodosso e straordinario si siano dovute rispettare entrambe per riuscire nei propri intenti. Nella storia si può constatare facilmente l’importanza della compenetrazione dei due metodi attraverso il caso dell’invasione della Francia da parte della Germania Nazista. Guderian si lanciò sino alla capitale con i suoi carri armati e andò oltre la semplice pianificazione, raggiungendo con la sua rapidità e mobilità la capitale, deponendo il regime di Parigi e costringendo la Francia a capitolare. Rommel, ugualmente, sapeva continuamente fare di necessità virtù, in modo da poter riuscire con un numero esiguo di forze a compiere gesta d’arme straordinarie. Per costringere Rommel all’impotenza, Montgomery non solo necessitò di cospicui aiuti americani, ma pure di un’oculata strategia.

Dal punto di vista individuale c’è molto da apprendere dal concetto stesso dello Shih. Un uomo deve essere pianificatore per avere una visione ad ampio raggio, ma deve anche saper applicare i principi della tattica, così da poter conseguire i vantaggi strategici. Avere una strategia vincente è una condizione necessaria per la vittoria, ma non è una condizione sufficiente. Per vincere bisogna anche apprendere l’arte della tattica. Così, la più grande abilità non è solo quella di saper determinare il punto dove vuoi condurre il nemico (condizione necessaria) ma pure sapercelo portare facendogli credere che era esattamente il punto dove voleva andar lui: “Chi è abile nel manovrare il nemico, lo costringe ad una forma che il nemico dovrà accettare. Lancia l’esca e lo attende in agguato con le sue truppe. (…;) Così lo Shih dell’abile condottiero, che si appresta a condurre un esercito in battaglia è paragonabile al far rotolare le rocce da una montagna alta mille Jen“.8

Lo Shi 091 Ivi., Cit., p. 19.

2 Ivi., Cit., p. 19.

3 Ivi., Cit., p. 20.

4 Ivi., Cit., pp. 20-21.

5 Ivi., Cit., p. 21.

6 Ivi., Cit., p. 21.

7 Ivi., Cit., p. 22.

8 Ivi., Cit., p. 21-22.

  1. (10. continuerebbe)
avatar Scritto da: Giangiuseppe Pili (Qui gli altri suoi articoli)


2 Commenti a Sun Tzu: lo Shihi

  1. avatar
    fabrizio 19 Giugno 2016 at 15:15

    Grazie a Giangiuseppe Pili per i suoi scritti sempre assai stimolanti e metaforici.
    Per i giocatori di scacchi vi sono certamente molte analogie ovvie (e tante meno ovvie, che possono sfuggire) che possiamo ricavare dall’opera di Sun Tzu; sarebbe interessante(almeno per me)se si esplicitassero in maniera più diretta quelle meno ovvie: l’autore sarebbe disponibile?
    E se sì, ce ne sarà il tempo? Speriamo di sì!

  2. avatar
    Giangiuseppe Pili 23 Giugno 2016 at 12:30

    – Saluto tutti gli amici di soloscacchi. Ho scoperto solo oggi dell’uscita di questo pezzo… Mi è dispiaciuto molto scoprire della cessazione del sito. Dal 2009-2010 era mia consuetudine collaborare, poi purtroppo mille incombenze mi hanno distratto dal sito, al quale accedevo comunque abbastanza regolarmente.
    – Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici di SoloScacchi che mi hanno sostenuto quando ancora ero agli inizi di tutta una serie di riflessioni e ricerche che mi hanno dato tanto. E quindi SoloScacchi credo abbia dato tanto a me e tanto a tutti noi. Inoltre, non dimentico certamente il risultato apicale di 57 Storie di scacchi, il quale ha consentito a me di avere un ricordo definitivo di lavori che hanno avuto un significato particolare. Da parte mia, ho dato in omaggio il libro a diverse persone, perché si trattava di un lavoro a me caro per tante ragioni.
    – Ma penso che in generale non ci sia niente di apocalittico in senso assoluto (anche se oggi i segni dell’Apocalisse si vogliono trovare anche nelle reclame dei biscotti…;) e tutte le cose umane migliori hanno un inizio e una fine. Se sarà questo il caso, non si può mettere in discussione il valore di ciò che è stato nel mezzo. Internet crea l’illusione dell’eterno presente, che è sempre stato falso sin da quando Hegel ne parlava e poi forse Nietzsche. Non è mai esistito e loro ne parlano perché per loro bastava il presente. La storia umana è sempre una progressione, anche quando senza sviluppo (come avrebbe detto Pasolini). Ma io penso che anche questa sia un’illusione prospettica: c’è sempre un qualche sviluppo, anche quando non del tutto positivo. Ma poi, chi sa giudicare con chiarezza e sicurezza ciò che è negativo?
    ________

    Al commento di Fabrizio: ho analizzato le connessioni tra scacchi e Sun Tzu in modo più compiuto in un mio libro del 2014. Non è mia abitudine farmi pubblicità surrettizia, ma non posso che risponderti rimandandoti a quel luogo.

    Un saluto a tutti!

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