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i Maestri di Milano: Marco Bonfioli

Scritto da:  | 24 febbraio 2018 | 22 Commenti | Categoria: C'era una volta, Italiani, Partite commentate, Personaggi

Era nato a Trento nel 1920 ma ha abitato a Milano almeno dal primo dopoguerra. Divenne maestro a 40 anni nel Campionato italiano a Perugia nel 1960, ma era un forte giocatore già da tempo, la promozione venne tardi perché giocava nella federazione dissidente U.S.I.
Giocò diversi Campionati Italiani a squadre con la Milanese e incontri a squadre, come i Piemonte – Lombardia; dal ’65 non lo ricordo in tornei individuali, sia a Milano che in Italia o all’estero.
Sole eccezioni negli anni ’80 un torneo Magistrale a Milano in cui ottenne un ottimo risultato; volle ripetere l’esperienza l’anno seguente, ma questa volta andò male.
Mi dissero che era o era stato professore di economia alla Bocconi, ma non ebbi mai occasione di controllare se fosse vero.
Aveva uno studio di commercialista molto bene avviato, in cui chiamò a lavorare prima Guido Cappello e poi anche De Cristofano; verso metà degli anni ’80 decise di ritirarsi e chiudere lo studio, Cappello non ne risentì, non so se trovò un’altra sistemazione o andò in pensione, mentre De Cristofano si trovò in difficoltà e da allora rimproverò sempre a Bonfioli di averlo spinto ad abbandonare il precedente lavoro.

Era sposato con un figlio, non giocatore di scacchi, che conobbi e aveva pressappoco la mia età; era da tempo separato dalla moglie ed era di dominio pubblico la sua lunga relazione con la sorella di Toth.
Aveva una casa sul Lago Maggiore, qualche volta lo incontrai al Tennis Club di Lesa.
Mi dissero che morì in trentino in un ricovero e che negli ultimi anni era in cattive condizioni di salute.
Vestiva invariabilmente di blu, giacca, cravatta e camicia, solo negli anni ’80 in estate diede un tocco di modernità tralasciando a volte la giacca e indossando maglioncini sempre blu.
Fisicamente era abbastanza alto, fisico sovrappeso portato con agilità, un viso rotondo, capelli neri lisci pettinati all’indietro stile anni ’30, probabilmente tinti data l’età, ma allora era normale e non ci si faceva caso.
Non fumava, amava la buona tavola e una sua passione caratteristica era il nocino usato indifferentemente come aperitivo o digestivo.
Era spesso in Scacchistica, giocava raramente lampo e analizzava volentieri partite di altri giocate a tavolino o per corrispondenza; il suo divertimento maggiore era trovare varianti buone per l’avversario di chi gli aveva proposto di analizzare la partita.
Quando possibile io assistevo alle analisi perché c’era molto da imparare.

Non ho mai giocato una partita ufficiale con lui, ma lo ho incontrato più volte in tornei lampo e semilampo a cui partecipava abbastanza di frequente; nei primi anni per me era fuori portata, in seguito mi ero preparato sui gambetti dubbi che di solito giocava, così riuscivo spesso ad uscire dall’apertura in vantaggio di tempo e posizione e anche a portare a casa il risultato.
Comunque era un forte lampista; Toth mi confessò che in una serata storta era uscito battuto nel complesso delle partite, ma che nella sera successiva, preparato e concentrato, si era vendicato alla grande.
Come gli altri maestri di Milano del periodo, la sua forza era soprattutto nella tattica.
Certamente aveva larghi mezzi economici e decise di fare qualcosa in favore degli scacchi.
Naturalmente la forma scelta, coerentemente alla sua personalità, era elitaria volta ad aiutare i giocatori di vertice; quindi fondò il circolo Mediolanum e diede uno stipendio a Toth, che era arrivato da poco dall’Ungheria, a Cosulich e a Messa che si trasferirono a Milano rispettivamente da Genova e Brescia.
Con questi giocatori, integrati dai non stipendiati Braunberger e il sottoscritto, mise insieme la squadra “Mediolanum”, con cui partecipò al Campionato Italiano a Squadre del 1977 e forse anche a quelli successivi per qualche anno.
Può sembrare strano che non abbia mai giocato nel Mediolanum, anche se per forza di gioco sarebbe stato certamente all’altezza; preferiva il ruolo di Capitano non giocatore mettendo in squadra giocatori più deboli di lui, tra cui il sottoscritto.
Non voleva che qualcuno pensasse che aveva creata la squadra per ambizione personale, per vincere qualcosa che non sarebbe riuscito a raggiungere con la sua sola forza di gioco, gli sembrava sarebbe stato poco elegante.
Dopo qualche anno, sia che si fosse stancato del giocattolo o che volesse ridurre le spese, chiuse il circolo.

Bonfioli era un misto di voglia di protagonismo e di timidezza.
Gli piaceva avere la sua corte intorno e diverse volte partecipai a pranzi in cui lui pagava invariabilmente il conto per tutti.
In questo i suoi naturali rivali erano il conte dal Verme e Palladino, da lui soprannominati rispettivamente gran verme e l’innominabile, perché diceva portasse sfortuna; naturalmente il tono era scherzoso, ma francamente alla lunga ne ero infastidito.
La concorrenza con dal Verme e Palladino si limitava a questo, non si sarebbe mai sognato di candidarsi alla presidenza della Scacchistica o della Federazione.
Nelle posizioni di potere vedeva più i fastidi che il prestigio e considerava volgare aspirarvi.
Sicuramente poi avrebbe ritenuto intollerabile puntare ad un obbiettivo e non riuscire a raggiungerlo, meglio non provarci nemmeno.
Tra i maestri del periodo fu quello con cui ebbi più contatti, sia a Milano che in occasione dei Campionati Italiani a squadre.
Su di lui avevo una opinione ambivalente; era una persona affascinante e subivo il suo fascino, mi piaceva la sua cortesia, la sua conversazione brillante, il suo umorismo raffinato, ma avvertivo il suo distacco da tutti, la sua freddezza emotiva.
Mi dava l’impressione che se i suoi interessi fossero stati anche minimamente toccati sarebbe andato avanti per la sua strada senza riguardi per nessuno.
Tra di noi c’era stima e rispetto reciproco; potrei applicare a lui quanto scrisse Albert Speer di Hitler: “Se avesse avuto degli amici sarei stato un suo amico”.
Ci demmo sempre reciprocamente del lei, da parte mia senza nessun imbarazzo; erano pochi quelli che gli davano del tu, i maestri della vecchia guardia e Toth. Quando me ne accorsi me ne stupii un po’, d’altra parte Toth era praticamente suo cognato.
Non parlammo mai di religione, ma sono sicuro fosse ateo.


Al tempo mi colpì molto una sua osservazione sul lavoro.
“Per valutare un lavoro vi sono tre parametri fondamentali, non in ordine di importanza: quanto rende, quanto è interessante farlo e quanto tempo bisogna dedicargli.
Raggiungere uno di questi obbiettivi è già difficile, ma con una certa abilità è tutto sommato fattibile.
Vi sono poi persone estremamente abili che riescono a raggiungere due di questi obbiettivi.
Un lavoro interessante che rende bene, ma che comporta orari estremamente gravosi.
Un lavoro interessante, che lascia tempo libero, ma che rende poco.
Un lavoro che permette di guadagnare bene, che non impegna per molto tempo, ma del tutto privo di interesse.
Riuscire a raggiungere tutti e tre gli obbiettivi è al di sopra delle possibilità umane.”
Sulla sua posizione politica è indicativa una frase che mi disse sui fiancheggiatori delle Brigate Rosse: “Nell’800 esisteva una istituzione che risolveva egregiamente il problema: l’esilio. Peccato che al giorno d’oggi non sia più possibile metterla in pratica.”
In quel periodo tra il terrorismo, l’evidente incapacità del governo a combatterlo, l’edificazione di cattedrali nel deserto al Sud a spese dello stato, la corruzione, la Sicilia controllata dalla mafia, l’Italia sembrava avviata al disastro; Bonfioli assisteva più con stupore che con disapprovazione a queste follie.
Erano i tempi del libretto rosso di Mao e molti scacchisti su quelle posizioni consideravano Bonfioli un fascista; niente di più lontano dalle sue idee, era piuttosto un illuminista del ‘700.

Non ho trovato molte sue partite, credo fosse capace di fare di meglio.

Enrico Paoli – Marco Bonfioli, 0-1

Reggio Emilia 1963

1.e4 e5 2.Cf3 f5?!

Posizione dopo 2…f5?!

Il gambetto Greco; Bonfioli lo giocava a volte in tornei lampo, non è così cattivo come è generalmente ritenuto. Bisogna aver coraggio per giocarlo, ma in fondo è l’apertura ideale contro un giocatore come Paoli, buon conoscitore della teoria e che si sarà sentito sfidato a confutarlo.
Ma in apertura non basta conoscere la teoria, ci vuole anche esperienza di gioco ed è probabile che in precedenza nessuno abbia mai giocato a Paoli questa apertura in torneo.
3.Cxe5 Df6 4.d4
Sull’enciclopedia la variante principale è 4.Cc4 che da vantaggio al bianco, ma la mossa giocata è almeno equivalente se non migliore; credo fosse prevista nella preparazione teorica di Paoli.
5…d6 6.Cc4 fxe4 7.Ce3 Df7 8.Axe6 Dxe6 9.Dh5+ Rd8

Posizione dopo 9…Rd8

Il nero ha perso l’arrocco e sta un po’ peggio, ma la posizione è confusa e il bianco può facilmente perdere il filo.
10.Db5 b6 11.a4
Una imprecisione che permette c6 e d5 stabilizzando il centro; era meglio 11.Cc3 Cc6 12.d5 o direttamente 11.d5 ma il bianco rimane comunque in vantaggio.
11…c6 12.De2 d5 13.0-0 Cf6 14.c4 a6 15.Cc3 Ad6 16.a5 b5 17 c5

Posizione dopo 17.c5

Bloccare il lato di donna è favorevole al nero.
17…Ac7 18.f3 Cbd7 19.Ad2 Rc8 20.Tac1 Te8 21.b4 Af4 22.Tce1 g5 23.g3 Ac7?
Si doveva giocare 23…Axe3 con equilibrio.
24.Ced1?

Posizione dopo 24.Ced1?

Con 24.fxe4 dxe4 25.Cf5 si prendeva il pe4 passando in netto vantaggio.
24…h6 25.Cf2 Rb7 26.fxe4 Dxe4 27.Ccxe4 Da2 28.Dd3 Tae8 29.Cc3 Db3 30.Tb1

Posizione dopo 30.Tb1

Una mossa naturale, ma errata. Non era facile vedere 31…Ce5 che riprende il pedone e addirittura porta il nero in lieve vantaggio; era necessario cambiare prima una torre, con 30.Txe8 Txe8 31.Tb1
30…De6 31.Tfe1 Ce5! 32.De3 Txd4 33.Dxd4 Cf3+ 34.Rg2 Cxd4 35.Txe6 Txe6 36.h3 Cc2 37.g4 Ce3+ 38.Rf3 Cc4 39.Td1 Ae5 40.Cfe4

Posizione dopo 40.Cfe4

Il bianco ha giocato diverse mosse lievemente imprecise ed ora il nero è in vantaggio; adesso era necessaria 40.Cce4 anche rimane in posizione inferiore.
40…Ad4?
Con 40…Cd5 41.Ce2 Rc7 42.C2c3 Cxd2 43.Txd2 Cxb4 si guadagna un pedone.
41.Cxf6?
Il bianco è un po’ legato e deve giocare con attenzione, ma dopo 41.Ac1 dovrebbe riuscire a difendersi.
Così si perde un pezzo e la partita.
41…Cxd2 42.Txd2 Axc3 43.Td7+ Rc8 44.Ta7 Txf6+ 45.Re4 Axb4 46.Txa6 Axc5 47.Re5 Rb7

47…Rb7 e il Bianco abbandona

0-1
La partita non è tecnicamente impeccabile ed è stata decisa alla fine da un chiaro errore, ma bisogna considerare tutto quello che è venuto prima. La scelta dell’apertura era per far giocare a Paoli una partita in una posizione abbastanza aperta, complessa e fuori dai binari tradizionali, nella presunzione che Paoli non si sarebbe trovato a suo agio e il piano ha funzionato.

avatar Scritto da: Giancarlo Castiglioni (Qui gli altri suoi articoli)


22 Commenti a i Maestri di Milano: Marco Bonfioli

  1. avatar
    Enrico Cecchelli 24 febbraio 2018 at 19:08

    Bellissimo ritratto . Complimenti. Conoscevo poco di lui anche se lo sa evo essere un forte giocatore.




    1
  2. avatar
    Calandrino 24 febbraio 2018 at 21:53

    Ancora una volta favoloso! ;)




    0
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    Giorgio Piva 25 febbraio 2018 at 01:26

    Personalmente lo ricordo in qualche torneo di Madonna di Campiglio dei primi anni ’90 (forse si era già ritirato in Trentino, ma al tempo mi sembrava ancora in buona salute): non giocava, ma stava al tavolo degli arbitri e riguardava le partite finite più interessanti mano a mano che i relativi formulari gli venivano consegnati.
    Talvolta analizzava le partite anche con i giocatori più forti del torneo (o almeno quelli che giocavano nelle prime scacchiere)
    In un’occasione, se non ricordo male, fu anche giudice del premio di bellezza e ottimisticamente gli sottoposi una mia partita che però non venne considerata.
    Bei tornei e bei tempi andati!




    2
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      Giancarlo Castiglioni 25 febbraio 2018 at 10:44

      Bonfioli è morto nel 2002.
      Io ho giocato regolarmente fino al 1993, ma non frequentavo la scacchistica e raramente anche gli altri circoli; comunque non mi ricordo di averlo più visto a Milano da metà degli anni ’80 quindi credo che sia ritornato in trentino più o meno da allora.
      Mi farebbe piacere se qualcuno avesse notizie più precise.




      0
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      Roberto Messa 19 marzo 2018 at 10:35

      Bonfioli fu anche l’organizzatore di alcune edizioni del Festival di Campiglio in quegli anni. In una di esse io fui impiegato come arbitro o aiuto-arbitro! Forse l’unica volta che mi capitò.
      Bonfioli diede pure il via ai festival di Condino, sempre in Trentino. Una volta tornando da Campiglio con lui facemmo una sosta a Condino (o in un paese vicinissimo a Condino) dove vivevano se non erro il fratello e altri suoi parenti.




      0
  4. avatar
    Luca Monti 25 febbraio 2018 at 10:16

    Bel lavoro,manca solo l’immagine di Bonfioli.




    0
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      Franco 26 febbraio 2018 at 09:40

      La sua immagine mi e’ vivida e potrei riprodurla con un disegno se l’Interpol mi chiedesse di collaborare ad un identikit :).

      Lo conobbi assieme al maestro Ferrantes e al maestro Rubinstein in Trentino, negli anni 70. Ferrantes era arbitro del torneo di Panorama e non giocava, mentre Rubinstein si, invece. Non ricordo pero’ se Bonfioli giocasse o se fosse venuto in vacanza.

      Mostrava un’analisi acuta e reattiva, pronto a scoprire sempre nuove possibilità tattiche nelle posizioni. Mi fa piacere che Giancarlo abbia documentato quelle che erano le mie impressioni di allora che corrispondevano al ritratto che ne ha fatto.




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      Icilio Zoppas 26 febbraio 2018 at 15:46

      C’è un suo breve profilo ed un’immagine (sfocata) all’indirizzo:
      http://storiascacchi.altervista.org/storiascacchi/Italia/maestri/bonfioli.htm




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        alfredo 3 aprile 2018 at 12:08

        non sarebbe difficile recuperare una sua immagine da l’italia scacchistica . fu anche dt della nazionale mi sembra
        lo ricordo una volta in un torneo impegnato in compulsive lampo con federico braumberger




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      Icilio Zoppas 26 febbraio 2018 at 16:00

      C’è un filmato del 1954 (torneo USI di Sangemini) in cui Bonfioli compare nella prima sequenza impegnato alla scacchiera contro Stassi all’indirizzo:




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        Icilio Zoppas 26 febbraio 2018 at 16:05

        Chiedo scusa: io avevo copiato il solo indirizzo, vedo che invece è stato inserito il filmato stesso. Eventualmente il responsabile del sito può toglierlo.




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          mauro berni 1 marzo 2018 at 09:29

          In questo filmato Luce si distinguono chiaramente, indicati dai cartellini, Stassi e Bonfioli, Pavia e Mercuri, Banti e Fricker, ed anche, e soprattutto, Napolitano. Colpisce l’attenzione la location, un parco, probabilmente delle terme. Quindi, in un primo momento, ho ritenuto che le immagini si riferiscano al torneo lampo individuale. Poi ho osservato che Stassi trascrive la mossa di Bonfioli e lo stesso Bonfioli ha la penna in mano e forse ha già scritto mentre scorrevano i titoli di testa. Gli altri, almeno quelli in primo piano, sembrano impegnati in partite lampo.
          Pertanto la mia ipotesi principale è questa: i giocatori non sono impegnati in torneo, sia pure blitz, ma partecipano ad una simulazione ad uso degli operatori della Settimana Incom.

          Mi scuso per l’autocitazione, tratta dall’articolo “Umbria verde” pubblicata anche su questo stesso sito




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    Jas Fasola 25 febbraio 2018 at 13:09

    Ottimo, complimenti! Quanta gente hai conosciuto! Bonfioli lo vidi una sola volta, a Bratto nel 1977 (anno più, anno meno), ma non ci parlai.




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      Roberto Messa 19 marzo 2018 at 10:27

      Infatti Bonfioli fu l’iniziatore dei tornei di Bratto nel 1977. In primavera vi fu un forte semilampo a cui ricordo distintamente che partecipò anche Cosulich (forse l’ultima volta che lo vidi prima della partenza per l’India) e d’estate il festival, di cui Bonfioli fu organizzatore per un bel po’ di anni.
      Aggiungo che a propiziare la nascita di Bratto fu Ripa, un ingegnere chimico di Milano padre dei gemelli che all’epoca erano giovani candidati maestri (ora sono autori a quattro mani di una serie di romanzi gialli di buon successo). La famiglia Ripa aveva una seconda casa a Bratto e un giorno ci portò tutti (Bonfioli, Toth e Marinella, io e Rosaria Iacono) all’Hotel Milano dove con l’appoggio dell’albergatore, tale Iannotta se non ricordo male, nacque il festival.




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        Roberto Messa 19 marzo 2018 at 10:28

        Un momento… mi sa che non poteva essere il 1977, ma il 1978.




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          Jas Fasola 19 marzo 2018 at 10:59

          esatto, ho controllato e giocai a Bratto nel 1978




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    Fabio Lotti 26 febbraio 2018 at 18:49

    Sempre bello ricordare certi personaggi.




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  7. avatar
    Ramon 28 febbraio 2018 at 17:53

    Complimenti a Giancarlo e solito giochino: qualcuno riesce a localizzare con precisione il luogo esatto delle fotografie?




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    Roberto Messa 19 marzo 2018 at 11:15

    Grazie Giancarlo per aver ricordato quell’epoca, in cui più volte fummo compagni di squadra nel Mediolanum.

    Essendo stato nominato riguardo al “progetto” Mediolanum, mi piace raccontare la vicenda per come l’ho vissuta: nella primavera del 1977 Rosaria Iacono ed io eravamo a Firenze, facevamo finta di studiare architettura e la nostra lazzaronaggine trovava una sponda nel fatto che la facoltà era quasi sempre chiusa, causa i gravi disordini politici. Non ricordo come incontrammo Bonfioli ma di certo per cominciare ci invitò a pranzo in un buon ristorante e ci propose il suo progetto: fondare una squadra e soprattutto una rivista concorrente dell’Italia Scacchistica, offrendoci un lavoro a Milano, in un ampio e luminoso sottoscala in un palazzo a fianco della stazione Centrale (piazza Luigi di Savoia) dove Bonfioli viveva con la madre molto anziana in appartamento ai piani alti. Impiegati (e moderatamente stipendiati) nel progetto erano Toth con la moglie Marinella ed io con Rosaria. Nell’autunno del 1977 Rosaria ed io trovammo a Baranzate di Bollate un terribile appartamento in affitto infestato dagli scarafaggi anche al settimo piano. Per dividere le spese venne a convivere con noi Pierluigi Passerotti che in quell’epoca lavorava in un’agenzia del Banco di Roma a Milano. Come primo esperimento riuscimmo a produrre un libricino che raccoglieva i celebri articoli di Esteban Canal scritti molti anni prima, tutto il ricavato fu devoluto da Bonfioli al gm italo peruviano, che grazie a quella circostanza ebbi occasione di conoscere nella sua abitazione a Cocquio. Per farla breve, nel giro di 6 mesi compresi che il progetto di Bonfioli era velleitario e che il primo numero della rivista non sarebbe uscito mai e decisi di sfilarmi. Ai primi di luglio del 1978 fui chiamato sotto le armi. Congedatomi da caporalmaggiore (sergente l’ultimo giorno di naja), nel 1979 tornai a vivere a Brescia. Occasionalmente la collaborazione e l’amicizia con Bonfioli proseguì. Come tu giustamente ricordi, in molte cose era un signore, ma anche a me non piaceva quell’insistere sulla contrapposizione con Palladino (e in quel modo a dir poco antipatico di definirlo uno iettatore).

    Vorrei precisare che mi sembra esagerata la tua interpretazione che Toth e Bonfioli fossero quasi cognati. Di certo nel 78 e 79 la sorella di Toth non viveva nemmeno più a Milano, infatti io non la vidi mai e anche da quello che mi diceva Bela la relazione – ammesso che si sia mai consumata veramente – era finita da un bel po’. Sul versante gossip qui mi taccio.




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      Giancarlo Castiglioni 19 marzo 2018 at 14:59

      Ti ringrazio per aver precisato meglio con i tuoi ricordi i termini dell’avventura Mediolanum, che per te come “dipendente” è durata poco più di un anno.
      Non sapevo o non ricordavo del progetto di fare una rivista di scacchi e non meraviglia che sia fallito sul nascere, non c’era spazio per una seconda rivista quando l’unica esistente campava senza brillare.
      Curioso che un concreto uomo d’affari come Bonfioli sia fallito mentre nello stesso periodo uno scombinato geniale come Magrini la sua rivista è riuscito a farla e a pubblicarla per un anno.
      Mi viene il dubbio che il progetto della rivista non sia mai stato reale, ma più che altro uno specchietto per le allodole per coinvolgervi nel circolo Mediolanum.
      Da queste premesse, sarà stata una soddisfazione anche maggiore quando, anni dopo, hai pubblicato con successo la tua rivista.
      Quanto alla sorella di Toth, che io ho visto un paio di volte di sfuggita, ho riferito quanto si diceva in Scacchistica ed è normale che le voci gonfiassero la realtà dei fatti.
      Se sono arrivate al suo orecchio Bonfioli si sarà ben guardato dallo smentirle, anzi ne sarà stato lusingato, era una donna bella ed elegante.
      Anche io sul versante gossip non aggiungo altro.




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        Roberto Messa 19 marzo 2018 at 21:20

        Ricordo inoltre che in quei 9 mesi tra il 1977 e 1978, tu e tua moglie, forse impietositi, ci invitaste un paio di volte da voi… per una cena civile in una casa civile :)




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          alfredo 3 aprile 2018 at 12:10

          beh penso che se si dovesse scrivere un articolo sulle conquiste femminili di toth ci vorrebbe un romanzo non un articolo




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