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Breve viaggio nel magico mondo dei finali

Scritto da:  | 19 ottobre 2010 | 19 Commenti | Categoria: Libri

“Essere uomo è sapere che non si può capire”
Fernando Pessoa

Non mi vergogno ad ammettere che la mia biblioteca scacchistica annovera circa duemila volumi tra manuali, riviste e testi vari ed a buon titolo parlo di vergogna in quanto ben conscio che, se ci fosse la benché minima proporzione diretta tra numero di libri di scacchi posseduti e forza di gioco, il mio caso sicuramente rappresenterebbe l’eccezione alla suddetta regola. Tuttavia la mia atavica e viscerale passione per “l’oggetto libro in quanto tale” mi consente una certa indulgenza nel considerare il mio personale caso di bibliofilo… ma su questo aspetto ci dilungheremo  più sotto.
Ebbene tra questi sacri scaffali una buon peso cartaceo è ovviamente dedicato al magico mondo dei finali e, dei libri dedicati all’argomento, per la recensione odierna, ne avrei selezionati tre pur riservandomi nel prosieguo l’opzione di esaminarne altri, peraltro meritevoli di recensioni ben più prestigiose di quelle modeste del sottoscritto.


Il primo di questi libri costituisce il cosiddetto “abc” da cui partire. Si tratta di un vero classico, per lungo tempo di difficile reperimento sul mercato italiano, ma per fortuna recentemente riedito da Le due Torri, col titolo effettivamente assai conforme al contenuto, aspetto peraltro spesso poco riscontrabile nel panorama dell’editoria scacchistica, italiana ed internazionale: “Che cosa bisogna sapere sui finali”. Autore un illustre teorico e studioso di finali, il Grande Maestro Yuri  Averbakh, un autentico decano della materia e, congiuntamente ai pochi ancora rimasti in vita, un’enciclopedia vivente di cultura dei finali (pari a lui probabilmente solo Pal Benko, Mark Dvoretzky, Karsten Mueller, John Nunn ed Alain Villeneuve…;). Rammento che in una conversazione di qualche anno fa sull’argomento in compagnia del Maestro napoletano Cocozza ci trovammo assolutamente d’accordo nell’affermare che, se un libro soltanto il giocatore di scacchi medio deve studiare, o almeno leggere, dalla prima all’ultima pagina, quello dedicato ai finali è indubbiamente questo. Il vantaggio principale consiste nel fatto che, a dispetto della vastità dell’argomento (lo stesso Averbakh all’inizio degli anni ottanta ampliò l’edizione originale in tre ponderosi volumi in una serie ben più corposa di cinque celebri tomi comprendenti praticamente tutto lo scibile sovietico, e quindi mondiale, relativo al finale di partita, avvalendosi della preziosa collaborazione di esperti rinomati del calibro di Chekover, Maizelis e altri…;), il prodotto ultimo e immediatamente digeribile dal lettore è questo testo dalla sinteticità ed utilità pratica davvero incredibile. Dei cinque volumi editi dalla casa editrice moscovita “Fizkultura i Sport” e proposti al pubblico occidentale dalla mitica casa editrice inglese Batsford sotto il titolo di “Comprehensive Chess Endings” (volumi ormai quasi introvabili), sembra infatti incredibile come la summa ed il condensato di tanta scienza sia questo agile libello di poco più di cento pagine che, per il giocatore di torneo, rappresenta un indispensabile abecedario di cui risulta imprescindibile non avvalersi.
Garanzia di qualità di tale volume risulta il fatto che, nell’arco di circa tre decenni, siano state pubblicate ben tre edizioni e gli errori analitici riscontrati in tutti questi anni son praticamente esigui. Di contro se proprio si vuol riscontrare un qualche difetto al volume (e non me ne voglia dall’aldilà il buon Apelle scagliandomi un micidiale “ne supra crepidam judicaret”) si potrebbe forse cogliere una certa aridità didattica relativa all’illustrazione di alcuni procedimenti nelle manovre tipiche sulla cui attenzione Autori più moderni, quali per esempio McDonald e Pandolfini, son stati sicuramente più sensibili e premurosi. Ma si tratta di una riflessione, se vogliamo, più generale e relativa a tanti testi non solo scacchistici e sui cui tralasciamo qui di tediare oltre i nostri Lettori: osserviamo semplicemente che anche la didattica si evolve e migliora.
Giusto un esempio: la tanto famigerata manovra per dare il matto con Alfiere e Cavallo contro Re solo è ineccepibilmente riportata alla perfezione anche in questo testo di Averbakh, come del resto in tutti i testi cronologicamente antecedenti ad esso, ma è solo in altri manuali posteriori che vengono enucleati i momenti salienti, o per meglio dire, le posizioni chiave, in cui cristallizzare tale manovra.
Ovviamente le qualità di un libro come questo son ben più numerose e significative rispetto a queste piccole pecche veniali e, ad impreziosire la riedizione italiana dell’opera, in appendice al volume, troviamo un’accurata sezione di esercizi, curata dal Maestro Claudio Pantaleoni, in cui il Lettore è chiamato a misurarsi con test e posizioni di sicuro valore didattico.

Il secondo volume della nostra breve rassegna è un altro classico, il celebre “Practical Chess Endings” di quel campionissimo della scacchiera che fu il grande Paul Keres. L’edizione italiana, di Mursia, è quella proposta in due volumi dal titolo: “Come giocare i finali di pedoni e pezzi leggeri” e “Come giocare i finali di pezzi pesanti”. Si tratta semplicemente di un’opera che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato e costituisce, di fatto, il secondo passo in questo percorso di studio dopo il primo, obbligato, della lettura dell’Averbakh.
Il testo di Keres ha un sapore ed un fascino che si assapora solo nelle opere dei grandi Autori, e di questo si ha sentore fin dalle prime righe, quelle dell’introduzione.
Di fatto nessun aspetto è tralasciato e trascurato in questo capolavoro del grande giocatore estone e diversi errori di analisi in opere precedenti, peraltro eccellenti, quali il “Basic Chess Endings” di Reuben Fine o lo stesso “Teoria dei finali di Torre” di Smyslov e Levenfish, già in passato presentato tra le recensioni di SoloScacchi, sono qui da Keres evidenziati e corretti.
Pregio rilevantissimo dell’opera è costituito dal fatto che per ogni finale tipico si parte dalle posizioni elementari e basilari e si approda, dopo un’esauriente trattamento sia analitico che verbale, a posizioni di partite famose tratte da incontri di grandi tornei. Ed il valore, nonché il beneficio pratico, ricavato dallo studio di esse è effettivamente innegabile.
Difetti?!? Be’, visto che il succitato pittore greco s’è ormai destato dall’eterno giaciglio ed il riprender sonno gli risulterà oltremodo problematico, osiamo allora affrontare l’argomento.
Da imputare alla genesi dell’opera, che deriva da appunti di corsi risalenti ad una serie di seminari tenuti in Germania sull’argomento, forse una certa qual disomogeneità di approfondimento tra le varie sezioni e, fisiologicamente inevitabile, forse qualche leggera superficialità in alcune analisi che tuttavia è sempre solo marginale e mai a discapito della qualità complessiva delle stesse.
Per esempio nella, peraltro complicata, disamina del laborioso procedimento di vittoria del finale di Re e Donna contro Re e Torre, nel trattamento su come arrivare alla definitiva posizione di vittoria di Philidor, ad un certo punto, nell’esempio proposto da Keres, si raggiunge la seguente posizione…

"Come giocare i finali di pezzi pesanti" pag.17 (mossa al Bianco)

Ovviamente qui si può giocare l’immediata 1.Df4! ma Keres forse si distrae un attimo inserendo la più lenta 1.De6+ Rd8 2.Dg8+ Re7 3.Dg7+ Rd8 4.Df8+ Rd7 e finalmente solo ora 5.Df4!

Curioso osservare come Autori successivi a Keres abbiano mutuato in toto le sue analisi riproponendo “sulla fiducia” la medesima manovra senza accorgersi del possibile miglioramento (per esempio Gary Lane in “Improve your chess in 7 days”).

Banalità, certo… “quisquilie e pinzillacchere” che nulla ovviamente tolgono al valore enorme, didattico, storico ed analitico, di un’opera come questa.

Decisamente poco accurata e non all’altezza appare invece la traduzione italiana dell’opera in cui, oltre a non pochi errori di stampa, si riscontrano purtroppo ben più gravi neologismi di dubbia origine quali per esempio uno “scaccheggiare” che certo avrebbe fatto inorridire il Basilio Puoti appassionato di scacchi… Del resto anche sul retro di copertina dell’Averbakh si trova una dubbia traduzione di traduzione che avrebbe fatto sicuramente accapponare la pelle perfino al grande “Vincenzo Monti Cavaliero gran traduttor dei traduttor d’Omero” di Foscoliana memoria…
In Italiano corretto realizzare significa, come anche si può ben evincere dalla sua etimologia,  rendere reale, nel senso di concretizzare, costruire, etc. e non già “rendersi conto” e, se Peter Clarke, nel tradurre nel 1964, il testo russo aveva impiegato un “to realize” nella prefazione scritta dall’Autore, il buon Sansoni, nella mitica prima ed ormai introvabile edizione italiana dell’opera risalente all’ormai lontano 1986, s’era invece ben guardato dal cadere in una simile svista linguistica…
Anglicismi che si fanno largo, mah…

In ultimo, a mo’ di introduzione ad un vero capolavoro della letteratura scacchistica moderna vorremo partire da alcune riflessioni di Pessoa in merito alla differenza tra erudizione e cultura e, dato per scontato che il vostro modesto recensore di SoloScacchi è il primo, sperando almeno di non peccare di immodestia, ad accomunarsi, purtroppo non già all’eletta schiera degli uomini colti, ma semmai soltanto, e non dopo laboriosi sforzi, a quella degli eruditi (ovviamente neppure con troppo merito), ecco, chiarito questo punto, il grande scrittore portoghese riassume il dubbio di fondo in termini emblematici: “mentre l’erudizione è una questione di quantità, la cultura è una questione di qualità”. La prima resta alla superficie, la seconda approfondisce. “In fondo, la distinzione reale consiste nel fatto che l’erudito non ha immaginazione, a differenza dell’uomo colto”.
E, per inciso, questo probabilmente spiega il numero sproporzionato di volumi della mia biblioteca ad evidente dispetto della mia pochezza scacchistica, ma mi sia consentita la breve digressione esclusivamente per introdurre la meravigliosa opera che desidero elogiare: “Endgame Workshop: Principles for the Practical Player” di Bruce Pandolfini, un autore spesso bollato come commerciale ma, personalmente ritengo, ingiustamente sottovalutato ed, a torto, insufficientemente apprezzato. Le sue qualità di didatta esperto e navigato si rilevano già nella sua prima opera dedicata ai finali, quel “Pandolfini’s Endgame Course” a lungo ritenuto troppo elementare, troppo basilare, forse troppo superficiale…
Ma abbiamo già sottolineato in altra sede le qualità indispensabili che deve avere un’opera introduttiva, rivolta essenzialmente ai principianti: nessuno infatti ha imparato a correre prima che a camminare e chi ha maturato uno stile di corsa corretto ed efficace probabilmente è stato ben istruito quando ha appreso a camminare, e per cortesia, non mi si menzionino talenti eccezionali che appunto sono le eccezioni… nessun grande scrittore ha imparato prima a scrivere i sommi capolavori prima di ben maneggiare i fondamenti dell’ortografia, e, quanto più l’abecedario fornitogli gli è stato chiaro e comprensibile, tanto più il cammino successivo gli è risultato svelto e agevole, quindi, per tornare in ambito scacchistico, oserei affermare che il miglior testo in assoluto per incominciare nel modo più comodo ed efficace il proprio viaggio nel meraviglioso mondo dei finali è proprio questo di Pandolfini in cui il Maestro statunitense accompagna veramente e guida per mano, passo dopo passo, il lettore nell’apprendimento dei principi fondamentali di questa fase del gioco. E ci riesce come neppure i grandi Averbakh e Keres erano riusciti, non certo per incompetenza, ma semplicemente per aver fissato questi la linea di inizio un po’ più in là di quella da cui il giocatore normale ha bisogno di partire. Un libro, quest’ultimo, che sa di cultura, non di semplice erudizione come, ahimè, purtroppo tante opere simili sull’argomento.
E, per concludere, se questa volta non riporto indici, estratti o anteprime di questi tre grandi libri non è per subentrata stanchezza bensì solo per non sciupare, a chi vorrà affrontarne la lettura, il piacere della scoperta e la meraviglia dell’esplorazione di questo fantastico mondo che sono i finali di scacchi… buon viaggio e buon divertimento!


Bene, e i titoli di  coda? Già, giusto… prego allora la regia di mandare in onda una veloce carrellata su alcune delle copertine delle varie edizioni, in tutte le lingue del mondo, di questi classici senza tempo… Grazie a tutti! 😉



P.S. a breve la seconda tappa di questo curioso viaggio…

avatar Scritto da: Martin (Qui gli altri suoi articoli)


19 Commenti a Breve viaggio nel magico mondo dei finali

  1. avatar
    carla ramos 19 ottobre 2010 at 10:54

    😉 complimenti

  2. avatar
    Bilguer74 19 ottobre 2010 at 12:22

    Grande Martin! Un viaggio-recensione davvero interessante!
    Un testo non propriamente sui finali, che tuttavia mi ha insegnato parecchio di questa fase di gioco, è “Lezioni tecniche per diventare Maestro di scacchi” di Mark Dvoretskij e Artur Jusupov.

  3. avatar
    Marramaquìs 19 ottobre 2010 at 14:08

    Per certi articoli di Martin Eden “eccellente” è una valutazione che non basta più. Eccellente pure la carrellata sulle copertine: (e chissà se è giunta l’ora che io legga almeno un libro sui finali, magari proprio quello di Averbach ?).

  4. avatar
    Marramaquìs 19 ottobre 2010 at 14:13

    Martin Eden, duemila libri ? Càspita! Posso chiederti quanti davvero ne hai letti interamente o quasi ? Non dirmi tutti, stenterei a crederci.

    • avatar
      Martin Eden 19 ottobre 2010 at 14:18

      Ragazzi, vi prego non fatemi più complimenti perché non li merito (fidatevi! ;-))…
      Sono i libri che propongo che meritano di esser letti (e apprezzati!), solo questo…

      …quanti ne ho letti? Hmmmmm, posso risponderti che il numero guarda caso è lo stesso dei viaggi per mare di Salgari?!? 😉

  5. avatar
    diego marchiori 19 ottobre 2010 at 16:26

    Ciao Martin, non so che lavoro tu faccia, ma se non sei uno scrittore o giornalista di alto livello allora hai sbagliato mestiere….ha ragione Marramaquis! E

  6. avatar
    diego marchiori 19 ottobre 2010 at 16:27

    mi è partito il messaggio… dicevo, eccellente non basta più, veramente straordinario, e non scherzo.

  7. avatar
    cserica 19 ottobre 2010 at 17:00

    Martin non si scopre adesso, rileggetevi tutti i pezzi che ha scritto già dai primi mesi di Soloscacchi.
    Purtroppo la sua professione non è scrittore, ma tutti questi complimenti potrebbero avere l’effetto di farlo scrivere un po’ più spesso!
    Comunque, se qualche editore ci leggesse………

    • avatar
      Martin Eden 19 ottobre 2010 at 17:08

      No, troppa grazia, troppa grazia… Martin è comunque saldamente affezionato al suo bravo e semplice posticino nella redazione di SoloScacchi e, dal Klondike, ci trasmette questa postilla circa le sue recensioni:
      …ogni volta che termino di scriverne una mi sento un po’ come Titta quando chiede al suo babbo se può guidare il calesse nel celebre episodio dello Zio Teo in Amarcord…
      Aurelio prosaicamente gli ricorda che “non s’è mai visto un asino che guida un cavallo…” 😉

  8. avatar
    Zenone 19 ottobre 2010 at 17:05

    Credo che sia inutile per Apelle arrabbiarsi. Come dimostra questo pezzo Martin Eden può parlare di sandali, scarpe, tomaie, suole… 😉

  9. avatar
    jazztrain 19 ottobre 2010 at 17:42

    Bellissima la frase di Pessoa sulla differenza tra erudizione e cultura. Aggiungo che l’erudito ha la tendenza ad ostentare il suo sapere al punto da diventare nei peggiori casi saccente, mentre il colto non ostenta mai, né sente il bisogno di farlo perché le sue conoscenze emergono naturalmente.

  10. avatar
    cserica 19 ottobre 2010 at 17:47

    Su Soloscacchi, ormai, il livello letterario è altissimo, quasi più alto di quello scacchistico!
    Non c’è solo Martin Eden, come dimenticarsi degli splendidi pezzi di Zenone.
    E poi leggetevi “Steinitz non deve morire a pagina 73” di Marramaquis.
    Anche Bilguer74 non disdegna le parole (anche se il suo forte rimangono le 64 caselle), un esempio “Gli scacchi nella canzone italiana d’autore”.
    Speriamo poi in un recupero di Mandriano, che tra prati e fattorie varie ha un po’ rallentato la produzione…

    • avatar
      Martin Eden 19 ottobre 2010 at 17:54

      Concordo in pieno! …il nostro segreto è che siamo una squadra fortissimi!
      …e domani il primo pezzo di una new entry! 😉

    • avatar
      Martin Eden 19 ottobre 2010 at 18:26

      …anzi, se posso permettermi, visti i recenti interessi di Zenone più che altissimo il livello letterario di SoloScacchi è… ehmmm, alticcio?!? 😉

  11. avatar
    Zenone 19 ottobre 2010 at 18:55

    Così mi provocate. Beccatevi questa che non è male (meditate gente …meditate!):

    LA STRADA MIA

    La strada è lunga, ma er deppiù l’ho fatto:
    so dov’arrivo e nun me pijo pena.
    Ciò er core in pace e l’anima serena
    der savio che s’ammaschera da matto.
    Se me frulla un pensiero che me scoccia
    me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino:
    poi me la canto e seguito er cammino
    cor destino in saccoccia.

    Trilussa

    (La strada è lunga, ma il più è fatto:
    so dove arrivo e non mi do pena.
    Ho il cuore in pace e l’anima serena
    del saggio che si maschera da matto.
    Se mi arriva un pensiero che mi dà fastidio
    mi fermo a bere e chiedo aiuto al vino:
    poi mi metto a cantare e riprendo il cammino
    col mio destino in tasca)

  12. avatar
    Mongo 19 ottobre 2010 at 19:26

    Maremma bucaiola… Sono stato anticipato nel complimentarmi da tutta la ‘banda’… Così non vale.
    Come dicevano i grandi giocatori, prima che arrivassero i computer: “Ragazzino se vuoi imparare sul serio a giocare a scacchi, metti da parte quei libri sulle aperture ed inizia studiando seriamente la teoria dei finali”.
    Quanta verità!!!
    Bravo Martin.

  13. avatar
    Mandriano 19 ottobre 2010 at 19:57

    Simply the best!! 😛

  14. avatar
    Mitici ! 23 settembre 2012 at 09:16

    Complimenti da parte mia per il sito… fantastico…
    Quindi ricapitolando per iniziare un approfondimento sui finali (ho appena finito il Tal – il mio primo corso di scacchi), e per non tediarsi troppo la scelta e’ fra averbakh (di cui ho gia’ il libello basi di mediogioco’;) e silman.
    Giusto ?

    • avatar
      Mongo 23 settembre 2012 at 11:49

      Consiglio gli squilibri di Silman ed il mediogioco di Znosko-Borovsky.

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